L’inclusione a scuola nasce dalla didattica quotidiana. PariPasso è il nuovo progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione a scuola e alle pratiche di didattica inclusiva, pensate per supportare insegnanti e studenti in percorsi di apprendimento equi e accessibili. Il progetto promuove una scuola inclusiva che valorizza le differenze e sostiene la crescita cognitiva, emotiva e digitale di tutte e tutti.
Un cena di compleanno in una famiglia numerosa è un’esperienza formativa.
Non nel senso pedagogico: nel senso neuropsicologico.
C’è il tavolo lungo, ci sono le sedie che non bastano mai, c’è la zia che arriva in anticipo, il cugino che entra quando la torta è già stata tagliata e poi si lamenta. I bambini parlano tutti insieme, qualcuno rovescia l’acqua, un adulto risponde al telefono mentre un altro chiede per la terza volta dove siano finite le candeline. Noi sorridiamo. O almeno, ci proviamo.
Ed è proprio lì, mentre cerchiamo di non perdere la pazienza, di non dire esattamente quello che stiamo pensando e di ricordarci chi deve ancora essere servito, sì, è proprio lì, che stiamo usando intensamente qualcosa che raramente nominiamo, ma che è molto caro agli psicologi che si occupano di neurosviluppo: le funzioni esecutive.
Le funzioni esecutive non sono un talento speciale né una competenza accademica. Sono quell’insieme di processi cognitivi che ci permettono di regolare il comportamento, modulare le emozioni, adattarci alle situazioni e perseguire un obiettivo anche quando il contesto è rumoroso, imprevedibile e leggermente caotico. In altre parole: sono ciò che ci consente di restare sufficientemente funzionali durante un pranzo di compleanno.
Quando inibiamo una risposta impulsiva (“forse questa cosa è meglio non dirla”), stiamo usando il controllo inibitorio. Quando cambiamo piano perché manca un posto a tavola o salta una portata, entra in gioco la flessibilità cognitiva. Quando teniamo a mente chi deve ancora mangiare mentre ascoltiamo un racconto che dura da dieci minuti, stiamo attivando la memoria di lavoro, ossia la capacità di mantenere attive più informazioni simultaneamente. Le funzioni esecutive lavorano sempre insieme, come un’orchestra, a supporto del nostro pensiero e del nostro funzionamento quotidiano. Ce ne accorgiamo però soprattutto quando qualcosa non funziona come dovrebbe!
Pensiamo a una conversazione che prende una piega imprevista. Stavamo parlando con leggerezza, poi notiamo uno sguardo, un silenzio, una risposta più secca del previsto. In quel momento serve fermarsi, leggere i segnali, ricalibrare il tono. Anche qui: monitoraggio, flessibilità, inibizione. Tutto in pochi secondi. Automatico? Più o meno. Dipende da come siamo fatti e da quanto ne siamo consapevoli. Oppure immaginiamo quando i piani cambiano all’ultimo momento. Avevamo organizzato mentalmente la sequenza delle cose da fare, e l’imprevisto arriva. Alcuni di noi si adattano con relativa facilità, altri sentono salire una tensione sproporzionata. Non è solo una questione di carattere: è il modo in cui le funzioni esecutive riescono (o faticano) a gestire il cambiamento, la frustrazione e la perdita di controllo.
È importante dirlo chiaramente: le funzioni esecutive non riguardano solo la vita in famiglia, o quella scolastica! Non servono soltanto a stare seduti, finire un compito o seguire una consegna. Sono centrali nella vita quotidiana, nella comunicazione, nelle relazioni, nel lavoro, nella gestione delle emozioni. E accompagnano l’intero arco di vita, dall’infanzia all’età adulta.
Esistono però condizioni neurobiologiche in cui queste funzioni risultano strutturalmente più fragili. L’ADHD è uno degli esempi più noti. Spesso viene ridotto alla “disattenzione”, ma al suo nucleo troviamo una difficoltà di autoregolazione e di funzionamento esecutivo. Questo nucleo resta stabile nel tempo, anche se le manifestazioni cambiano: nel bambino può emergere come impulsività o difficoltà scolastiche, nell’adolescente come disorganizzazione o instabilità emotiva, nell’adulto come problemi di gestione del tempo, delle responsabilità o delle relazioni.
L’ADHD, inoltre, si presenta frequentemente in comorbilità con difficoltà o disturbi di apprendimento (come dislessia, disgrafia, disortografia, e/o discalculia). Le stime indicano che una percentuale significativa di persone con ADHD presenta anche un disturbo specifico dell’apprendimento. Questo intreccio rende il profilo di funzionamento ancora più complesso e spiega perché le difficoltà non siano mai riconducibili a un singolo fattore.
Comprendere questo aspetto cambia profondamente lo sguardo e l’approccio che adottiamo verso noi stessi e gli altri. Non si tratta sempre (o solo?) di mancanza di volontà, di scarso impegno, di quella che “pigramente” viene definita “pigrizia”. Si tratta di funzioni cognitive che regolano il comportamento e che, quando sono fragili, rendono più faticose attività che per altri risultano automatiche.
Conoscere le funzioni esecutive – sapere cosa sono, come operano in noi e negli altri – è quindi uno strumento prezioso. Ci aiuta a leggere meglio ciò che accade nelle interazioni quotidiane, a dare il giusto peso ai comportamenti, a distinguere tra ciò che è scelta e ciò che è fatica. Permette di comprendere quanto queste funzioni siano coinvolte nella comunicazione, negli scambi relazionali e nella capacità di stare con gli altri.
Prendersi cura delle funzioni esecutive significa investire nella possibilità di funzionare meglio, non in modo perfetto ma più consapevole. Significa anche riconoscere che non tutti funzioniamo allo stesso modo, e che capire come funzionano le funzioni esecutive aiuta a costruire relazioni più realistiche, più rispettose e, in definitiva, più umane.