Prof. Umberto Vespasiani Gentilucci: “La probabilità di sviluppare un carcinoma epatocellulare si annulla quasi del tutto quando la risposta alle terapie per la malattia è adeguata”
La colangite biliare primitiva (PBC) è una malattia epatica autoimmune rara e cronica, che accompagna i pazienti per tutta la vita. Negli ultimi anni, grazie a una diagnosi più precoce e a terapie sempre più efficaci, la prognosi è nettamente migliorata. Tuttavia, il timore di possibili complicanze a lungo termine, in particolare lo sviluppo di un tumore al fegato, rimane una delle principali preoccupazioni per chi convive con questa patologia.
Il rischio di carcinoma epatocellulare (HCC), il principale tumore primitivo del fegato, è infatti complessivamente più elevato nelle persone affette da PBC rispetto alla popolazione generale, ma non tutti i pazienti presentano lo stesso livello di rischio. Comprendere chi è realmente più esposto a questa complicanza, quali fattori influenzino maggiormente la probabilità di sviluppare il tumore e in che misura i trattamenti per la PBC oggi disponibili riescano a ridurla, è fondamentale per evitare allarmismi e promuovere una gestione consapevole della malattia.
Già lo scorso anno, OMaR aveva chiesto al prof. Umberto Vespasiani Gentilucci, responsabile dell’Unità Malattie Autoimmuni e Metaboliche del Fegato della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma e professore associato di Medicina Interna presso lo stesso ateneo, di fare il punto sulle novità terapeutiche e sulle prospettive di trattamento della PBC. In questa nuova intervista, l’attenzione si sposta appunto sul rischio di carcinoma epatocellulare e sul suo reale impatto nella colangite biliare primitiva.
L’esperto ci ha aiutato a fare chiarezza su questi aspetti, altrettanto centrali per i pazienti e i loro familiari. Dalla relazione tra infiammazione epatica cronica, fibrosi e cirrosi, fino al ruolo determinante della risposta alle terapie di prima e seconda linea, il prof. Vespasiani Gentilucci spiega perché oggi, nella PBC, il rischio di carcinoma epatocellulare può essere fortemente ridotto e, in molti casi, quasi annullato.
QUANTO AUMENTA DAVVERO IL RISCHIO DI TUMORE AL FEGATO NELLA PBC E IN QUALI PAZIENTI È PIÙ ALTA LA PROBABILITÀ DI INCORRERE IN QUESTA COMPLICANZA?
“Nella colangite biliare primitiva il rischio di sviluppare un tumore del fegato, chiamato carcinoma epatocellulare (HCC), è più alto rispetto alla popolazione generale, ma non è uguale per tutti i pazienti”, precisa Vespasiani Gentilucci. “Il rischio è aumentato soprattutto in coloro che hanno cirrosi epatica, negli uomini (anche se la PBC è più frequente nelle donne) e in chi non risponde in maniera adeguata alle terapie. Nei pazienti con PBC senza cirrosi e con malattia ben controllata, il rischio di HCC è invece molto basso, se non del tutto assente”.
PERCHÉ LA PBC PUÒ PORTARE ALLO SVILUPPO DI UN TUMORE AL FEGATO?
“La PBC è una malattia cronica: se non adeguatamente controllata, nel tempo provoca un'infiammazione continua del fegato. Questa infiammazione danneggia progressivamente le cellule epatiche e favorisce la formazione di fibrosi e poi di cirrosi, creando un ambiente in cui tali cellule possono evolvere verso una trasformazione neoplastica. In pratica, più a lungo il fegato resta infiammato e danneggiato, più aumenta il rischio che alcune cellule diventino tumorali, ma ciò si verifica quasi esclusivamente quando si è arrivata a sviluppare una cirrosi”.
LE TERAPIE PER LA PBC RIDUCONO IL RISCHIO DI TUMORE AL FEGATO?
“Sì, molto. I pazienti che rispondono bene all’acido ursodesossicolico (UDCA) hanno un rischio di HCC nettamente più basso. Anche i farmaci di seconda linea (usati quando l’UDCA non è sufficiente ad ottenere una risposta adeguata) riducono notevolmente il rischio se riescono a controllare bene la malattia. In sintesi, controllare bene la PBC significa proteggere il fegato e ridurre il rischio di tumore, che si annulla quasi del tutto quando la risposta alle terapie è adeguata”.
COME SI FA OGGI LA SORVEGLIANZA PER L’HCC NEI PAZIENTI CON COLANGITE BILIARE PRIMITIVA?
“Nei pazienti con PBC e cirrosi, o con rischio elevato, si raccomanda una sorveglianza regolare, perché scoprire il tumore in fase precoce cambia molto la prognosi. Di solito si utilizza l'ecografia del fegato ogni 6 mesi, a volte associata a un esame del sangue (il test dell'alfa-fetoproteina, AFP), anche se l’ecografia resta l’esame principale. Nei pazienti senza cirrosi e con buona risposta alla terapia, la sorveglianza sistematica non è necessaria e viene eventualmente valutata caso per caso dal medico”.
IN MERITO AL RISCHIO DI TUMORE AL FEGATO NELLA PBC, QUALI SONO OGGI LE DIFFICOLTÀ PRINCIPALI E COSA CI SI ASPETTA IN FUTURO?
“In questo contesto, oggi le principali sfide sono identificare con precisione chi è davvero a rischio di HCC, evitare controlli inutili nei pazienti a basso rischio e migliorare l’aderenza alle terapie e ai controlli periodici. Le prospettive future sono positive, perché stanno arrivando nuovi farmaci sempre più efficaci e si lavora su strumenti più precisi per stimare il rischio individuale. L’obiettivo è una medicina sempre più personalizzata, con controlli mirati solo a chi ne ha davvero bisogno”.