Perché oggi la comunicazione funziona solo come ecosistema? - Disclosers

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Negli ultimi anni il confine tra le diverse discipline della comunicazione si è progressivamente assottigliato. Pubbliche relazioni, marketing, influencer marketing, co-marketing ed eventi non sono più ambiti separati, governati da logiche autonome e KPI indipendenti, ma parti di un sistema più ampio che vive di interazioni continue, contaminazioni e rimandi reciproci.

Questa trasformazione è la conseguenza diretta di un cambiamento profondo nel comportamento delle persone, nel modo in cui si informano, scoprono i brand, costruiscono fiducia e prendono decisioni. Oggi il percorso che porta un consumatore a entrare in relazione con un’azienda si sviluppa lungo traiettorie irregolari, frammentate, spesso non lineari, che attraversano piattaforme digitali, momenti offline, contenuti editoriali, esperienze fisiche e relazioni personali.

Pensare la comunicazione per compartimenti stagni significa ignorare questa complessità.

Pensarla come ecosistema, invece, permette di governarla (ed è quello che cerchiamo di fare in Disclosers).

La frammentazione dell’attenzione come punto di partenza

Diversi report recenti confermano ciò che chi lavora nella comunicazione sperimenta quotidianamente. Il Digital News Report 2024 del Reuters Institute evidenzia una progressiva dispersione dell’attenzione, un aumento dell’uso di piattaforme visive e video-first e una crescente diffidenza verso le fonti percepite come distanti o istituzionali.

Parallelamente, studi come il Trust Barometer di Edelman mostrano come la fiducia si costruisca sempre meno attraverso messaggi unidirezionali e sempre più tramite relazioni, raccomandazioni e contesti credibili.

Si giunge facilmente alla conclusione che oggi nessun singolo strumento è sufficiente: la visibilità non basta se non è accompagnata da autorevolezza, l’esperienza non genera valore se non viene raccontata, il contenuto perde efficacia se non è inserito in una strategia coerente.

PR: il perno della credibilità

Le pubbliche relazioni restano il fulcro di qualsiasi ecosistema di comunicazione maturo.

Non solo perché lavorano sulla reputazione, ma perché costruiscono contesti coerenti che fanno da collante per tutto il resto. Le PR permettono a un brand di posizionarsi all’interno di una conversazione più ampia, di dialogare con media, stakeholder, opinion leader e community, offrendo chiavi di lettura, dati, visione.

E quando dialogano con il marketing e le attività digitali, le PR possono diventare uno strumento strategico perché il racconto editoriale può alimentare campagne, i dati possono orientare le scelte creative, le relazioni costruite nel tempo possono amplificare la portata di un messaggio ben oltre i confini di un singolo canale.

Moltiplicare il valore con il co-marketing 

Il marketing, soprattutto quando integrato in logiche di co-marketing, consente di lavorare sulla scala e sulla rilevanza. Collaborare con brand affini, partner strategici o realtà complementari permette di intercettare pubblici già profilati, condividere valori e costruire narrazioni più ricche, rafforzando le rispettive community.

Il co-marketing funziona quando non è un semplice scambio di visibilità, ma un progetto editoriale o esperienziale pensato per creare valore reale. In questo senso, il dialogo con le PR è fondamentale per mantenere coerenza, evitare sovrapposizioni e garantire che ogni iniziativa rafforzi il posizionamento complessivo del brand.

Influencer marketing e digital PR: dalla reach alla relazione

Anche l’influencer marketing ha attraversato una fase di maturazione. La centralità dei numeri lascia oggi spazio, sempre più spesso, a valutazioni qualitative: credibilità, affinità valoriale, capacità narrativa, relazione con la propria community.

Inserito in un ecosistema, l’influencer marketing diventa uno strumento di relazione. Le collaborazioni più efficaci sono quelle che dialogano con le PR, si inseriscono in una strategia di contenuti più ampia, supportano eventi, raccontano progetti e non singoli prodotti.

Secondo il report The State of Influencer Marketing 2025 di Aspire, i brand che integrano le attività con creator all’interno di strategie cross-channel registrano un impatto maggiore in termini di brand lift e fiducia percepita rispetto a chi utilizza l’influencer marketing in modo isolato.

Eventi: l’esperienza come snodo centrale

La crescente digitalizzazione dei touchpoint ha restituito centralità all’esperienza fisica. Gli eventi assumono così una funzione diversa rispetto al passato: diventano luoghi di produzione di contenuti, attivazione di relazioni e costruzione di narrazioni condivise, capaci di generare valore ben oltre il momento dell’incontro.

Un evento ben progettato genera materiali per i media, contenuti per i social, attivazioni con influencer, occasioni di networking e dati utili per il marketing. Diventa un nodo centrale dell’ecosistema, capace di tenere insieme online e offline, branding e performance, relazione e racconto.

Il ritorno sull’investimento di un evento oggi si misura anche nella sua capacità di vivere oltre il momento stesso in cui accade, alimentando la strategia nel medio-lungo periodo.

Strategia prima degli strumenti

Un punto resta centrale: non esiste un modello unico valido per tutte le aziende. La costruzione di un ecosistema richiede scelte, priorità e una lettura attenta degli obiettivi, del posizionamento e della cultura del brand.

Comprendere le potenzialità di PR, marketing, influencer marketing, co-marketing ed eventi equivale a disporre di una mappa ampia e articolata. La strategia serve proprio a questo: individuare i percorsi più coerenti, definire l’ordine delle azioni e calibrare l’intensità degli interventi. In questa prospettiva, la creatività assume una funzione precisa, legata alla capacità di interpretare il contesto e di progettare connessioni che abbiano senso, durata e impatto.

Verso una comunicazione più consapevole

La comunicazione contemporanea richiede uno sguardo sistemico. Richiede la capacità di pensare in termini di relazioni, di coerenza, di continuità, ma soprattutto, richiede di uscire dalla logica delle azioni isolate per costruire sistemi che reggano nel tempo.

È in questa direzione che si muove il lavoro di Disclosers: raccontare, progettare e attivare strategie in cui le diverse leve dialogano tra loro, adattandosi ai bisogni reali delle aziende e ai comportamenti delle persone, per rispondere a una complessità che è ormai strutturale.


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