Ridare la scelta ai cittadini, mentre il Paese aspetta risposte vere - Partito Socialista Italiano

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di Enzo Maraio

Torna puntualmente il dibattito sulla legge elettorale. Accade quasi ad ogni stagione politica, come se il problema principale dell’Italia fosse il modo in cui si elegge il Parlamento e non, invece, la condizione reale nella quale vivono famiglie, lavoratori e imprese. Il Paese oggi dovrebbe discutere di altro. Dovrebbe interrogarsi sul rallentamento dell’economia, sul peso del deficit, sulla crescita della pressione fiscale, sul costo della vita che continua a comprimere salari e pensioni. Dovrebbe affrontare con serietà una situazione internazionale sempre più instabile, che produce effetti concreti anche dentro i confini italiani: aumento dei costi energetici, difficoltà per le imprese esportatrici, incertezza per gli investimenti. In questo quadro, vedere la politica concentrarsi ancora una volta esclusivamente sulle regole del voto rischia di apparire distante dalla realtà. Eppure, proprio perché la politica ha perso credibilità, la questione della legge elettorale non può essere liquidata come un tema secondario. Negli ultimi decenni abbiamo cambiato sistema troppe volte, quasi sempre per convenienza e mai per una visione alta delle istituzioni. Ogni maggioranza ha cercato la formula più utile a conservare consenso o a limitare la sconfitta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: crescente sfiducia, astensionismo record e cittadini sempre più lontani dalle istituzioni. Per questo una riforma seria, è da sempre la nostra posizione, dovrebbe partire da un principio semplice: restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Le preferenze devono tornare al centro del sistema democratico. Non è accettabile che deputati e senatori siano spesso il prodotto di liste bloccate, nomine dall’alto o equilibri interni ai partiti. La rappresentanza ha valore solo se esiste un rapporto diretto tra eletto ed elettore. La politica deve tornare nei territori, tra le persone. Le preferenze significano trasparenza, partecipazione. Significano dare ai cittadini la possibilità di premiare il merito, l’impegno, la competenza. Significano anche costringere la politica a recuperare credibilità attraverso il consenso reale e non attraverso meccanismi costruiti nei palazzi. Naturalmente una buona legge elettorale deve garantire anche stabilità di governo. E qui, da socialisti, continueremo a spiegare che non è tagliando la rappresentanza, la voce di culture politiche che si garantisce questo. Stabilità e democrazia non sono concetti alternativi. Si può costruire un sistema equilibrato che assicuri governabilità senza sacrificare il diritto di scelta degli italiani e che non cancelli comunità, pensieri, sensibilità. La verità è che oggi servirebbe meno tattica e più visione. Meno discussioni autoreferenziali e più attenzione ai problemi concreti del Paese. Gli italiani chiedono salari più forti, meno tasse, servizi efficienti, sicurezza sociale, sostegno alle imprese e una politica economica capace di affrontare le sfide internazionali. La politica ritroverà autorevolezza solo quando tornerà ad ascoltare i cittadini. E il primo passo, inevitabile, è permettere ai cittadini di scegliere davvero chi li rappresenta.

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