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Verso un futuro più inclusivo: l’Accessibilità digitale nei progetti di innovazione

Come ha infatti ricordato Alfredo Politano nel suo intervento durante gli ultimi Accessibility Days, possiamo anticipare i bisogni futuri adattando e democratizzando le nuove tecnologie ma succede anche il contrario, come nel caso delle interfacce vocali, nate principalmente per rispondere alle esigenze di persone con disabilità, sono ora considerate il futuro dell’interazione umana avendo aperto la strada al concetto di Zero UI.

Cosa significa “Accessibilità Digitale”

L’accessibilità digitale riguarda la capacità dei prodotti e servizi digitali (siti web, app, terminali self-service, interfacce vocali e conversazionali) di essere fruibili anche da persone con disabilità (visive, uditive, motorie, cognitive) o con bisogni differenti.

Questo implica, ad esempio, di prevedere la navigazione da tastiera, I testi alternativi per le immagini, i sottotitoli per i contenuti audio/video, le interfacce semplificate, un contrasto visivo adeguato e la compatibilità con le più recenti tecnologie assistive. È fondamentale in buona sostanza che chiunque, a prescindere dalle disabilità temporanee o permanenti, possa ricavare la medesima conoscenza dal contenuto digitale proposto.

Recentemente abbiamo ad esempio lavorato per un’azienda specializzata in soluzioni digitali innovative che ha sviluppato una piattaforma B2B per l’erogazione di corsi di formazione online. Seguendo il nostro consolidato approccio metodologico abbiamo eseguito un assessment di accessibilità e usabilità di un chatbot basato sull’AI, con l’obiettivo di ottimizzare l’esperienza dell’utente. Questo approccio ci ha permesso di identificare e dettagliare i principali problemi di accessibilità, assegnando un livello di gravità (alto, medio, basso) a ciascun problema.

Le novità normative: l’Accessibility Act (European Accessibility Act)

A livello europeo questa attenzione ai problemi di accessibilità si è tradotta in un passaggio fondamentale: l’entrata in vigore il 28 giugno scorso dell’European Accessibility Act (EAA), ovvero la Direttiva (UE) 2019/882, recepita dall’Italia tramite il Decreto Legislativo 82/2022. Si tratta di una svolta epocale, perché per la prima volta non saranno coinvolte solo le pubbliche amministrazioni, ma anche le imprese private sopra una certa soglia di fatturato o numero di dipendenti.

Se l’EAA è il cosa, ovvero l’obbligo legale di accessibilità per i prodotti digitali, il come sono invece le WCAG 2.2, ovvero l’ultima versione delle Web Content Accessibility Guidelines, le specifiche tecniche per raggiungere l’accessibilità, pubblicate il 5 ottobre 2023 dal W3C (World Wide Web Consortium). Una nuova versione (WCAG 3.0) è attualmente in lavorazione e prevederanno un ambito di applicazione più ampio (AR/VR) e una maggiore attenzione alle persone con difficoltà cognitive e di apprendimento.

L'impatto dell’EAA sulle aziende

A livello globale, l’Accessibility Act rappresenta una grande opportunità per ripensare i prodotti digitali in modo inclusivo. Per Cefriel, che si occupa da anni del tema rendendo accessibili numerosi prodotti digitali usciti sul mercato, rappresenta un’opportunità per accompagnare le aziende che si affidano alla nostra esperienza nel percorso di adeguamento alla nuova norma.

Rendere infatti i prodotti e i servizi accessibili, significa creare valore per tutti: azienda, dipendenti, clienti, utenti, e tutta la società. Analizziamo quindi perchè per le aziende l’accessibilità può essere un ottimo investimento strategico:


  • Migliore SEO e usabilità: molti criteri di accessibilità migliorano l’esperienza utente per tutti e hanno un impatto positivo sul posizionamento nei motori di ricerca perché questi (soprattutto Google) premiano i siti con una struttura chiara, contenuti ben organizzati e una migliore esperienza utente.

  • Cultura aziendale più inclusiva: l’adeguamento richiede infatti sensibilizzazione, formazione e un’evoluzione culturale che può portare benefici organizzativi a lungo termine per le aziende.

  • Ampliamento del mercato: rendere i propri prodotti e servizi accessibili significa raggiungere e soddisfare i bisogni di molte più persone: sia persone con disabilità, ma anche utenti con bisogni temporanei o diverse modalità di fruizione, fidelizzandoli di conseguenza a lungo termine.

Si rende necessario perciò avviare una riflessione interna: capire qual è lo stato dei propri strumenti digitali, individuare eventuali criticità, investire nella formazione e inserire l’accessibilità come requisito fin dalle prime fasi della progettazione, comunemente definita Accessibility by Design.

Altro aspetto fondamentale è quello che Fabrizio Caccavello ci ha spiegato durante l’evento che si è tenuto in Cefriel lo scorso luglio dedicato all’accessibilità, ovvero l’Accessibilità by Default, chè viene raggiunta con l’utilizzo degli standard html e dei Design System, progettati per contenere componenti sempre accessibili da cui attingere per disegnare le interfacce.

Prevedere l’accessibilità a monte, come cambio di paradigma all’interno delle aziende, è quindi importante ma soprattutto vantaggioso perchè riduce i costi, evitando di cadere nella trappola della tendenza a mettere “pezze” successive molto più costose rispetto al pensare a un prodotto accessibile dall’inizio, e aumenta le opportunità di business, perchè raggiungere il numero più alto possibile di persone rappresenta un ritorno sull’investimento molto elevato.

L’esperienza di Cefriel

Sheri Byrne-Haber, evangelista e sostenitrice dell’accessibilità digitale, ci insegna che “l’Accessibilità non è un problema da risolvere, bensì una cultura da costruire”.

È un percorso che richiede sicuramente tempo, ma che porta con sé un valore aggiunto duraturo: un prodotto digitale più inclusivo è anche un prodotto digitale più efficiente, più moderno e più allineato con le aspettative degli utenti.

Da sempre in Cefriel dedichiamo particolare attenzione al tema dell’inclusività e dell’accessibilità dei prodotti digitali che realizziamo. Siamo stati partner di innovazione per Fondazione LIA – Libri Italiani Accessibili sin dalla sua nascita nel 2011, progettando e realizzando il loro sito catalogo con oltre 35.000 titoli, e abbiamo realizzato assessment di accessibilità e usabilità sia per aziede private che per la pubblica amministrazione.

Ultimamente l’AI sta rivoluzionando anche il campo dell’accessibilità digitale, esistono infatti già decine di strumenti automatici per la rilevazione di problemi di accessibilità ma, come ci ha ricordato Fabrizio Caccavello, questi devono essere usati a supporto del lavoro di un esperto e non per sostituirlo, non riescono infatti a identificare problemi complessi, come la corretta logica di navigazione o l’ordine del focus all’interno di una pagina, aspetti che richiedono invece un test manuale.

Per concludere, in un momento storico in cui l’esperienza utente è determinante nella scelta dei prodotti digitali, l’accessibilità smette di essere un semplice adempimento normativo per evitare sanzioni e diventa parte integrante della qualità del prodotto, da sempre driver distintivo dei progetti realizzati in Cefriel.

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