29 aprile 2026
Crisi geopolitica e incertezza globale: i timori sulla domanda non frenano la resilienza del terziario orobico
Il quadro geopolitico internazionale e le sue ricadute sull’economia reale rappresentano oggi la principale incognita per le imprese del terziario bergamasco. Secondo i dati del nuovo Osservatorio Congiunturale di Confcommercio Bergamo, realizzato in collaborazione con Format Research, le tensioni globali portano in dote soprattutto incertezza: il 37,7% degli imprenditori guarda con forte preoccupazione all’andamento futuro della domanda e ai consumi delle famiglie, mentre il 37,3% è allarmato dal continuo aumento dei costi operativi (energia, forniture e servizi).
Sebbene un’ampia fetta di imprese (41,2%) non rilevi ancora effetti diretti significativi sul proprio business e il 33,2% sospenda il giudizio in attesa dell’evoluzione degli eventi, i contraccolpi si fanno già sentire su comparti specifici: i danni maggiori sono segnalati dal Commercio No Food (14,5%) e dal Commercio Food (11,3%), i settori più esposti alle fluttuazioni dei prezzi e alla contrazione del potere d’acquisto dei clienti.
Gli imprenditori orobici mantengono salda la fiducia verso la propria azienda
Tuttavia, di fronte ai venti di crisi, il tessuto imprenditoriale bergamasco si conferma un ammortizzatore eccezionale. A fronte di un clima di fiducia verso l’economia nazionale in fisiologico calo (Bergamo ha indice a 29 contro il 31 nazionale e in calo di tre punti dall’autunno scorso), gli imprenditori orobici mantengono salda la fiducia verso la propria azienda: l’indice si attesta a quota 44 (superiore al 43 nazionale).
Anche i ricavi segnano una sostanziale stabilità (indice 47 contro il 44 del resto d’Italia) mentre l’occupazione perde un punto a Bergamo ed è in linea con il dato nazionale. Guardando ai prossimi mesi, prevale un approccio di “prudente ottimismo”: il 62,4% degli intervistati prevede stabilità per il proprio business nonostante la crisi geopolitica, con stime in rialzo sia per i ricavi (indice atteso a 49) sia per l’occupazione (prevista in espansione fino a quota 52 per settembre 2026).
Questa spiccata resilienza si inquadra in una profonda metamorfosi del terziario, che a Bergamo conta oltre 42mila imprese (il 61,9% del tessuto extra-agricolo).
Il saldo tra iscrizioni e cessazioni di nuove attività, pur rimanendo in campo negativo (-434), evidenzia un progressivo miglioramento rispetto al 2015 e all’anno terribile della pandemia (2021) segnale di un tentativo di ripresa e consolidamento.
La vera spinta alla crescita arriva dai Servizi
All’interno di questo scenario, le dinamiche settoriali sono profondamente diverse: la vera spinta alla crescita arriva dai Servizi, l’unico comparto a registrare un saldo demografico positivo (+73 imprese). Bene anche il Turismo, che mostra un’evidente attenuazione della sua fragilità con un recupero e consolidamento grazie alle imprese della ricettività extralberghiera. A soffrire maggiormente è invece il Commercio tradizionale (-410), specchio di una trasformazione strutturale complessa, accelerata dalle nuove abitudini di consumo e dalle pressioni sui costi dettate, appunto, dal complicato scenario globale.
Nota metodologica: L’indagine “Osservatorio Congiunturale Confcommercio Bergamo | Clima di fiducia e quadro geopolitico” è stata condotta a marzo 2026 dall’istituto Format Research su un campione statisticamente rappresentativo di 700 imprese del terziario della provincia di Bergamo