Cervi, zecche e una sorveglianza sanitaria ancora inadeguata: il punto sulla situazione italiana ed europea, tra le evidenze scientifiche e la voce di chi lavora ogni giorno sul campo
La malattia di Lyme è in aumento. Lo dicono i dati americani, lo confermano le sensazioni cliniche dei medici italiani che la trattano quotidianamente. Eppure, in Italia, i numeri ufficiali quasi non esistono. È questa la paradossale condizione in cui si trova oggi la gestione di una delle malattie trasmesse da zecche più diffuse al mondo.
Un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicineha tracciato un quadro allarmante della situazione negli Stati Uniti: si stimano circa 500.000 casi l'anno, con costi sanitari che sfiorano il miliardo di dollari annui. Quarant'anni di ricerca non hanno prodotto strumenti di prevenzione in grado di ridurre significativamente l'incidenza nell'uomo.
COLPA DI UN BATTERIO
La malattia di Lyme è causata da un batterio, la Borrelia (in particolare Borrelia burgdoferi) ed è trasmessa all’uomo tramite il morso di zecche del genere Ixodes ricinus, anche chiamate “zeche dei boschi”. Serbatoi animali sono i roditori (topi, scoiattoli, toporagno, etc.) mentre portatori sono ungulati e ovini (cervi, caprioli, pecore).
Il cervo e gli altri ungulati sono ospiti fondamentali per la riproduzione delle zecche adulte: senza di loro, le popolazioni di Ixodes non si sostengono. A questo si aggiunge la straordinaria prolificità del parassita: ogni femmina è in grado di deporre da 2.000 a 20.000 uova. E la trasmissione verticale, dal topo infetto alla sua progenie di zecche, garantisce il perpetuarsi del ciclo infettivo.
COME RICONOSCERE IL CARATTERISTICO ERITEMA MIGRANTE
La manifestazione clinica più frequente (89% dei casi) è l’eritema migrante, che si presenta come un arrossamento cutaneo che si espande progressivamente attorno al punto del morso, partendo da una macchia o papula corrispondente al sito di inoculo. In questa fase è già presente spirochetemia. Nel giro di tre-quattro settimane la lesione tende apparentemente a risolversi, schiarendosi a partire dal centro e assumendo il tipico aspetto a bersaglio - per questo viene descritta anche come eruzione a occhio di bue o a coccarda. Non sempre però l'evoluzione è così lineare: l'eritema può persistere oltre le quattro settimane oppure ripresentarsi in sedi diverse dal morso originario, configurando il cosiddetto eritema cronico migrante. In entrambi i casi, la sua persistenza o recidiva rappresenta un segnale d'allarme per una possibile evoluzione sistemica della malattia.
Altri sintomi sono artrite (7%), paralisi del VII nervo cranico (3%) ed in casi rari meningite asettica (1%) e cardite (0,5%).
IL NODO ITALIANO: MANCA UN'EPIDEMIOLOGIA
In Italia la situazione è ulteriormente complicata da una sorveglianza epidemiologica frammentata e incompleta. Lo spiega chiaramente Giangiacomo Nicolini, pediatra e infettivologo bellunese, direttore della Pediatria dell'ospedale di Conegliano: “I dati epidemiologici sulla malattia di Lyme non esistono. Stanno per uscire raccomandazioni sull'età pediatrica, che non saranno vere e proprie linee guida, proprio perché manca l'epidemiologia. La maggior parte dei casi viene vista dal medico di base, che non fa notifica. Le notifiche di malattia infettiva le inviano solo gli ospedali.”
Il sistema di segnalazione è ancora prevalentemente cartaceo, con differenze da regione a regione. Fa eccezione la Regione Lombardia, che dispone di un sistema telematico. Il risultato è una sottostima massiccia: i casi gravi arrivano all'ospedale e vengono notificati, quelli lievi o moderati restano invisibili alle statistiche. “La diagnosi è tanto sottostimata. Quando un caso arriva all'ospedale è già grave, e solo allora si invia una notifica”, sottolinea Nicolini.
Diverso è il discorso per la TBE, l'encefalite da morso di zecca: trattandosi di una malattia con sintomi più gravi e difficilmente gestibile in ambulatorio, finisce quasi sempre in ospedale, dove la diagnosi viene fatta e la notifica viene effettuata. I suoi dati di incidenza, quindi, sono molto più affidabili di quelli della malattia di Lyme.
IL VACCINO ESISTE, MA SENZA DATI NON SI RIESCE A LANCIARE
“Il motivo per il quale il vaccino per l'uomo, che è già tecnicamente pronto per gli adulti, non è ancora stato messo sul mercato è, ancora una volta, l'assenza di dati epidemiologici affidabili, oltre a non avere chiaro quale sia il livello anticorpale soglia per dire che una persona è protetta – spiega Nicolini – e chiaramente non è sostenibile pensare a un richiamo annuale a pagamento.”
