Un quadro macro che esige prudenza - weekly outlook | 10 02 2026 - Format Research

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso, nella riunione di inizio febbraio, di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, sottolineando come le prospettive di inflazione restino più incerte del consueto a causa del contesto geopolitico e commerciale globale.
La scelta segnala prudenza: l’inflazione rientra, ma il ciclo economico non è ancora sufficientemente robusto da assorbire shock esterni.

Un quadro macro che esige prudenza – weekly outlook | 10 02 2026 e pressioni più selettive sui prezzi

I dati sui prezzi confermano questa lettura. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a gennaio 2026 l’inflazione italiana si è attestata all’1,0% su base annua, con un’inflazione di fondo all’1,8%. A livello europeo, Eurostat stima un’inflazione dell’area euro all’1,7%, in calo rispetto al 2,0% di dicembre. La discesa dei prezzi alla produzione industriale, diminuiti del 2,1% su base annua nell’area euro, rafforza, inoltre, l’idea di un allentamento delle pressioni a monte delle filiere. Tuttavia, alcune componenti restano più dinamiche, in particolare alimentari e servizi legati all’abitazione, con effetti diretti sul costo della vita.

Consumi deboli e commercio sotto pressione

La frenata dei consumi emerge con chiarezza dai dati sul commercio al dettaglio. In Italia, segnala Istat, a dicembre 2025 le vendite sono diminuite dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume rispetto al mese precedente, coinvolgendo sia i beni alimentari sia quelli non alimentari; dato inferiore alle attese, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio.

Anche il contesto europeo non mostra segnali di inversione: il volume del commercio al dettaglio è calato dello 0,5% sia nell’area euro sia nell’Unione europea, secondo Eurostat. Questi dati suggeriscono una domanda ancora prudente.

Contestualmente, il disagio sociale misurato da Confcommercio nel suo Misery Index, scende di due decimi di punto a gennaio rispetto a dicembre: l’Ufficio Studi Confcommercio vede un’inflazione che, al netto di qualche oscillazione, dovrebbe rimanere sui livelli registrati nei periodi più recenti e anche sul versante del mercato del lavoro non sono attese, nel breve periodo, sostanziali modifiche rispetto alle attuali dinamiche, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe mantenersi ai minimi storici.

Attività produttiva e costruzioni: segnali di indebolimento

Sul fronte produttivo, l’indicatore €-coin di Banca d’Italia evidenzia una lieve diminuzione a gennaio, pur restando in territorio coerente con una fase di espansione. Più critico appare il settore delle costruzioni: l’Indice HCOB PMI® del settore edile italiano è sceso a 47,7, segnalando una contrazione dell’attività e dei nuovi ordini, la più marcata degli ultimi cinque mesi. Il comparto risente della fine di alcuni stimoli straordinari e di un contesto di domanda più debole, con effetti potenzialmente rilevanti sull’occupazione.

Lavoro: domanda presente, ma squilibri strutturali

Il mercato del lavoro mostra una tenuta complessiva, ma con fragilità strutturali. In Friuli-Venezia Giulia, nel 2025 quasi il 40% delle imprese del terziario ha avviato ricerche di personale, a fronte però di persistenti difficoltà di incontro tra domanda e offerta e di un tema irrisolto di tutele e dumping contrattuale, secondo le ricerche Ebiter Fvg con Format Research e Ires Fvg.

A livello nazionale, come emerge dalla nuova Dashboard Unioncamere–Excelsior, realizzata con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il ruolo dei lavoratori stranieri appare sempre più centrale: oltre il 34% delle imprese italiane occupa lavoratori stranieri e i dipendenti non italiani superano il 13% del totale, con incidenze particolarmente elevate in turismo, agricoltura, manifattura ed edilizia.

La questione demografica rende questo contributo strutturale: come ricordato dall’ABI in audizione parlamentare, la riduzione della popolazione in età lavorativa rappresenta un vincolo alla crescita, ma esistono margini di recupero legati a una migliore valorizzazione del capitale umano.

Tecnologia, pagamenti e trasformazioni di lungo periodo

Al di là delle dinamiche cicliche, emergono trasformazioni di lungo periodo. La BCE ribadisce che l’euro digitale non è un progetto accessorio, ma parte del mandato di garantire mezzi di pagamento sovrani anche nell’economia digitale, in un contesto in cui il contante non copre più tutte le esigenze.

Parallelamente, l’adozione delle tecnologie digitali accelera: nel 2025 oltre il 52% delle imprese europee ha utilizzato servizi cloud a pagamento (Eurostat), mentre più di un terzo dei cittadini dei Paesi OCSE ha sperimentato strumenti di intelligenza artificiale generativa, seppur con forti differenze tra gruppi sociali.

Un quadro macro che esige prudenza (Nella foto Milano, stadio, architettura – finito di scrivere il 9 febbraio)
Recapiti
redazione