Giustizia digitale. Il filo rosso che attraversa le nostre notizie e le nostre vite

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Roma (NEV), 3 febbraio 2026 – “I titoli recenti che ho letto vanno dagli ultimi tentativi di Donald Trump di possedere la Groenlandia a Taylor Swift che è diventata la seconda più giovane di sempre a essere inserita nella Songwriters Hall of Fame. Non sembra esserci una connessione, ma c’è, ed è la tecnologia digitale”. 

Inizia così il commento di Sara Speicher, Vice Segretaria Generale dell’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (World Association for Christian Communication – WACC), pubblicato pochi giorni fa. 

“Che si tratti di semiconduttori, di aerei militari che necessitano di minerali critici o di algoritmi nei servizi di streaming per amplificare la popolarità, l’influenza della tecnologia digitale permea tutti gli aspetti della nostra vita, ben oltre ciò che la maggior parte delle persone immagina”. 

Cosa succederebbe se i giornalisti adottassero una lente di giustizia digitale sulle notizie che riportano e mettessero in evidenza questo filo rosso che le collega? Speicher osserva che spesso questi temi vengono relegati in apposite sezioni “Tech”, con il rischio di limitare la percezione di quella che lei chiama “enormità dell’impatto del digitale”. 

“La saga della Groenlandia non riguarda solo l’estrazione dei minerali, ma anche la tecnologia di sorveglianza. È anche collegata all’importanza vitale che la spesa tecnologica per gli sviluppi dell’IA ha per la crescita economica degli Stati Uniti – oltre all’insistenza del governo USA su uno sviluppo non regolamentato, anche per motivi di sicurezza” scrive Sara Speicher. Rilanciando i casi del Principe Harry che porta Associated Newspapers in tribunale – che ci ricorda come gli strumenti digitali rendono possibile ascoltare, estrarre dati e tracciare i movimenti anche dei meno giovani di noi – e quello dell‘immagine generata dall’IA di un ponte ferroviario danneggiato nel nord dell’Inghilterra, pubblicata sui social media, che ha portato le compagnie ferroviarie a cancellare i treni. Dalle chiusure di Internet che nascondono una repressione violenta. 

“Carenza d’acqua? È una storia sul cambiamento climatico, oppure uno scandalo dell’industria privata e, sempre più spesso, un dilemma di intelligenza artificiale.

L’IA identificherà soluzioni ambientali prima che i grandi data center in costruzione per aumentare la sua potenza prosciughino ulteriormente le comunità?” si chiede Speicher, che parla anche di quanto possa essere positiva la tecnologia digitale, se usata bene. “Le questioni di giustizia digitale sono il filo conduttore che attraversa le nostre notizie e le nostre vite – rendendo questo un punto focale comune. I sostenitori dei diritti alla comunicazione lo sanno già, in parte. Il pericolo è che pensiamo che questo sia ovvio a tutti gli altri [… . Assicuriamoci che i fili rossi della giustizia digitale siano visibili nelle nostre famiglie, scuole, luoghi di lavoro, organizzazioni comunitarie, media e altro ancora. Quando le realtà vengono svelate, finalmente si possono fare passi avanti verso la giustizia”. 

La WACC propone diverse azioni e mette a disposizione molti strumenti per aumentare la consapevolezza sulla giustizia digitale. In un recente incontro promosso online da WACC Europe, guidato dall’esperta di IA Erin Green, è emersa l’importanza di queste risorse, fra cui il corso “Just Digital”.


Per saperne di più: 

WACC | The red thread in the news 

Digital Justice 

Digital Communication Rights 

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