[ 23 Marzo 2026 ]
MotoGP Brasile 2026. Bezzecchi domina a Goiania, doppietta Aprilia con Martin
Soddisfazione per i tifosi italiani in un weekend pieno di sorprese
Nel 2026, la MotoGP torna a correre in Brasile. Una terra nella quale mancava dal 2004. I nomi allora in auge come Valentino Rossi, Max Biaggi e Sete Gibernau sono ora sostituiti da Marc Marquez, Marco Bezzecchi e Pedro Acosta. Ducati e Aprilia, allora in fase grigia e crisi nera, sono ora le dominatrici della classifica. Honda e Yamaha, al tempo detentrici dei migliori piloti, chiudono ora il circuito a fine turno.
Sin dalle prove, il circuito di Goiana – inedito per tutti – evidenzia le sue criticità. Un violento acquazzone lo allaga sin dal Giovedì. E dopo le prime due sessioni di prova svoltesi sul bagnato, qualsiasi valutazione è ancora incerta.
Le qualifiche del Sabato si disputano sull’asciutto. A segnare il giro più veloce è Fabio Di Giannantonio, seguito da Marc Marquez e Marco Bezzecchi. Gli ingredienti per una gara entusiasmante ci sono. Almeno per quel che concerne moto e piloti.
Alea iacta est
Purtroppo, un secondo scroscio d’acqua – tipico dei tropici all’approssimarsi dell’estate – rende la pista inagibile. Sul rettilineo principale si crea una grossa buca: il ripristino richiede più tempo del previsto e, dal momento che in quel punto le MotoGP passano ad oltre 300 km/h, l’improvvisazione non è ammessa.
La partenza della Sprint Race passa attraverso diversi rinvii ed avverrà con un’ora di ritardo. I piloti sono pronti a far confluire il loro nervosismo nella garetta.
Pronti? Via! A dominare questi giri è proprio la lotta tra i ducatisti Fabio Di Giannantonio e Marc Marquez. La tecnica in crescendo contro la fame dirompente. Comune denominatore è la Ducati Desmosedici GP26: una moto che, per contrastare l’imprevedibilità della versione 2025, è ora più legnosa, meno sterzante. Cosa che nel guidato penalizza i piloti e vanifica quanto fatto dal validissimo motore in rettilineo.
Giallorosso
Marc Marquez fa valere la sua esperienza, superando d’autorità Fabio Di Giannantonio. Più che un sorpasso, si tratta di un intramuscolo. Chirurgico, aggressivo, al limite. Ma quest’anno ci sarà da metterci il cuore. Dalla sua Fabio Di Giannantonio taglia il traguardo al 2° posto seguito da un ritrovato Jorge Martin.
Domenica non ci sarà spazio per l’improvvisazione. Chi è andato bene cercherà di riconfermarsi; chi ha avuto una gara sfortunata, tenterà di rifarsi.
Nero nero
La Gara della Domenica sarà tutt’altra storia. In partenza, Marco Bezzecchi guadagna l’holeshot. Nel box, i suoi hanno lavorato bene: la sua Aprilia RS-GP fugge via. E mentre il Bez potrà presto optare per mappature meno aggressive per conservare gomma, carburante ed energie, i suoi avversari li dietro si scanneranno.
Tra di loro emerge presto Jorge Martin, il quale approfitta del tafferuglio tra Marc Marquez e Fabio Di Giannantonio davanti a lui, per superargli. Il suo compagno di squadra è lontano, imprendibile. Ma questo podio con l’Aprilia, dopo gli infortuni e gli screzi contrattuali del 2025, ha proprio il dolce sapore del lieto fine.
Profondo rosso
Marc Marquez non ne ha per contrastare Fabio Di Giannantonio. Un altro sorpasso aggressivo, al quale segue un febbrile tentativo di fuga, non è sufficiente. Marc oggi non ne ha per contrastare il Diggia; una brutta chiusura di anteriore, fortunatamente recuperata, segna la sua resa.
Sempre meno recuperabile è la situazione di Pecco Bagnaia. Dopo una brutta caduta in qualifica ed una Sprint Race a metà classifica, sta disputando una gara in colore.
Nel tentativo di superare Johann Zarco, in Curva 1, ritarda la sua frenata di qualche metro. Ma trattandosi di una frenata più aggressiva, il retrotreno si solleva da terra scaricando tutta questa pressione sull’avantreno. Lo stesso avantreno che non reggerà neppure fino all’inserimento. Pecco Bagnaia cade e, in ghiaia, troviamo i pezzi della sua fiducia. Contrariamente a quelli della sua Ducati, non vengono prodotti in serie e non ce ne sono ricambi.
Semaforo verde?
Allora, come valutare l’esperienza complessiva? Le gare sono state interessanti: il solito dominio Ducati che pian piano si sta spostando verso Aprilia. Un Pedro Acosta sempre più consistente e maturo, a fronte di una KTM distastrosa. Yamaha ed Honda in crisi. E se la seconda ha ormai abdicato ed appeso in ufficio le ambizioni iridate, la prima beneficerebbe anche del tanto agognato propulsore V4.
La pista Brasiliana è piacevole, scorrevole, veloce e variegata il giusto. Affinché vi si torni con entusiasmo, andranno appianate le problematiche legate alla logistica.
Quelli legati al clima sono intoccabili. È giusto così.
Articolo di Smanettoni.net