di Rita Querzè
Il sindacalista: «Promesse non mantenute sui nuovi modelli. L’ex Ilva? Arrivati a questo punto solo lo Stato può salvarla»
Segnali positivi, finalmente, per l’industria a dicembre. Ma per Ferdinando Uliano, alla guida della Fim, i metalmeccanici della Cisl, «i problemi della nostra manifattura restano tali e quali. Le crisi sono davanti agli occhi di tutti, dalla siderurgia all’auto. E non si risolvono da sole».
Il crollo di Stellantis
I dossier più delicati con cui si sta confrontando il settore metalmeccanico si chiamano automotive e Ilva. La Fim ha appena diffuso i dati sulla produzione in Stellantis: solo 380 mila veicoli nel 2025. «Siamo molto preoccupati, gli impianti funzionano al 35% della capacità produttiva. Filosa (il nuovo ceo Stellantis, ndr) ha detto che presenterà il nuovo piano industriale entro la prima metà dell’anno. Non possiamo permetterci di aspettare così a lungo. Va aggiornato subito il piano che presentò Imparato a dicembre 2024. Alcune delle promesse fatte allora non sono state rispettate. Dove sono la nuova Stelvio e la nuova Giulia ibride ed elettriche che dovevano arrivare a Cassino? E che dire di Termoli? Nessuno sa più nulla del progetto della Gigafactory. E la produzione dei cambi portata nello stabilimento può dare lavoro al massimo a 300 lavoratori, ma ne sono presenti 1.800. Paradossalmente, Pratola Serra che fa motori diesel sta meglio: sta lavorando a pieno regime e non c’è cassa integrazione».
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