Il sindacato e l'intelligenza artificiale: ora o mai più | CISAL

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C’è un paradosso al cuore della rivoluzione digitale in corso: più le macchine diventano capaci, meno gli esseri umani sembrano necessari. L’Intelligenza Artificiale non automatizza solo le catene di montaggio, automatizza: analisi, valutazioni, testi e decisioni. L’impiegato è esposto quanto l’operaio se non di più. E in questo scenario, il sindacato, quella struttura che è nata precisamente per difendere chi lavora dalle asimmetrie del potere economico, rischia di arrivare tardi, impreparato, o peggio: irrilevante.

È un’opportunità mancata, ma siamo ancora in tempo per coglierla.

La storia insegna che ogni grande trasformazione tecnologica ha ridisegnato i rapporti tra capitale e lavoro. E che ogni volta, la tutela dei lavoratori non è arrivata spontaneamente dall’alto, ma è stata conquistata. L’AI non fa eccezione: può essere uno strumento di liberazione dal lavoro ripetitivo e logorante, oppure un’arma silenziosa per tagliare costi, eliminare posti, sorvegliare dipendenti con precisione algoritmica. La differenza tra questi due scenari non la fa la tecnologia. La fanno le scelte politiche, contrattuali e sindacali.

Il punto su cui il sindacato deve battere con forza è semplice: chi sta guadagnando dalla produttività generata dall’AI? Se un sistema automatizzato rendesse un lavoratore tre volte più produttivo, quel margine di guadagno dovrebbe tradursi in condizioni migliori e non in due colleghi in più da licenziare. I dati prodotti ogni giorno dai lavoratori: comportamenti, tempi, performance, conoscenza di procedure interne, esperienza maturata in anni di servizio, non sono un sottoprodotto aziendale che può essere monetizzato liberamente: appartengono anche e soprattutto a chi li ha generati e nessuna decisione che riguardi l’assunzione, la valutazione o il licenziamento di una persona può essere delegata interamente a un algoritmo, senza la supervisione di un essere umano responsabile che ne risponda direttamente.

Questi non sono principi astratti. Sono clausole contrattuali da negoziare adesso, prima che le prassi si consolidino rischiando di diventare norme silenziose che potrebbero stritolare quella forza lavoro che ha attivamente contribuito alla crescita e alla prosperità delle società e delle aziende in cui hanno lavorato ogni giorno.

Come CISAL, sentiamo questo impegno in modo diretto: aggiornarsi su questi temi non è un’opzione per un sindacato, è parte integrante del mandato che abbiamo verso i nostri iscritti. Il sindacato che saprà aggiornarsi, che formerà i propri delegati a capire cosa c’è dentro un sistema di valutazione automatizzata, che chiederà trasparenza sulle scelte tecnologiche aziendali, che porterà questi temi al tavolo della contrattazione collettiva, tornerà a essere quello che nei momenti migliori della sua storia è sempre stato ossia la voce di chi, da solo, non verrebbe ascoltato. In un mondo in cui l’informazione è alla portata di tutti la capacità non è possederla, ma interpretarla nel modo corretto.

Il momento è adesso. Questa transizione tecnologica va governata ora, mentre accade, non dopo.

Valerio Marone
Segretario Generale Cisal-Sibc-Acn

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