di Enzo Maraio
I numeri, quando sono così chiari, non lasciano spazio alle interpretazioni. Il deficit italiano al 3,1% del Pil nel 2025 supera la soglia europea e certifica ciò che da tempo denunciamo: la strategia economica del governo non sta funzionando. Non si tratta di un dettaglio tecnico. Quel decimale in più significa restare nella procedura per deficit eccessivo e rinviare l’uscita almeno al 2027. Vuol dire meno credibilità internazionale e, soprattutto, meno risorse per sostenere famiglie e imprese in una fase già complessa. A rendere ancora più evidente il fallimento è il dato sulla pressione fiscale, certificato da Istat: nel 2025 ha raggiunto il 43,1% del Pil, il livello più alto degli ultimi undici anni. Altro che alleggerimento del carico fiscale: siamo di fronte a un sistema che continua a gravare su cittadini e lavoro. Anche i dati Eurostat confermano un quadro che non può essere ignorato. Le promesse di rientro rapido dal deficit e di maggiore equilibrio nei conti pubblici si sono rivelate irrealistiche. Il governo guidato da Giorgia Meloni appare oggi in difficoltà, stretto tra vincoli europei più stringenti e risultati economici deludenti. Nel frattempo, si moltiplicano i segnali di tensione interna e di scarico di responsabilità. In questo contesto, è inevitabile che si apra una riflessione anche sulla tenuta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ma il punto non è solo chi resta o chi va. Il punto è che così non si può andare avanti. Serve una svolta vera. Serve una politica economica che rimetta al centro crescita, equità e lavoro, senza scaricare i costi sui cittadini e senza inseguire promesse che poi vengono smentite dai fatti. È tempo di voltare pagina. Non per convenienza politica, ma per responsabilità verso il Paese.