Quando la tecnologia va verso il futuro: il nuovo impianto cocleare “smart”

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Memoria interna, aggiornamenti automatici e gestione semplificata: così la nuova generazione di impianti migliora la qualità di vita dei pazienti 

Al Policlinico di Bari un bambino di 11 anni con una grave perdita uditiva è stato sottoposto all’impianto di un dispositivo cocleare che apre nuove possibilità nel recupero dell’udito. L’équipe di otorinolaringoiatria, diretta dal professor Nicola Quaranta, ha impiantato un dispositivo cocleare Nucleus Nexa, dell’australiana Cochlear, che è dotato di memoria interna e sistemi di controllo avanzati, con l’obiettivo di migliorare non solo l’ascolto ma anche la gestione clinica del percorso terapeutico. Per il giovane paziente, già portatore di un impianto monolaterale, questo passo rappresenta il primo caso nel suo genere a Bari.

La tecnologia consentirà di recuperare l’udito stereofonico e una migliore discriminazione vocale, con benefici evidenti soprattutto in contesti complessi come la scuola, dove rumore di fondo e conversazioni multiple rendono difficile seguire le lezioni. Ne abbiamo parlato direttamente con il Prof. Quaranta.

UN IMPIANTO “SMART” CON MEMORIA INTERNA

 “L’impianto cocleare di nuova generazione, già in commercio da alcuni mesi, introduce una novità sostanziale, la presenza di una memoria interna”, ci spiega il Prof. Quaranta. “Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché consente all’impianto di recepire automaticamente eventuali innovazioni future. In passato, l’evoluzione tecnologica obbligava spesso a nuovi interventi chirurgici. Dopo dieci o quindici anni, molti pazienti dovevano essere rioperati per sostituire dispositivi ormai superati. Oggi questo rischio si riduce drasticamente. Grazie alla memoria integrata, l’impianto è in grado di autoaggiornarsi, evitando nuove operazioni e rendendo il percorso terapeutico più semplice e sicuro”.

TECNOLOGIA PIÙ AVANZATA, GESTIONE PIÙ SEMPLICE

“Il vantaggio – sottolinea Quaranta – non è solo legato all’innovazione tecnologica, ma anche alla gestione pratica del dispositivo. L’impianto cocleare è composto da una parte interna e da un processore esterno. In passato, ogni volta che si cambiava il processore era necessario richiedere le mappe al centro di riferimento o ai produttori, con tempi e procedure più complesse. Oggi, invece, l’impianto contiene già al suo interno tutte le informazioni necessarie. Basta collegare il nuovo processore e il sistema si regola automaticamente, acquisendo i dati dalla componente interna. È un meccanismo molto simile a quello di uno smartphone. Si accende il nuovo dispositivo e, inserendo il proprio account, si ritrovano già tutte le impostazioni. Rispetto al passato, quindi, non si parla più di un sistema “passivo”, che necessita continuamente di interventi esterni. L’impianto attuale è dotato di una memoria che gli consente di autoaggiornarsi e automantenersi. Ciò si traduce in una gestione più semplice del paziente”.

COSA CAMBIA PER IL RECUPERO DELL’UDITO

“Dal punto di vista del recupero uditivo, il principio di funzionamento resta simile ai modelli precedenti. La differenza sta soprattutto nella strategia di stimolazione e nel processore esterno, che è più moderno rispetto alle versioni precedenti. Il risultato – prosegue Quaranta – è un miglioramento progressivo delle prestazioni e una maggiore possibilità di affinare la qualità dell’ascolto nel tempo, grazie all’evoluzione della tecnologia. Questo tipo di impianto è ormai lo standard. I modelli precedenti non sono più forniti e il nuovo sistema è compatibile con tutti i processori esterni. Non ci sono quindi criteri clinici particolari o limitazioni nella scelta dei pazienti, l’impianto è adatto a tutti e non comporta rischi aggiuntivi. Per il paziente, nella vita di tutti i giorni, non cambia nulla. Non sono richieste precauzioni particolari e le modalità di utilizzo restano le stesse. La vera differenza emerge nel tempo, in caso di necessità, anche lontano dal centro che ha effettuato l’impianto, l’assistenza è più semplice e immediata. Oggi, ad esempio, se un paziente si trova in un’altra città, può essere seguito senza difficoltà da un altro centro. In passato, invece, era spesso necessario tornare nel luogo in cui era stata effettuata la prima regolazione”.

UN PASSO AVANTI ANCHE PER LA SANITÀ TERRITORIALE

Abbiamo voluto diffondere la notizia perché in questi anni si era diffusa l’idea che in Puglia non fossero ancora disponibili le tecnologie più avanzate. L’introduzione di questo impianto dimostra il contrario ed evita così ai pazienti di doversi spostare in altre Regioni per ricevere cure aggiornate”, conclude il professore.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Ivana Barberini)