Quando la guerra “torna di moda”, il multilateralismo resta l’unica risposta di Flavio Belladonna – asvis.it – 15 gennaio 2026

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Il ritiro degli Usa da trattati e organizzazioni Onu segna un nuovo indebolimento della governance globale, ma il multilateralismo mostra ancora segnali di vitalità. Ora l’Unione europea giochi un ruolo chiave per riformarlo.

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda”. Con queste parole Papa Leone XIV si è rivolto il 9 gennaio al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, concentrando il suo discorso sul tema del multilateralismo e delle Nazioni Unite. L’atteggiamento descritto dal Santo Padre ha condotto l’umanità nel dramma della Seconda Guerra Mondiale, dalle cui ceneri sono poi nate le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali, volute dalla determinazione di 51 nazioni come fulcro della cooperazione multilaterale per prevenire future catastrofi globali, per salvaguardare la pace, difendere i diritti umani fondamentali e promuovere uno sviluppo sostenibile.

Il multilateralismo e l’Onu sono sotto attacco, e non da oggi, ma l’annunciato ritiro degli Usa da organizzazioni internazionali, convenzioni e trattati ritenuti “contrari agli interessi degli Stati Uniti”, con ordine esecutivo firmato il 7 gennaio, segna una escalation senza precedenti. Tra queste c’è la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Unfccc), il trattato alla base di tutti gli altri accordi internazionali sul clima, tra cui quello di Parigi del 2015, ma anche dalle conferenze regionali dell’Onu in Asia e nel Pacifico (Escap), in  Medio Oriente (Escwa) e nel continente americano (Eclac), e addirittura dal Dipartimento economico e sociale dell’Onu (DesaA), che tra l’altro, sovrintende alla definizione degli standard statistici internazionali. “Il ritiro della prima economia mondiale e del secondo maggior emettitore di gas serra dalla Convenzione è davvero deplorevole”, ha commentato il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra. Gli Usa hanno annunciato il ritiro anche dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), il comitato scientifico di riferimento sul clima, nonché da altre organizzazioni legate alla protezione del pianeta, come l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, l’Unione internazionale per la conservazione della natura e il meccanismo Onu-Acqua. Non mancano i ritiri da organizzazioni in favore delle donne, come il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, un’agenzia che promuove il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, e l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere.

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