LA MALATTIA DI LYME OGGI È CURABILE
Sul piano clinico, la malattia di Lyme è curabile. Esistono terapie antibiotiche per tutti gli stadi della malattia - localizzato precoce, disseminato e tardivo - efficaci sia per manifestazioni cutanee come l'eritema migrante, sia per quelle articolari e neurologiche. Nei bambini sotto gli 8 anni si usa l'amoxicillina; negli adulti e nei bambini più grandi la doxiciclina, con durate variabili a seconda dello stadio.
“Quando patologia viene diagnosticata e trattata tardi, il quadro può complicarsi in modo significativo, ma non esiste la malattia di Lyme cronica”, precisa Nicolini. “Gli stadi più avanzati innescano cascate autoimmunitarie tali per cui i danni diventano indiretti, causati dal sistema immunitario stesso, che significa che la spiegazione della mancata guarigione è la cascata immunitaria”. In altre parole, il problema non è il batterio che persiste, ma un sistema immunitario che, una volta innescato, continua a combattere anche dopo che l'infezione è stata eliminata. In questi casi la strategia terapeutica non è più eliminare il batterio con l’antibiotico ma lavorare sulla patologia innescata. “In ogni caso – conclude l’esperto - la predisposizione individuale alle malattie autoimmuni resta il fattore decisivo: stesso stadio, stesso trattamento, esiti molto diversi.”
UNA PROSPETTIVA ONE HEALTH
Ciò che emerge con chiarezza, tanto dall'analisi del New England Journal of Medicine quanto dalla prospettiva clinica di chi lavora sul territorio, è che la malattia di Lyme non può essere affrontata guardando solo all'uomo. Richiede un approccio One Health, che integri cioè salute umana, animale e ambientale, e una redistribuzione delle risorse verso il controllo dei vettori. In Italia, questo significa prima di tutto costruire una sorveglianza epidemiologica degna di questo nome: senza sapere dove e quanto la malattia circola, qualsiasi strategia di prevenzione resta monca.
L'alternativa su cui si concentra oggi l'attenzione della comunità scientifica internazionale è vaccinare i cervi, interrompendo il ciclo di riproduzione delle zecche alla fonte. Il New England Journal of Medicine descrive approcci basati su esche orali - pellet di erba medica o mais contenenti un vettore virale o batterico con l'immunogeno - da distribuire anche per via aerea, con successivi campionamenti per verificare la prevalenza di anticorpi nel branco. “Una proposta estremamente difficile da attuare”.
COME TOGLIERE UNA ZECCA: GLI ERRORI DA NON FARE
Una zecca va rimossa il prima possibile, ma farlo nel modo sbagliato può essere peggio che aspettare. Ecco come procedere correttamente.
Riconoscere una zecca attaccata è semplice: si presenta come un puntino grande quanto una capocchia di spillo, a forma di goccia, con 8 zampette visibili che si muovono: è viva, e si è appena agganciata alla pelle. Niente panico.
Il primo strumento da cercare è una pinzetta, meglio se quella apposita per zecche, reperibile in farmacia, che facilita l'operazione. Si afferra il corpo della zecca con delicatezza, tenendo la pinzetta perpendicolare alla pelle, il più vicino possibile alla superficie cutanea. Poi si svita: una rotazione lenta, come se si stesse aprendo un tappo di sughero, tirando contemporaneamente verso l'alto con gradualità. L'obiettivo è estrarre la zecca intera, testa compresa. Se restano residui nella pelle è necessario recarsi al Pronto Soccorso per l'estrazione completa, un'opzione sempre disponibile anche per chi preferisce non rimuoverla da solo, tenendo conto che i tempi di attesa potrebbero essere lunghi trattandosi di codice bianco.
Durante la rimozione, la regola più importante è non schiacciare il corpo della zecca. La pressione può provocare un rigurgito del parassita, aumentando significativamente il rischio di trasmissione di agenti patogeni. Per lo stesso motivo, è sconsigliato applicare sulla zecca alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, oli o grassi, né avvicinarle fiammiferi, sigarette o oggetti arroventati: qualsiasi sostanza che provochi sofferenza al parassita può indurre il rigurgito e spingere la zecca ad affondarsi ulteriormente nella pelle.
Una volta estratta, si disinfetta la zona, evitando però disinfettanti che colorano la cute, come la tintura di iodio, per non mascherare eventuali reazioni cutanee nelle ore successive.