Lavoro minorile in Libano: l’infanzia negata da povertà e conflitto | INTERSOS

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In Libano, sempre più bambini e bambine sono costretti a lavorare per aiutare le proprie famiglie. Il lavoro minorile non è una scelta: è il risultato di povertà, sfollamento, insicurezza e mancanza di alternative.

Non hanno ancora diciotto anni, spesso ne hanno anche parecchi in meno. Nella maggior parte dei casi non vanno a scuola ma passano la loro giornata nei campi, nei cantieri, nelle officine meccaniche, nei mercati, nei lavaggi auto. Oppure raccolgono rottami o fanno lavori domestici. Molti lavorano tra le otto e le dodici ore al giorno, spesso sei giorni alla settimana, ricevendo paghe molto basse. Questa è la realtà quotidiana per moltissimi bambini e bambine in Libano dove, dopo anni di crisi economica, instabilità politica e riduzione dell’assistenza umanitaria, il lavoro minorile è diventato per molte famiglie una strategia estrema di sopravvivenza

In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, vogliamo richiamare l’attenzione su questa violazione che priva milioni di bambini e bambine del diritto a crescere, imparare, giocare ed essere protetti. In Libano, questa realtà è diventata sempre più visibile e urgente. Quello che INTERSOS osserva sul campo non è il risultato di norme culturali, ma la conseguenza di una pressione crescente sulle famiglie, aggravata dalla guerra e dallo sfollamento. 

I ragazzi rappresentano il 60% dei casi identificati dagli operatori sul campo e sono più spesso coinvolti in lavori fisicamente pesanti e pericolosi. Le ragazze rappresentano il 40% dei casi, ma il dato rischia di sottostimare la realtà: molte forme di lavoro femminile restano nascoste perché avvengono nelle case, nel lavoro domestico, nella cura di altri membri della famiglia o in altre attività informali che spesso restano invisibili.

Povertà, crisi economica e mancanza di alternative

Dal 2019, il Libano attraversa una profonda crisi economica, che ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto e aumentato il costo della vita. É aumentata inoltre la disoccupazione, rendendo difficile per molte famiglie riuscire a sostenere il costo delle spese quotidiane. A questa situazione si sono aggiunte la riduzione degli aiuti umanitari e le difficoltà legali che limitano, in particolare per molte persone rifugiate, l’accesso degli adulti a un lavoro dignitoso. Quando mancano reddito, risparmi e reti di protezione, il lavoro dei figli diventa per alcune famiglie una delle poche possibilità per pagare l’affitto, comprare cibo, medicine o coprire i costi per andare a scuola. In molti casi, i bambini finiscono spesso per diventare la principale fonte di reddito del nucleo familiare.

Solo nel biennio 2025-2026, INTERSOS ha preso in carico complessivamente più di 1.000 bambini e bambine colpiti dal lavoro minorile in Libano. Questo numero racconta un fenomeno che però non può essere letto solo attraverso la povertà: la guerra e lo sfollamento hanno avuto un impatto diretto. Dalla fine del 2024, e in modo ancora più grave da marzo 2026, l’escalation delle ostilità in Libano da parte di Israele ha provocato nuovi sfollamenti, distrutto o interrotto mezzi di sussistenza già fragili, colpito attività agricole e commerciali fondamentali, e costretto molte famiglie a lasciare la propria casa per la seconda o terza volta. Secondo UNICEF, più di 1,2 milioni di persone sono state sfollate, tra cui oltre 390.000 bambini e bambine. Decine di migliaia di persone hanno cercato rifugio in centri di accoglienza collettiva, molti dei quali allestiti all’interno di scuole pubbliche. Questo segna infatti il settimo anno di fila di perdita dell’anno scolastico per i bambini in Libano, che sopportano gli effetti di diverse e continue crisi da anni. Questa situazione ha aumentato il rischio che finiscano a lavorare invece di ritornare in classe.

Le conseguenze e la risposta di INTERSOS

La perdita dell’istruzione è una delle conseguenze più gravi e durature. In un contesto in cui la sopravvivenza quotidiana diventa la priorità, per molte famiglie la scelta non è tra scuola e lavoro, ma tra mandare un figlio a lavorare o non riuscire a coprire bisogni essenziali; una scelta che nessun genitore dovrebbe essere costretto a fare. Ma il lavoro minorile non significa solo abbandono scolastico. Espone bambini e bambine a incidenti, ambienti pericolosi, sfruttamento, violenza e  isolamento. Si fanno carico di responsabilità che nessun bambino o bambina dovrebbe avere. Molti sopportano un peso emotivo fatto di stanchezza, ansia, paura e perdita di speranza. Per le ragazze, l’uscita dalla scuola aumenta anche il rischio di matrimonio precoce e di ulteriori forme di abuso. Dietro ogni numero, quindi, c’è un bambino o una bambina a cui viene sottratto non solo il diritto di imparare, ma anche la possibilità di crescere al sicuro, senza dover assumere responsabilità che appartengono agli adulti.

L’esperienza di INTERSOS dimostra che la sensibilizzazione, da sola, non basta. Molte famiglie conoscono i rischi del lavoro minorile, ma non hanno alternative concrete. Per questo INTERSOS lavora sia con i bambini sia con le famiglie: accompagna i casi più vulnerabili attraverso percorsi individuali, promuove il rientro e la permanenza a scuola, offre supporto psicosociale a bambini e genitori, e facilita l’accesso ai servizi. Quando è possibile, inoltre, fornisce assistenza economica, aiutando a coprire le spese scolastiche. 

Prevenire il lavoro minorile dovrebbe essere una responsabilità condivisa. Significa sostenere le famiglie nel lungo periodo, garantendo accesso all’istruzione, rafforzando i sistemi di protezione e creando opportunità di reddito dignitose per gli adulti. I bambini possono smettere di lavorare solo una volta che le loro famiglie non sono più costrette a scegliere tra la sopravvivenza e il futuro dei loro figli.

Nessun bambino dovrebbe sacrificare la propria infanzia per aiutare la famiglia a sopravvivere. Proteggere i bambini dal lavoro minorile significa difendere il diritto di ogni bambino a crescere libero, protetto e con la possibilità di costruire il proprio futuro. 

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Anna