la nuova economia sociale – Consorzio Aaster

Compatibilidad
Ahorrar(0)
Compartir

Economia e sociale sono sempre state due sfere separate ma articolate, dal trattino del welfare state. Oggi nell’economia sociale, produzione e riproduzione si fondono attraverso l’industrializzarsi delle reti che sorreggono i bisogni della vita quotidiana. Anche il welfare si è scomposto e ricomposto in una costellazione di pratiche che dall’economico ricadono sul sociale, dal welfare aziendale, alle logiche ESG, dai bandi delle fondazioni, alle politiche dei bonus… Ogni frammento prova a mordere un pezzetto della questione sociale, rattoppa le emergenze, ma difficilmente ricompone l’ordito della coesione sociale o ferma il logoramento della palafitta sulla quale anche la competitività poggia. Quando nei territori vengono meno casa accessibile, ambiente, mobilità, salute e fiducia, prima o poi anche la crescita incontra il suo tetto di cristallo. A Bologna Legacoop Emilia-Romagna si è interrogata sulla metamorfosi del mutualismo e su ciò che può diventare l’economia sociale senza trattino con l’assessore Colla che ha posto il tema interrogante non solo l’economico ma le rappresentanze del tavolo del lavoro e del clima. A Milano, Confservizi Lombardia ha convocato il mondo delle utilities a prendere coscienza della propria trasformazione in infrastruttura industriale delle economie fondamentali. Al fondo la stessa domanda: come si tiene assieme la vita materiale dei territori quando il welfare si frammenta e il capitalismo si fa capitalismo delle reti? Sia per il mutualismo che per il sociale, non più terzo settore un tempo margine che si ritrova centro, che per le utilities dei servizi cambia lo spazio di posizione e di rappresentazione. Confservizi non è più la rappresentanza delle ex municipalizzate, ma del più vasto campo delle economie fondamentali: energia, acqua, ambiente, mobilità, aggrega anche l’abitare, le farmacie, il welfare. Perché il concetto di utility riguarda oggi soggetti che stanno nel punto di contatto tra bisogni collettivi e qualità della vita quotidiana. Punto delicatissimo per un management pubblico anch’esso in metamorfosi, consapevole? Che la sostenibilità economica incontra la questione sociale. Come nelle farmacie, che rimangono presidi della cura di prossimità anche se investite da una potente riorganizzazione della filiera, o nella rete dell’abitare pubblico che attraverso la rigenerazione ambientale prova ad alleviare il caro-bollette, e si confronta con i bisogni e l’ipotesi del nuovo piano casa. Sono in campo tante imprese sociali che lavorano con la moltitudine delle vite minute a cui tocca l’ascensore sociale al contrario. Una Azienda Consortile nella città infinita milanese in 29 comuni fa da rete per tenere dentro 1.500 studenti segnalati per abbandono. L’utility diventa sensore della nuova questione sociale urbana e impedisce che le vite sottosoglia scivolino nell’invisibilità. Anche il mutualismo cooperativo si interroga su sé stesso come base di una economia sociale che non nasce per fusione fredda di pubblico e mercato, ma per ricerca di una soggettivazione comune tra i frammenti della scomposizione: cooperative, imprese sociali, amministrazioni, fondazioni, utilities, imprese private. Sia a Bologna che a Milano ho trovato racconti e tracce di quello che chiamo neomunicipalismo di piattaforma nelle città e nei territori dove si produce per competere. Non nostalgia delle vecchie municipalizzate e neppure ritorno al welfare fordista, ma il salto dal singolo comune all’area vasta dell’urbano-regionale, per mediare l’impatto di trasformazioni troppo grandi per essere lasciate alla loro incoscienza. Le utilities hanno reti e capacità industriale, il mutualismo e l’economia sociale possono portare lettura dei bisogni, prossimità e capacità di fare società. Tracce che ridisegnano anche la geografia di una inedita questione sociale nel piccolo-grande Nord. La rappresentanza delle utilities lombarde guarda verso Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna. Non è soltanto una mappa associativa, ma la forma in divenire di un Nord di piattaforme urbano-industriali nel quale nuove questioni si intrecciano. Ci si interroga sul cosa ne sarà del nostro capitalismo di territorio e la sempre più evidente incrinatura del rapporto tra crescita e coesione sociale. Sono d’accordo con Colla che, essendo stato prestato alla politica dal sindacato al tempo del trattino, reduce dalla riunione con i suoi colleghi delle Regioni del piccolo-grande Nord affermava che l’economia sociale che viene avanti non è solo una questione di welfare, ma una questione politica che interroga la tenuta delle istituzioni dal neomunicipalismo alle Regioni per rimettere in mezzo un trattino adeguato ai tempi della economia sociale che viene avanti.

Detalles de contacto
redazione