Welfare che Conta: il racconto del nostro primo evento
Milano, 22 aprile 2026
Due ore di confronto su ciò che conta davvero: come si progetta welfare che parte dai bisogni reali, come si misura l’efficacia delle iniziative, come si genera cambiamento nelle organizzazioni. Esperienze concrete, dati verificati, visioni a confronto
“Welfare che Conta” è stato il nostro primo evento pubblico. Non un convegno per raccontare cosa facciamo, ma uno spazio per ascoltare cosa serve. E per capire, insieme a chi ogni giorno lavora sul campo, come si progetta welfare che genera cambiamento reale.
Partire dai dati, non dalle supposizioni
Franca Maino, direttrice scientifica di @Percorsi di Secondo Welfare e professoressa associata presso l’Università degli Studi di Milano, e Raffaella Saporito, Associate Professor of Practice in Public Management presso SDA Bocconi, hanno aperto il confronto presentando “Le Voci del Welfare”: una ricerca costruita a partire dai dati raccolti con WIN – What I Need, il nostro sistema proprietario di rilevazione e misurazione del benessere organizzativo.
I numeri parlano chiaro. Le persone che lavorano hanno bisogni diversi in base a età, genere, ruolo professionale, carico di cura, condizione economica. Non esiste “la soluzione”. Esiste l’ascolto strutturato, la capacità di leggere pattern ricorrenti senza appiattire le differenze, e il coraggio di progettare welfare che risponde a priorità reali – non a supposizioni.
Ascoltare i bisogni percepiti tramite la verifica di pattern stabili per profili aiuta a rispondere meglio ai bisogni, pur considerando la loro natura intrinsecamente diversificata e unica. Ma la percezione del bisogno non coincide sempre con l’essere portatore di un bisogno.
La percezione del bisogno non coincide sempre con il bisogno reale. Per questo non ci si può permettere di partire da risposte preconfezionate: serve un’analisi autentica, che non dia nulla per scontato e metta al centro l’ascolto delle persone prima ancora delle soluzioni.
Due aziende, due modelli, una coerenza
Dopo la ricerca, le testimonianze dal campo.
Alberto Plantamura, Wellbeing, Welfare & Benefit Manager di Sky Italia, ha raccontato un modello centrato sull’employee experience: velocità decisionale, cultura digitale fluida, innovazione continua. Un approccio che mette l’individuo al centro di un ecosistema rapido, dove il welfare supera la logica normativa (Art. 51 TUIR) per diventare benessere integrato.
“L’asset ‘People’ deve guidare il business, riducendo la dicotomia tra lo storytelling esterno e la realtà interna,” ha spiegato Alberto. In Sky, il welfare non è un benefit a latere. È parte dell’identità aziendale.
Claudia Baitelli, Welfare & Mobility Manager di Trenord, ha mostrato un approccio opposto ma altrettanto efficace: equità percepita, sostenibilità collettiva, dialogo sociale. In un’organizzazione con una popolazione eterogenea, distribuita sul territorio e con ruoli operativi prevalenti, il welfare deve essere accessibile a tutti. Senza eccezioni.
“In un’organizzazione complessa, la politica giusta è quella che diventa accessibile a tutti, trasformando i vincoli in fondamenta solide,” ha detto Claudia. E le relazioni industriali, in questo contesto, non sono un ostacolo: sono un partner necessario per costruire stabilità.
Due contesti diversi. Nessuno migliore. Entrambi coerenti con le proprie organizzazioni.
E questa è stata una delle scoperte più importanti della giornata: non conta il modello, conta la coerenza col contesto.
Dalla tavola rotonda: welfare, territorio, sostenibilità
La seconda parte dell’evento è stata una tavola rotonda moderata da Martina Tombari, founder e CEO di Walà, con voci che hanno portato prospettive diverse e complementari.
Gianluca Marchetti, amministratore unico di M.T. S.r.l., ha raccontato come una PMI può costruire un piano welfare partecipato che genera benefici sia per la comunità aziendale che per quella locale. Due i fattori di successo: la comunicazione come leva di coinvolgimento e la formazione di una figura dedicata, punto di riferimento costante per dipendenti.
“La nostra esperienza è un esempio di attuazione delle politiche per il benessere in un’azienda di medio-piccole dimensioni. Ci auguriamo possa essere lo stimolo per altre PMI,” ha sottolineato Gianluca.
