Fine vita, il Veneto approva la legge ma la sfida resta nazionale - Partito Socialista Italiano

Compatibilidad
Ahorrar(0)
Compartir

di Andrea Follini

Il Veneto riapre il confronto sul fine vita. Dopo due giorni di discussione, il Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge di iniziativa popolare sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito: 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. È la quarta Regione italiana a dotarsi di una disciplina sul tema, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima amministrata dal centrodestra. Non senza frizioni proprio nella maggioranza conservatrice che guida la Regione, con Fratelli d’Italia pressoché compatta sul no al provvedimento, anche se i militanti sembrano avere opinioni contrastanti. Il provvedimento non introduce l’eutanasia; organizza invece l’applicazione, nel servizio sanitario regionale, di una possibilità già riconosciuta dalla Corte costituzionale entro condizioni rigorose. Il Veneto stabilisce dunque come le strutture sanitarie debbano prendere in carico le richieste, senza poter riscrivere i requisiti fissati dalla Consulta. La legge nasce dalla proposta “Liberi subito”, sostenuta da oltre novemila firme e arrivata nell’aula di Palazzo Ferro-Fini dopo il primo tentativo fallito nel gennaio 2024. Nel nuovo esame il testo è stato modificato da diversi emendamenti per adeguarlo alla più recente giurisprudenza, ma anche per tentare dei punti di contatto con quanti, nella maggioranza, si dichiaravano contrari. Il cuore della disciplina è la procedura. Le aziende sanitarie dovranno garantire una valutazione multidisciplinare, con un ruolo rafforzato del medico palliativista. Prima della decisione, il paziente dovrà essere informato sulle cure palliative. È previsto inoltre un Comitato bioetico regionale, nominato dalla Giunta, che fornirà indirizzi ai comitati territoriali. La valutazione riguarderà i requisiti individuati dalla Consulta e le modalità concrete di attuazione. Accertate le condizioni, il percorso sanitario definirà farmaco, dispositivi e assistenza necessari all’autosomministrazione. Le prestazioni sono gratuite. La partecipazione del personale sanitario resta volontaria e la persona interessata può rinunciare o interrompere il percorso. Una svolta cominciata con la sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale, nata dal caso di Marco Cappato e Fabiano Antoniani, Dj Fabo. La Consulta dichiarò costituzionalmente illegittimo, in una specifica area, il divieto penale dell’aiuto al suicidio previsto dall’articolo 580 del codice penale. La non punibilità riguarda chi aiuta una persona capace di decisioni libere e consapevoli, affetta da patologia irreversibile e da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, nel rispetto delle verifiche e garanzie previste dalla pronuncia. Quella sentenza non ha però introdotto una legge organica sul fine vita. Ha aperto una limitata area di non punibilità e indicato un quadro destinato a essere completato dal legislatore. Negli anni successivi la Corte è tornata sul tema, precisando requisiti e confini dell’intervento regionale. È particolarmente significativa la sentenza n. 152 del 2026, depositata il 24 luglio. La Corte ha dichiarato non fondate le questioni sull’articolo 580 nella parte in cui la non punibilità resta collegata alla dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. La Consulta ha confermato che, in assenza di un intervento legislativo, quel requisito conserva un ruolo centrale. Non viene quindi riconosciuto un generale diritto a porre fine alla propria vita in presenza di una malattia irreversibile e di sofferenze intollerabili. La sentenza n. 148 del 2026, sulla legge sarda, ha chiarito che le Regioni possono intervenire sugli aspetti organizzativi e procedurali dell’assistenza sanitaria, ma non modificare i requisiti sostanziali di accesso, che restano nella cornice statale. È la linea entro cui si muove anche il Veneto. Qui emerge il nodo politico. Mentre le Regioni cercano di dare attuazione alla giurisprudenza, in Parlamento continua a mancare una disciplina nazionale organica sul suicidio medicalmente assistito e sulle scelte di fine vita. Le sentenze della Consulta hanno impedito un vuoto assoluto, ma non hanno eliminato le differenze territoriali né risolto tutte le questioni mediche, etiche e giuridiche. La Corte ha più volte lasciato intendere la necessità di un intervento legislativo. Il rischio è quello di una “geografia dei diritti”: procedure, commissioni e tempi possono cambiare a seconda della Regione o dell’azienda sanitaria. La legge veneta prova a ridurre l’incertezza sul piano organizzativo, ma non può sostituire una disciplina nazionale uniforme. Proprio la giurisprudenza costituzionale più recente conferma la distinzione tra ciò che le Regioni possono organizzare e ciò che spetta allo Stato disciplinare. Dalla cultura socialista arriva un richiamo netto alla responsabilità del Parlamento. Sergio Vazzoler, già deputato e già segretario regionale del PSI Veneto, ha definito il voto una battaglia “profondamente socialista”, legandola ai diritti civili, alla libertà individuale e alla dignità della persona. Ma ha avvertito che l’intervento delle Regioni non può sostituire a lungo quello dello Stato: «Su temi così delicati non possono esserci diritti diversi a seconda della Regione nella quale si vive». Il paradosso italiano è tutto qui. La giurisprudenza costituzionale ha tracciato un perimetro e impedito che la materia restasse senza tutela; allo stesso tempo, quel perimetro è ancora costruito attraverso sentenze e procedure, mentre manca una legge nazionale capace di trasformare principi e garanzie in una disciplina uniforme. Il Veneto, con il voto del 2 settembre, prova a colmare almeno una parte di quel vuoto nel terreno consentito alle Regioni: l’organizzazione sanitaria. La partita decisiva, però, resta a Roma. Il fine vita richiede un equilibrio tra libertà di scelta, tutela della vita, protezione delle persone fragili, cure palliative e responsabilità della medicina, valido per tutti.

Ti potrebbero interessare

Settembre 9, 2026

Settembre 5, 2026

Settembre 5, 2026

Detalles de contacto
giada