L’inclusione a scuola nasce dalla didattica quotidiana. PariPasso è il nuovo progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione a scuola e alle pratiche di didattica inclusiva, pensate per supportare insegnanti e studenti in percorsi di apprendimento equi e accessibili. Il progetto promuove una scuola inclusiva che valorizza le differenze e sostiene la crescita cognitiva, emotiva e digitale di tutte e tutti.
Quando qualcosa va storto – una risposta impulsiva, una reazione emotiva sproporzionata, un comportamento che sembra fuori controllo – la spiegazione più immediata è spesso la più semplice: non ne ha voglia.
Di impegnarsi, di collaborare, di comportarsi meglio.
Eppure, nella maggior parte dei casi, le buone intenzioni c’erano tutte. Sapevamo cosa fare, come comportarci, cosa sarebbe stato più opportuno. Il problema non è stato il “sapere”, ma il riuscire.
Del resto, chi è che si comporterebbe male volontariamente, addossandosi tutte le conseguenze negative del caso?
Cos’è dunque l’autoregolazione?
L’autoregolazione non coincide con il controllo rigido, né con il reprimere ciò che sentiamo. Non è nemmeno una semplice questione di forza di volontà. Se lo fosse, basterebbe “mettercela tutta” (“tutta” cosa, poi?) e il problema sarebbe risolto.
In realtà, tutti vorremmo fare le cose nel modo corretto:
restare calmi, seguire le regole, portare a termine un compito, non peggiorare una situazione già complicata. Eppure i pasticci succedono. Anche a chi è motivato, consapevole, desideroso di fare bene. L’autoregolazione è la capacità di modulare emozioni, impulsi e pensieri per produrre una risposta possibile in quel momento. È un processo dinamico, influenzato dallo stress, dalla stanchezza, dal contesto e dalle richieste ambientali, ma anche dalla nostra fisiologia e dal nostro funzionamento cognitivo individuale.
Le tre facce dell’autoregolazione
La difficoltà di autoregolazione può manifestarsi in modi diversi. Non riguarda sempre e solo il comportamento visibile, ma può coinvolgere emozioni e processi cognitivi.
Autoregolazione emotiva
In ambito scolastico può emergere come difficoltà a gestire la frustrazione: lo studente che scoppia a piangere per un errore, che reagisce con rabbia a un rimprovero, o che si blocca di fronte a una verifica. Non è un’emozione “esagerata”, ma un’emozione che fatica a rientrare.
Autoregolazione comportamentale
Riguarda il corpo e l’azione: lo studente che fatica a stare seduto, che si alza spesso, che interrompe o agisce senza attendere il proprio turno. Comportamenti che vengono facilmente letti come provocatori, ma che possono anche essere interpretati come una difficoltà a inibire l’impulso motorio.
Autoregolazione cognitiva
Coinvolge il pensiero e l’azione sul compito: lo studente che risponde di impulso senza leggere bene la consegna, che inizia un esercizio senza pianificare, che passa rapidamente da un’attività all’altra senza riuscire a portarne a termine una. Anche il pensiero può essere impulsivo, non solo il comportamento.
Autoregolazione, funzioni esecutive e ADHD
L’autoregolazione è strettamente intrecciata alle funzioni esecutive, quei processi cognitivi che permettono di pianificare, inibire, monitorare e adattare il comportamento. Quando queste funzioni sono fragili, autoregolarsi richiede uno sforzo significativamente maggiore. L’ADHD rappresenta un esempio chiaro di questa complessità, essendo una condizione neurobiologica caratterizzata da difficoltà di autoregolazione e di funzionamento esecutivo. Emozioni, comportamento e pensiero possono risultare meno stabili e più sensibili al contesto.
Le manifestazioni cambiano nel corso della vita:
- nell’infanzia possono apparire come iperattività o impulsività,
- nell’adolescenza come disorganizzazione o instabilità emotiva,
- nell’età adulta come difficoltà nella gestione del tempo, delle responsabilità o delle relazioni.
Non è una mancanza di volontà, ma una regolazione più faticosa e discontinua, che necessita di strategie, supporti e comprensione.
Conoscere l’autoregolazione significa cambiare prospettiva: significa imparare a leggere i comportamenti per ciò che sono: segnali di un sistema che sta facendo il possibile, non scelte intenzionali di opposizione o disinteresse. Prendersi cura delle proprie capacità di autoregolazione – e di quelle degli altri – è un investimento nel benessere emotivo, nelle relazioni e nei contesti educativi. È altrettanto importante riconoscere che chiedere aiuto a professionisti non è un fallimento, ma una forma di responsabilità e consapevolezza.
Forse, prima di chiederci perché qualcuno “non ha voglia”, dovremmo chiederci quanto è faticoso, per lui o per lei, riuscire a regolarsi in quel momento.
È spesso lì che inizia una comprensione più profonda, e una relazione più efficace.