Il 23 gennaio era stata inaugurata una mostra di architetti-pittori di formazione milanese al Museo Diocesano di Mantova con una dozzina di suoi quadri. E negli stessi giorni era uscito un nuovo numero de «l’immaginazione» con un suo disegno in copertina. Quest’anno era iniziato sotto le insegne del pittore. Consonni dipingeva da tanti anni ma certo non era solo o principalmente pittore. Era tante cose insieme.
È stato un insegnante di urbanistica molto amato da diverse generazioni di studenti. È stato un polemista contro gli architetti e le amministrazioni pubbliche prive di un’idea sociale delle città. È stato uno studioso di letteratura e di poesia, amico e sodale di Franco Loi e Raffaello Baldini. Ma per l’Einaudi è stato soprattutto un poeta, e un poeta fra i più importanti. Cinque libri nella collana «bianca» fra il 1997 e il 2025: Vûs, Luì, Filovia, Pinoli, Il conforto dell’ombra.
Un percorso che lo ha condotto a levigare progressivamente un doppio stile che convive nelle sue raccolte: da un lato una poesia sulla natura con descrizioni di piante e animali sempre più rastremate, quasi degli haiku, con una forza di evocazione concentrata; dall’altro una versificazione narrativa più distesa a ripercorrere un mondo che non c’è più attraverso pagine autobiografiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Molto apprezzata da raffinati studiosi e critici come Cesare Segre, Clelia Martignoni, Angelo Stella, la sua poesia era comunque in grado di toccare semplici lettori per la sua capacità di coniugare profondità e immediatezza.
Nato in Brianza, ha molto amato Milano e ha saputo descriverne i cambiamenti in sintesi aforistiche o narrative (e gli bastava un giro in filovia per capire e farci capire tutto). Ma negli ultimi anni era incupito dalle pieghe che il «modello Milano» aveva preso e deplorava un’architettura sempre più prona all’affarismo imprenditoriale, con la benedizione dell’amministrazione comunale. La sua intransigenza sulle questioni di ordine politico-morale era netta, così come spiccata era la sua dolcezza verso gli amici, gli uccelli, gli alberi.
Mancherà la sua voce, mancherà la sua bella faccia, l’affettuosa convivialità di cui lui e la moglie Graziella erano maestri. Ma rimarranno i suoi versi, come questi che sembrano un saluto:
Morire si muore
ma ci saremo sempre
all’arrivo delle rondini.