Nicoletta Roperto, Assessore e Vice sindaco del Comune di Como, ha portato la prospettiva della pubblica amministrazione: come il welfare aziendale può dialogare con il welfare pubblico, creando reti di supporto che vanno oltre i confini dell’impresa.
Maria Vittoria Loi, Chief People Officer & Sustainability Manager di DIESSE Diagnostica Senese, ha presentato il modello DIESSE: welfare non come pacchetto preconfezionato, ma come progetto radicato nel contesto locale. Protagonista dell’intervento la partecipazione all’iniziativa “welfare aziendale a filiera corta”, progetto sviluppato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena insieme a Walà e Percorsi di secondo welfare- un esempio concreto di welfare territoriale, in cui il benessere delle persone si costruisce attivando le risorse della comunità, non importando soluzioni dall’esterno.
“Il benessere sul lavoro non è un privilegio. È un investimento nelle persone, nella prevenzione e nella qualità della vita,” ha spiegato Maria Vittoria.
Claudia Chiaraluce, HR & Transformation Leader con esperienza internazionale in Unicredit, ha esplorato la dimensione culturale del welfare: non uno strumento isolato, ma leva di cambiamento autentico quando è integrato in una people strategy coerente. Centrale il tema degli/delle ambassador: attraverso formazione e leadership consapevole, il benessere smette di essere un’iniziativa e diventa identità d’impresa.
Lara Carrese, Regional Vice President and National Board Member di AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale), ha chiuso il cerchio evidenziando come il welfare, quando ascolta i bisogni reali e misura l’impatto, smette di essere un insieme di iniziative e diventa leva di cambiamento strategico.
“Quando il welfare ascolta i bisogni reali, misura l’efficacia e migliora l’esperienza delle persone, smette di essere un insieme di iniziative e diventa leva di cambiamento. È lì che genera valore: per chi lavora, per i manager e per l’organizzazione,” ha sottolineato Lara.
Il messaggio che portiamo a casa
Se c’è un filo rosso che ha attraversato tutto l’evento, è questo: il welfare crea valore solo quando genera cambiamento.
Non basta attivare benefit. Non basta avere una piattaforma. Non basta comunicare bene.
Serve:
- Ascoltare i bisogni reali (non supposti)
- Misurare l’efficacia delle azioni implementate
- Costruire welfare che evolve con le priorità concrete delle persone
- Avere il coraggio di cambiare quando i dati ti dicono che la strada non funziona
L’analisi dei bisogni trasforma il welfare aziendale da pratica standard a pratica strategica. E lo rende un attore di welfare territoriale, non solo aziendale.
Il team Walà si allarga
Abbiamo chiuso l’evento presentando il team Walà allargato: nuove competenze per accompagnare le organizzazioni nell’intero percorso – dall’ascolto dei bisogni alla progettazione strategica, dalla misurazione dell’impatto al cambiamento culturale.
Perché il welfare circolare – quello che parte dai dati, misura l’efficacia, migliora continuamente . non si improvvisa. Si costruisce con competenze solide, visione chiara e la capacità di stare dentro la complessità senza cercare scorciatoie.
Grazie
Grazie a chi c’era. Grazie a chi ha condiviso esperienze, dati, dubbi, domande.
Grazie ad Avanzi per averci ospitato in uno spazio che ogni giorno dimostra che il lavoro può essere pensato diversamente.
E grazie a Franca Maino, Raffaella Saporito, Alberto Plantamura, Claudia Baitelli, Gianluca Marchetti, Nicoletta Roperto, Maria Vittoria Loi, Claudia Chiaraluce e Lara Carrese per aver portato competenza, passione e visione.
Come ha detto Martina al termine di questa emozionante giornata “Competenza, passione, visione tra persone che si occupano di persone. Per noi è stato un dono enorme, una condivisione emozionante.”
Nelle prossime settimane approfondiremo alcuni dei temi emersi nella nostra newsletter Walaland. Perché quello che è stato detto il 22 aprile merita di continuare a circolare.
Il welfare che conta non è quello che offre di più. È quello che comprende meglio.
Vuoi saperne di più sul welfare circolare?
Scopri come Walà accompagna le organizzazioni dall’ascolto dei bisogni alla misurazione dell’efficacia del proprio benessere organizzativo: walawelfare.com