Sanità. FdI: “La Giunta sospenda l’efficacia dei decreti attuativi della legge sul fine vita”

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Legge regionale sul fine vita: alla luce dell’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri, la Giunta sospenda l’efficacia dei decreti attuativi, delle linee guida e dei percorsi clinico-organizzativi, nelle more del pronunciamento definitivo della Corte Costituzionale. Avvii, inoltre, un confronto con il ministero della Salute e la presidenza del Consiglio, rinunciando a difendere in sede giudiziaria una legge palesemente esorbitante dalle competenze regionali. È l’oggetto di un’interrogazione sottoscritta da tutti i consiglieri del gruppo Fratelli d’Italia.

“Le motivazioni dell’impugnazione - hanno spiegato i consiglieri - mettono in luce come l’impianto della norma regionale rischi di eludere i vincoli fissati dalla giurisprudenza costituzionale. Viene specificamente eccepito che la legge regionale non garantisce in modo adeguato, certo e strutturato l’effettiva parità di accesso alle cure palliative e a tutte le tutele assistenziali necessarie a supportare il malato, configurando il suicidio assistito come una via amministrativa preferenziale anziché come un'estrema ratio subordinata a un piano di sostegno globale. Il gruppo assembleare di Fratelli d’Italia ha manifestato, sin dalle prime fasi del dibattito in commissione e poi in Aula, una totale e motivata contrarietà al provvedimento, denunciando con fermezza la scelta della maggioranza di procedere a una repentina e ideologica ‘fuga in avanti’ su una materia che tocca i vertici dei principi etici, civili e costituzionali dell’ordinamento. La risposta alla sofferenza non può essere l’abbandono del paziente, ma una presa in carico sempre più efficace e umana da parte del sistema sanitario”.

“Il governo nazionale - hanno proseguito - ha recentemente incrementato i fondi destinati alle cure palliative di 40 milioni, portando lo stanziamento complessivo a 140 milioni. Nonostante tali ingenti risorse statali, molte realtà sanitarie territoriali soffrono ancora di gravi carenze nell’erogazione delle cure palliative. La decisione della giunta regionale guidata da Michele De Pascale di difendere a oltranza il provvedimento, interpretando l’impugnazione governativa come un mero ‘scontro politico’, ignora i reali profili di illegittimità sollevati e rischia di trascinare il Servizio sanitario regionale in una situazione di grave incertezza giuridica ed espositiva. Il personale medico e le direzioni delle Aziende sanitarie locali dell’Emilia-Romagna si trovano oggi in una posizione di estrema vulnerabilità operativa, dovendo applicare linee guida regionali su cui pende un giudizio di incostituzionalità, con il rischio di esporre gli operatori a contenziosi legali, responsabilità deontologiche e profili di incertezza applicativa”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere “qual è l’attuazione dei percorsi di cure palliative e come sono state impiegate in Emilia-Romagna le risorse statali stanziate a tale scopo” nonché per chiedere alla Giunta di “adottare garanzie a tutela di medici, comitati etici e personale amministrativo delle Ausl da potenziali azioni risarcitorie o rilievi penali e deontologici derivanti dall'applicazione di una norma regionale la cui legittimità è attualmente contestata dallo Stato”.

(Lucia Paci)

Ultimo aggiornamento: 25-09-2026, 14:25

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