di Maryam Pezeshki
Il regime di Khamenei spegne internet e ogni tipo di connessione e massacra i manifestanti. Per giustificare questo orribile genocidio, in un modo paranoico, chiama i manifestanti “dei vandali” che per compiacere gli Stati Uniti distruggono il Paese. In Iran non si protesta solo per il pane ma l’obbiettivo è rovesciare completamente un governo corrotto e criminale. Di certo, solo chi proviene dall’interno del sistema crede nelle riforme. La zona grigia che esisteva prima non esiste più. In particolare dopo la guerra di dodici giorni con Israele, è diventato chiaro: chi sostiene veramente il regime e chi gli è completamente contrario. Khamenei non vuole tirarsi indietro dicendo che la Repubblica Islamica non cadrà. Minaccia di rovesciare persino gli Stati Uniti. Un regime che solo in un anno ha impiccato 2200 persone, non ha scrupoli a sparare con proiettili anche da guerra contro manifestanti pacifisti. Le forze della repressione impiegate in Iran non sono prevalentemente costituite da paramilitari Basij, né dai guardiani della Rivoluzione Islamica: sono in modo significativo milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema Khamenei in particolare dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan. Il regime sta facendo affluire i veri jihadisti per mettere ferocemente in atto le uccisioni di massa. Numerosi combattenti Hashd al Shaabi stanno aiutando il regime nelle operazioni di brutale repressione e nel massacro dei manifestanti. I feriti e i morti sono migliaia. Gli ospedali sono al collasso. I manifestanti giovani, chiamati Guardia della Libertà, sono scesi per le strade di tutto il Paese con la chiamata ufficiale del principe Reza Pahlavi. Lui è la figura chiave che unisce le proteste. Un’alta percentuale di iraniani lo considera una figura affidabile, in grado di una transizione democratica, dopo aver superato il rovesciamento del regime. Solo successivamente con un referendum deciderà il popolo se vuole una monarchia o una repubblica costituzionale. Una decisione che deve essere presa unicamente dal popolo iraniano tramite il voto. Ciò che sta per accadere nel Medio Oriente dovrebbe interessare al mondo intero. La rimozione di Khamenei comporterebbe una ricostruzione radicale della mappa geografica del Medio Oriente, poiché il suo regime attuale è centrale nelle alleanze regionali, nel sostegno a gruppi come Hezbollah, Houthi, e nelle dinamiche del potere con Israele, Arabia Saudita, Usa, influenzando conflitti in Siria, Yemen, Libano e Iraq. E poi c’è la questione nucleare, con un potenziale spostamento verso una normalizzazione o un’ulteriore destabilizzazione.