Gli accordi commerciali dell’UE con i Paesi terzi: un tentativo di risposta a Trump - BistonciniPartners

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7 minuti di lettura

Bruxelles, febbraio 2026

Introduzione

Nell’ultimo decennio la politica estera dell’Unione europea è stata interessata da una serie di cambiamenti che continuano a determinare una ridefinizione delle relazioni con i Paesi terzi, in tempi e con modalità non sempre facilmente immaginabili: dalla riduzione al minimo delle relazioni con Paesi confinanti – la Russia in seguito all’aggressione dell’Ucraina – alla costruzione di nuovi tipi di rapporti con chi prima faceva parte della stessa unione – il Regno Unito, dopo il voto a favore della Brexit del 2016 – per finire a quelli in costante evoluzione (o meglio involuzione) con alleati storici – gli Stati Uniti d’America, nel corso delle due amministrazioni Trump.

L’esempio degli USA è sicuramente uno dei più calzanti per comprendere come la ridefinizione degli scenari possa impattare anche sull’economia della UE e sul business delle imprese europee. È sufficiente considerare che nel 2016 le esportazioni verso gli USA rappresentavano il 20,8%[1] delle esportazioni totali extra UE e nel 2024 addirittura il 23,8%[2]. Tenendo a mente questi dati è evidente quanto le aggressive politiche commerciali della Casa Bianca possano creare un problema all’export ed incidere sulla solidità di molte imprese.

I dazi annunciati, ritrattati, concordati e continuamente messi in discussione negli ultimi due anni non solo complicano nell’immediato le relazioni commerciali tra Washington e Bruxelles, ma rappresentano soprattutto una fonte di incertezza per il futuro.

Anche per far fronte all’incertezza e ridurre le dipendenze, negli ultimi mesi, la Commissione europea – principalmente nelle figure della presidente Ursula von der Leyen e del Commissario UE per il commercio e la sicurezza Maroš Šefčovič – sta lavorando per promuovere accordi di libero scambio con Paesi terzi, al fine di favorire lo sviluppo di mercati alternativi e creare, dunque, una maggiore diversificazione. Una scelta che nel fine prescinde dai rapporti con lo storico alleato transatlantico, ma che, nei tempi, da questi è stata resa ancora più urgente.

In breve i principali accordi di libero scambio portati avanti dall’UE negli ultimi mesi per attuare tale strategia sono:

UE-Mercosur

Il più discusso tra gli accordi di libero scambio che riguardano l’UE è indubbiamente quello con il Mercosur, mercato comune che comprende – con status differenti – numerosi Paesi dell’America Latina. Le negoziazioni per il raggiungimento di un accordo commerciale sono iniziate a cavallo del nuovo millennio, spesso accompagnate da numerose polemiche legate spesso ai dubbi sulla possibile concorrenza per le imprese UE e, in particolar modo, per alcune filiere (produttori agricoli su tutti).

Dopo diverse fasi di trattative nel dicembre 2024 è stata annunciata la conclusione dei negoziati per un innovativo accordo di partenariato UE-Mercosur. Nel settembre 2025 la Commissione ha avviato il processo di ratifica dell’accordo che, nelle stime,dovrebbe creare, la più grande zona di libero scambio al mondo, coprendo un mercato di oltre 700 milioni di consumatori, e aumentando le esportazioni annuali dell’UE verso il Mercosur fino al 39% (pari a 49 miliardi di euro).

Le imprese europee dovrebbero beneficiare di una riduzione degli attuali dazi del Mercosur sulle esportazioni europee (si parla di riduzione delle tariffe per oltre il 91% dei beni esportati verso l’area), su prodotti come ad esempio automobili (attualmente 35%), macchinari (14-20%) prodotti farmaceutici (fino al 14%), prodotti chimici (fino al 18%), tessile/abbigliamento (fino al 35%), scarpe di pelle (fino al 35%), vini/alcolici (27-35%). L’accordo prevede inoltre l’istituzione di solide clausole di salvaguardia bilaterali per proteggere i prodotti europei dell’agroalimentare sensibili a eventuali aumenti dell’import.

Lo scorso 9 gennaio il Consiglio dell’Ue aveva autorizzato la firma dei due accordi strategici che compongono l’accordo con il Mercosur: l’Accordo di partenariato (EMPA) e l’Accordo commerciale provvisorio (iTA), in quello che sembrava essere l’ultimo passaggio per la ratifica finale. Nel corso dell’ultimo chilometro c’è stato tuttavia un ulteriore colpo di scena. Il Parlamento europeo, il 21 gennaio, ha approvato una risoluzione che chiede il rinvio alla Corte di giustizia dell’Unione europea per verificare la compatibilità dell’accordo con i Trattati dell’UE. Il voto per il “congelamento” è passato grazie al supporto di diverse forze politiche – come l’estrema destra e l’estrema sinistra – ed al convinto sostegno di alcune delegazioni nazionali di Paesi da sempre ostili a questo tipo di accordo – come Francia e Polonia.

