JEParma compie 30 anni: festeggiamo questo traguardo con una storia vera, fatta di chi ha costruito il passato e di chi oggi ne guida il futuro.
Il 17 aprile 1996, un gruppo di studenti dell’Università di Parma fondava JEParma. Nessun professore a fare da guardia, nessuna rete di sicurezza: solo la convinzione che gli universitari potessero fare consulenza vera per clienti veri.
Trent’anni dopo, quell’idea regge ancora. Oggi JEParma è parte di una rete di 36 Junior Enterprise italiane e circa 380 in Europa. Vince premi, cresce ogni anno e continua a fare la cosa più importante: mettere gli studenti nelle condizioni di scoprire quanto valgono.
Per celebrare questo compleanno, inauguriamo Cambio della Guardia, la rubrica dedicata ai passaggi di ruolo dentro l’associazione.
Primo episodio: l’Area IT, con Mattia Pasquali che passa il testimone a Isabella Ceserani.
«Non volevo niente di tutto questo»
Mattia è onesto fin dalla prima risposta. Descrive il suo mandato in tre parole: stancante, entusiasmante, formativo. Subito dopo, ammette che non voleva fare niente di quello che ha fatto: non voleva aprire una nuova area, non voleva diventare responsabile, non voleva prendere il treno Parma–Piacenza delle 22:30 dopo le riunioni.
Eppure è successo tutto. E il momento di cui va più fiero non è un progetto, ma un cambiamento nelle persone: quando si è accorto che i suoi associati erano diventati più indipendenti, più sicuri e più felici di far parte dell’area.
«Mi ha insegnato a guardare ciò che una persona può diventare, non solo quello che è adesso.»
La lezione che lascia in eredità è semplice: ascoltare. Ascoltare gli associati, il board, le critiche. Smettere di cercare il leader che dà l’esempio e iniziare a camminare accanto alle persone, finché non imparano a farlo da sole.
Ha rimpianti? No. Non perché sia andato tutto bene, ma perché, se tornasse indietro, rifarebbe tutto.
«Dovevo rendere l’area mia»
Chi è la persona a cui Mattia ha deciso di passare il testimone? Isabella, 23 anni, studentessa di Giornalismo e Comunicazione. Anche lei – proprio come lui – non si sarebbe mai candidata spontaneamente. È stato Mattia a convincerla, con una frase che nessuno le aveva mai detto prima: «Hai la stoffa per essere una leader».
All’inizio non ci ha creduto. Poi è arrivato un secondo consiglio, da un’altra persona in associazione: «Devi rendere l’area tua». Ed è in quel momento che tutto è cambiato.
«Ho capito che non dovevo essere Mattia. Dovevo essere me stessa. L’associazione si adatta alle capacità e agli interessi delle persone che la popolano.»
Da quel momento ha iniziato a sviluppare la componente PR dell’area – un lato che prima esisteva poco – senza però abbandonare quella tecnica. Il progetto di cui va più fiera è il Network Day: il primo evento che ha coinvolto entrambe le anime dell’area, IT e PR, facendole lavorare in sinergia. Vedere le due parti collaborare con successo le ha confermato di essere sulla strada giusta.
Il suo obiettivo? Fare in modo che, dentro e fuori JEParma, nessuno sottovaluti più il potenziale dell’area IT & PR.
Trent’anni di passaggi come questo
Ogni generazione di JEParma si è trovata davanti allo stesso bivio: fare un passo che non si sentiva pronta a fare.
Mattia non voleva aprire un’area, Isabella non si sarebbe mai candidata. Eppure, eccoci qui. Trent’anni di persone che hanno accettato di spingersi oltre quello che pensavano di poter fare, ricevendo in cambio molto più di quanto si aspettassero.
Isabella chiude con un messaggio diretto a chi sta leggendo:
«Fate il passo più lungo della gamba – che non significa essere presuntuosi. Pensare di non essere all’altezza, forse, è la motivazione più grande che si possa avere per fare bene.»
Se hai un «forse potrei provarci» in testa, questo è il tuo segnale.