Rapporto deficit/PIL 2025 e il DFP
Il Governo italiano fa i conti con il dato sul rapporto deficit/PIL del 2025, che si attesta al 3,1%, confermando la permanenza del Paese nella procedura europea per disavanzo eccessivo almeno fino al 2027. Il numero, certificato da Eurostat e validato dall’ISTAT, è arrivato a poche ore dal Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il Documento di Finanza Pubblica. Nel DFP trova spazio anche una revisione al ribasso delle stime di crescita: per il 2026 il PIL reale è ora previsto allo 0,6%, in calo rispetto allo 0,7% indicato in autunno, con un ridimensionamento analogo confermato anche per il 2027. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parla di una situazione “eccezionale” e non esclude ulteriori aggiornamenti delle previsioni nelle prossime settimane, alla luce dell’incertezza che continua a caratterizzare il contesto internazionale. Le ricadute si fanno sentire anche sul piano politico. La permanenza nella procedura per disavanzo eccessivo preclude infatti all’Italia la possibilità di attivare la clausola che consentirebbe di escludere dal calcolo della spesa pubblica netta gli investimenti nella difesa, stimati in circa 12 miliardi di euro nel prossimo triennio.
I nuovi cinque sottosegretari
Il Consiglio dei ministri ha formalizzato la nomina di cinque nuovi sottosegretari, che hanno prestato giuramento nella Sala dei Galeoni alla presenza della Presidente del Consiglio. Si tratta di Alberto Balboni (Fratelli d’Italia) alla Giustizia, Paolo Barelli (Forza Italia) ai Rapporti con il Parlamento, Mara Bizzotto (Lega) al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Giampiero Cannella (Fratelli d’Italia) alla Cultura e Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) agli Esteri. Con queste designazioni, l’esecutivo torna ufficialmente al completo. Le opposizioni, tuttavia, parlano apertamente di rimpasto, sottolineando come l’operazione, pur presentata con una diversa etichetta, ne abbia di fatto le caratteristiche. Resta invece ancora aperto il nodo sulla presidenza della CONSOB. La candidatura di Federico Freni, sostenuta dalla Lega, incontra resistenze sia all’interno di Forza Italia sia a Palazzo Chigi, dove pesano le perplessità legate al suo ruolo nella riforma del Testo unico della finanza.
Forza Italia: Paolo Barelli lascia il ruolo da capogruppo
Nel lasciare il suo ruolo da Capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli ha manifestato il proprio malcontento, in particolare verso l’ipotesi di una guida del partito esercitata dall’esterno, riferimento diretto a Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi. La successione alla guida dei deputati è stata poi definita con l’indicazione di Enrico Costa. Barelli ha rivendicato il proprio ruolo nel percorso politico del collega, pur mantenendo toni non privi di punte polemiche. Le dichiarazioni del capogruppo uscente hanno generato disorientamento tra i vertici del partito, che sono intervenuti per chiedere un abbassamento dei toni.
La rottura tra Trump e Meloni
La rottura tra Donald Trump e l’Italia appare ormai conclamata e investe sia il governo guidato da Giorgia Meloni sia la Santa Sede, rappresentata da Papa Leone. Le tensioni si sono estese anche al fronte religioso, con il vicepresidente J. D. Vance che ha contestato le posizioni del Pontefice sull’intervento in Iran, invitandolo a concentrarsi su ambiti morali, in una lettura che tende a separare la dimensione etica dal conflitto armato. Il deterioramento dei rapporti si inserisce in un quadro più ampio di divergenze geopolitiche ed economiche. Dopo una fase iniziale di cautela, il Presidente statunitense ha progressivamente irrigidito la propria posizione, arrivando a esprimere una valutazione fortemente critica dell’atteggiamento italiano.
Social Review: i trend topic dell’ultimo mese
Silvia Salis
Il politico più performante sul tema 25 aprile è Silvia Salis, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato il video del proprio discorso durante le celebrazioni della Festa della Liberazione a Genova. La sindaca del capoluogo ligure ha scelto una comunicazione decisa e fortemente politica: “(…) non dobbiamo avere paura di dire che il 25 aprile è la Festa della Liberazione sì per tutti, ma non di tutti. Non può essere la festa di chi scelse la parte sbagliata della storia e ancora oggi fatica a decidere da che parte stare. (…)” (124K interazioni). Nel dibattito italiano online il picco di menzioni è, comprensibilmente, avvenuto proprio il 25 aprile (115.5K menzioni). Considerando l’ultimo mese si contano 290K menzioni e 10.9 milioni di interazioni.
Giorgia Meloni
L’esponente politico italiano con l’uscita più performante sul tema Iran e Stretto di Hormuz è Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha pubblicato in un video sul proprio profilo Instagram le sue dichiarazioni istituzionali sul tema, col quale ha ottenuto 48.6K interazioni: “Parigi, le mie dichiarazioni alla stampa al termine della conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz.”. Come si evince dal grafico, il trend delle menzioni sul tema in Italia è in leggera discesa, con un importante picco avvenuto l’8 aprile (57.1K menzioni), in occasione della notizia del prematuro accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Le citazioni totali in Italia nell’ultimo mese sono state 601.7K, mentre il tasso di engagement ha raggiunto 21.3 milioni di interazioni.