Adesso il Parlamento, per votare il via libera all’intesa, dovrà attendere l’esame della Corte, un processo che richiederebbe tra i 18 e i 24 mesi. Durante questo periodo la Commissione potrebbe scegliere di adottare ugualmente l’accordo in via provvisoria, ma la decisione rappresenterebbe una scelta forte sotto il profilo politico.

Accordo globale con il Messico

Parallelamente all’accordo con il Mercosur, l’Ue aveva avviato il processo di ratifica per una versione modernizzata dell’accordo globale che regola i rapporti tra i mercati UE e Messico dal 2000.

Il nuovo accordo – che a differenza di quello con il Mercosur, per il momento, non dovrà essere soggetto a una valutazione della Corte – dovrebbe favorire l’aumento delle esportazioni agroalimentari dell’UE grazie all’eliminazione di dazi elevati e render più semplice per le imprese europee partecipare a gare d’appalto, investire e offrire servizi in numerosi settori in Messico. L’intesa dovrebbe inoltre contribuire a garantire un approvvigionamento più sicuro di materie prime essenziali per la transizione verde e digitale.

Accordo di libero scambio UE-India

Martedì 27 gennaio l’UE e l’India hanno concluso i negoziati su un Accordo di Libero Scambio (FTA), segnando il più grande accordo commerciale mai raggiunto da entrambe le parti. L’FTA, nelle stime della Commissione, dovrebbe raddoppiare le esportazioni di beni dell’UE verso l’India entro il 2032.  Eliminando o riducendo i dazi sul 96,6% delle esportazioni, l’accordo dovrebbe consentire alle imprese UE un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi doganali.

L’India si è impegnata nell’apertura commerciale più ambiziosa mai offerta a un partner eliminando in gran parte gli elevati dazi su automobili, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici.

Inoltre, l’India ridurrà o eliminerà dazi spesso proibitivi su esportazioni chiave dell’UE come vini, olio d’oliva e prodotti agricoli trasformati, l’accordo non si applica a carne bovina, pollame, riso e zucchero, poiché tutte le importazioni indiane devono continuare a rispettare pienamente gli elevati standard dell’UE in materia di sicurezza alimentare e norme sanitarie. Lato UE i testi dell’accordo dovranno ora ottenere il via libera di Consiglio e Parlamento.

Il mercato dei dati: l’accordo con il Brasile e il Digital Trade Agreement con Singapore

Come ultimo punto vale la pena sottolineare un altro campo in cui l’Unione europea sta cercando di raggiungere nuovi accordi di libero scambio: la creazione di spazi di flussi dati. In tal senso lo scorso 27 gennaio la Commissione europea e il Brasile hanno adottato decisioni di adeguatezza reciproca sul trattamento dei dati personali, riconoscendo l’equivalenza dei rispettivi livelli di protezione. Ciò consente il libero e sicuro flusso di dati tra UE e Brasile senza ulteriori adempimenti, favorendo il commercio digitale, riducendo i costi e garantendo certezza giuridica alle imprese. L’accordo crea la più grande area mondiale di scambio sicuro di dati, coinvolgendo 670 milioni di consumatori, e si inserisce nel quadro del rafforzamento delle relazioni UE-Mercosur, con un forte valore economico e geopolitico.

Precedentemente all’accordo con il Brasile, la Commissione aveva riconosciuto egualmente già numerosi Paesi come ad esempio Argentina, Canada, Giappone, Jersey, Stati Uniti e Uruguay.

Inoltre, sempre legato al mondo digitale, dal 1° febbraio 2026 è in vigore il Digital Trade Agreement con Singapore, che rappresenta il primo accordo bilaterale digitale autonomo dell’UE. L’accordo tutela i consumatori garantendo un ambiente online sicuro, rafforza la certezza giuridica per le imprese grazie alla digitalizzazione delle procedure e alla validità dei documenti elettronici, e promuove un commercio digitale equo contrastando pratiche protezionistiche.


[1] 363.593.577.252 € su 1.745.289.111.690 €, fonte https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/statistics?includeUK=true (UK incluso)

[2] 535.294.228.916 € su 2.248.234.288.838 €, fonte https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/statistics?includeUK=true (UK incluso)

Recapiti
Simone Vellucci