Entra in Jep - Sviluppa le tue competenze all'Università di Parma

Compatibilidad
Ahorrar(0)
Compartir

Giugno si apre con due giornate importanti, ricordandoci di proteggere il Pianeta, ma anche chi quel pianeta lo erediterà. In realtà, queste due battaglie rappresentano la stessa identica guerra.

Il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita nel 1972 durante la Conferenza di Stoccolma. Accompagnata dallo slogan “Only One Earth”, è nata con lo scopo di sensibilizzare sui temi della salvaguardia dell’ambiente naturale e attualmente coinvolge 143 paesi in tutto il mondo. Il 12 giugno, invece, si celebra la Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile, istituita nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) con l’obiettivo di promuovere azioni concrete per porre fine allo sfruttamento di milioni di bambini.

Unire queste due giornate significa far dialogare due Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU:

  • Obiettivo Climatico – SDG 13: Lotta contro il cambiamento climatico
  • Obiettivo Sociale – SDG 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

Ma cosa c’entra l’ambiente con il lavoro minorile?

A subire gli effetti più rilevanti della crisi climatica e dell’inquinamento sono soprattutto i bambini. L’esposizione a caldo intenso e aria inquinata durante una fase estremamente delicata dello sviluppo incide, infatti, in modo diretto sul loro benessere e sulla loro crescita.

Ma non è tutto: 

  • I disastri climatici: Fenomeni come la siccità o le alluvioni distruggono l’economia agricola delle famiglie nei paesi in via di sviluppo. Senza più un reddito stabile, i bambini vengono ritirati da scuola e mandati a lavorare per contribuire alla sussistenza familiare.
  • La transizione energetica: La corsa alle energie rinnovabili richiede minerali e risorse la cui estrazione avviene attraverso la manodopera minorile in condizioni disumane.
  • Il fast fashion: L’industria dell’abbigliamento, oltre ad usare tonnellate di pesticidi e acqua impoverendo il territorio, nasconde spesso lo sfruttamento dei più piccoli.

Tutti questi scenari – alimentati da condizioni di povertà, dalla mancata possibilità di istruzione e da contesti economico-politici instabili – privano i bambini della loro infanzia e della loro dignità, compromettendo il loro sviluppo psico-fisico. 

Parliamo di un fenomeno dalle dimensioni globali drammatiche: sono circa 138 milioni le vittime di lavoro minorile. Molti di loro vivono in contesti colpiti da guerre nei quali lottano per sopravvivere, rovistando tra le macerie e lavorando per strada; altri vengono reclutati come bambini soldato o sono vittime di gravi abusi.

Una trappola economica e la responsabilità delle aziende

Il lavoro minorile non è solo un dramma umano, ma una vera e propria trappola di povertà macroeconomica. Quando un bambino viene privato dell’istruzione, il potenziale di crescita di una nazione si azzera. Sfruttare l’infanzia per salvare i margini di profitto significa condannare intere aree del mondo a una povertà perpetua, bloccando sul nascere lo sviluppo del capitale umano, che resta la risorsa più preziosa per il futuro di qualsiasi società.

Proprio per questo, oggi la sostenibilità non è più una scelta etica opzionale, ma un preciso obbligo normativo e finanziario. Le aziende vengono ormai valutate sui criteri ESG (Environmental, Social, Governance) e la nuova direttiva europea sulla Due Diligence (il dovere di diligenza delle imprese) obbliga i grandi marchi a rispondere legalmente delle violazioni dei diritti umani e ambientali commesse dai loro fornitori all’altro capo del mondo. È la spinta verso la Supply Chain Transparency: la tracciabilità totale dal produttore al consumatore.

Il fine ultimo è comprendere che non può esistere una transizione ecologica giusta se calpesta i diritti umani. Come Junior Entrepreneur, abbiamo il dovere di progettare un futuro che non sia solamente più verde, ma anche più umano. La sostenibilità non deve essere semplicemente una strategia di marketing.

Detalles de contacto
Blog_Jeparma