04 Ott Sabbadini, opzione donna è disastrosa
Posted at 15:35h in 0 Comments
“Opzione donna è disastrosa perché o è per le donne che stanno in famiglie ricche e che si possono permettere di prendere una pensione molto bassa o per le donne disperate che hanno bisogno di assistere i loro genitori anziani perché non esistono politiche sulla non autosufficienza e nel Nadef, tra l’altro, non se ne parla. Il problema è che si è creato un circolo vizioso che non si rompe e che è venuto fuori da una cronica sottovalutazione delle politiche sociali nel Paese”. Lo ha detto Linda Laura Sabbadini, già direttore Istat, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
Messori (Luiss), rivalutare i corpi intermedi tra mercato e formazione
“L’Italia deve ricuperare un divario tecnologico rispetto all’Unione Europea che pure sta inseguendo le altre aree forti. Per l’Italia la necessità di questa riorganizzazione del modello produttivo è drammaticamente più profonda che altrove. In questo senso dovremo rivalutare istituzioni o corpi intermedi che siano tra il mercato e le istituzioni di educazione e di formazione per poter monitorare questo processo carsico di cui non intravediamo ancora per bene il punto d’arrivo e per poter cogliere questa evoluzione così forte del lavoro. Le agenzie del lavoro hanno secondo me un ruolo importante da svolgere”. Lo ha detto Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
Messori (Luiss), non si può plasmare l’offerta sulla dinamica della domanda di lavoro
“Ma davvero siamo nella situazione di poter plasmare l’offerta su una dinamica della domanda di lavoro, non soltanto dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto dal punto di vista della composizione che è già chiara e data? La mia risposta netta è no, a livello internazionale perché siamo in una fase di transizione, ma è no specificamente per il caso europeo e per l’Italia nell’ambito dell’Unione europea”. Lo ha detto Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
“Oggi – ha proseguito – siamo caratterizzati da un conflitto bilaterale geopolitico che si fonda su un conflitto più persistente, che è quello tecnologico. L’Unione europea ha un ritardo tecnologico drammatico rispetto a Stati Uniti, sul digitale, e rispetto alla Cina, su alcuni componenti dell’intelligenza artificiale. In un mondo così bilaterale non penso sia pensabile che l’Ue possa sostenere il suo modello sociale senza cambiare modello produttivo, senza recuperare questo divario tecnologico drammatico”.
“Io non credo – ha aggiunto – che forte dinamica della produttività e bassi salari vadano insieme. Penso che le imprese abbiano un giusto incentivo alla riorganizzazione, solo se c’è una qualche pressione salariale. Anche la politica retributiva che è particolarmente accentuata nei Paesi più fragili dell’Ue compone un quadro che spiega l’arretratezza dell’Unione europea”.
Sacchi (PoliTO), schemi di reddito minimo ci sono ovunque in Europa
“Dovunque nei Paesi avanzati gli schemi di reddito minimo coniugano un sostegno al reddito con politiche attive. Dovunque in Europa questo avviene. Il problema italiana è che quella roba lì è stata venduta come uno strumento contro la disoccupazione e attuata esclusivamente come una politica di assistenza sociale tendenzialmente non condizionata. Questo è il problema “. Lo ha detto Stefano Sacchi, professore ordinario di Scienza politica del Politecnico di Torino, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
Verbaro (Forma.Temp), non possiamo sprecare capitale umano e formazione
“Non possiamo sprecare capitale umano. Dobbiamo innanzitutto fare una lotta contro l’abbandono scolastico e aumentare le competenze trasversali. C’è molto da fare con molto coraggio. La sfida sulla formazione riguarda anche la docenza e gli educatori, ne abbiamo pochi, non sempre di grande qualità. E non dobbiamo sprecare formazione, in un mondo in cui dobbiamo passare dalla formazione guidata dall’offerta a una formazione guidata dalla domanda consapevole e responsabile. Tocca a noi come Forma.Temp dare un contributo a migliorare la qualità della formazione, puntando sulle competenze e provare a certificarne il miglioramento e l’incremento. Quindi dobbiamo coinvolgere tutti i soggetti in campo”. Lo ha detto il presidente Forma.Temp Francesco Verbaro nelle sue conclusioni al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” organizzato a Roma da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
Lavoro: Sacchi (PoliTO), tempo determinato e indeterminato devono costare lo stesso
“Se noi vogliamo riequilibrare il mercato del lavoro italiano, tempo determinato e tempo indeterminato devono negli effetti costare lo stesso. Questo vuol dire che il tempo determinato deve costare in termini monetari di più. La somministrazione questo la fa e quei soldi vanno a finanziare formazione”. Lo ha detto Stefano Sacchi, professore ordinario di Scienza politica del Politecnico di Torino, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione. “Si può insistere – ha aggiunto – in tre dimensioni di sviluppo della somministrazione: settore dei servizi con competenza più elevate, imprese non solo grandi e anche pubblica amministrazione”.
Ciucciovino (Università Roma Tre), somministrazione del lavoro è traino per occupazione femminile e giovanile
“Il contributo della somministrazione nel mercato del lavoro in termini di un lavoro più stabile è incredibilmente sottovalutato. I lavoratori che passano per la somministrazione sono lavoratori che persistono di più nel mercato del lavoro. Quindi il livello di persistenza è maggiore rispetto ai lavoratori impiegati soltanto con un contratto anche direttamente subordinato a termine. Sono lavoratori che hanno nel tempo una persistenza anche nella discontinuità lavorativa. C’è un contributo fenomenale della somministrazione del lavoro sull’occupazione delle professioni nuove, delle professioni ad alto contenuto tecnologico: su tutti quei profili sui quali le aziende fanno fatica a reperire nel mercato lavoratori con competenze adeguate, rispondono le agenzie di somministrazione, che sono i terminali più lanciati sul reperimento di competenze. La somministrazione fa un fortissimo traino all’occupazione femminile e giovanile”. Lo ha detto Silvia Ciucciovino, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università Roma Tre, intervenendo al convegno “Capitale umano e lavoro in transizione” in corso a Roma e organizzato da Forma.Temp, Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.