L’irrigazione sopra-chioma in arboricoltura oggi | Rizzoli Education

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Quando si parla di irrigazione in arboricoltura si fa normalmente riferimento a sistemi fissi di irrigazione. Questi in genere permettono l’ottimizzazione della tecnica con interventi ritagliati a misura di coltura ed apporti più parsimoniosi e mirati che, pur se frequenti, ma che mirano ad assecondare al meglio le esigenze idriche della coltura. Con i sistemi fissi si riducono gli sprechi idrici e, a fronte di maggiori costi iniziali dell’impianto di irrigazione stesso, rendono l’esecuzione della pratica irrigua meno costosa e meno faticosa. 

IMPIANTI A PIOGGIA

Gli impianti di irrigazione fissi sopra-chioma sono quelli che bagnano la pianta dall’alto simulando la pioggia naturale, tanto che questo sistema di irrigazione viene comunemente definito ‘a pioggia’. Si tratta della prima tipologia di sistemi di irrigazione fissi adottata in arboricoltura e che per molti anni hanno rappresentato la soluzione tecnica più diffusa se non addirittura unica. Già da diversi anni però, con l’introduzione della cosiddetta microirrigazione, goccia in particolare ma anche nebulizzazione sotto-chioma, questa soluzione irrigua in diverse realtà nazionali ha segnato il passo per un lungo periodo fino ad essere negli ultimi rivalutata come importante strumento di contrasto ai cambiamenti climatici in atto. I principali liniti di questo sistema consistono innanzitutto nella modesta efficienza irrigua (quantità di acqua capitalizzata dalla coltura rispetto a quella totale distribuita), negli elevati volumi idrici di cui necessità, nel fatto che bagnano tutta la superficie del terreno e nel costo più elevato (quasi triplo), rispetto ai sistemi di irrigazione a goccia. 

Oggi però, nella frutticoltura specializzata, l’impianto sopra-chioma il più delle volte è addirittura complementare ad un sistema sotto-chioma. Al primo viene demandata la funzione antibrina, acclimatante, cosmetica e di irrigazione con volumi elevati nella fase avanzata di maturazione dei frutti. Al secondo l’irrigazione ad inizio ciclo vegetativo, la fertirrigazione e l’irrigazione di mantenimento. Poter contare su di un sistema sopra-chioma, che irriga tutta la superficie significa essere in grado di contrastare eventi climatici particolarmente siccitosi quanto, talvolta, in relazione alle esigenze della specifica coltura, il sistema a goccia può evidenziare alcune criticità derivanti dalla eccessiva localizzazione degli apporti possibili.

Gli impianti a pioggia sono sistemi costruttivamente molto semplici e con modeste esigenze di manutenzione che peraltro dipendono anche dal numero di irrigatori che insistono in un ettaro. Questi in effetti possono avere un raggio di lavoro, la cosiddetta gittata, che, spaziando fra i 5 ed i 25 metri, comportano sesti fra gli irrigatori che possono essere anche molto differenti a seconda delle scelte tecniche. Ovviamente le gittate maggiori hanno maggiori esigenze in termini di portata e pertanto le necessità idriche complessive per ettaro di un sistema a pioggia possono essere molto variabili. Oggi, grazie all’interessante introduzione di nuove tipologie di irrigatori è il caso di distinguere fra impianti a bassa portata ed impianti a postata classica.

Impianti a bassa portata – Sono gli impianti di ultima generazione particolarmente adatti alla funzione complementare dell’irrigazione nell’arboreto. In genere prevedono l’utilizzo di irrigatori con gittata variabile fra i 4 ed i 15 metri con portate per ettaro che non superano i 500/600 litri al minuto per ettaro. Dal punto di vista irriguo richiedono molte ore di funzionamento tanto che per generare, per esempio, una precipitazione di 30 millimetri necessitano di 8/10 ore di funzionamento. Relativamente alla funzione acclimatante invece emerge l’aspetto innovativo di questa soluzione che con ripetuti interventi molto brevi permette, senza un eccessivo dispendio idrico (pochi millimetri), di abbassare la temperatura di alcuni gradi centigradi nelle ore più calde dei periodi più torridi mettendo la pianta in condizioni fisiologiche più accettabili. In questi casi non è la quantità di acqua a generare il raffrescamento ma la presenza di questo ‘cuscinetto di rugiada’. Allo stesso modo irrigatori a bassa portata permettono di realizzare l’irrigazione antibrina può essere realizzata utilizzando molta meno acqua con ovvi vantaggi sia rispetto alle condizioni di bagnatura del terreno che in relazione alla maggiore superfice servibile in funzione della quantità di acqua complessivamente disponibile. Avendo per esempio a disposizione 3.000 litri di acqua al minuto è evidente che con un impianto che richiede 500 litri al minuto per ettaro si possono proteggere 6 ettari contemporaneamente mentre nel caso di impianto con portata di 1.500 litri al minuto per ettaro se ne possono servire solo 2. Un ulteriore vantaggio dell’irrigazione a pioggia valorizzato ulteriormente dall’adozione di irrigatori a bassa portata riguarda gli effetti cosmetici sui frutti che, grazie alla creazione di ‘rugiade’ frequenti e ripetute con costanza, migliorano la pigmentazione dei frutti

Impianti a portata standard – Negli impianti più classici si utilizzano irrigatori con gittate che possono spaziare fra i 15 ed i 25 metri e portate complessive per ettaro che variano fra i 1.000 ed i 3.500 litri al minuto. Ovviamente con una pluviometria di questo tipo per generare una precipitazione di 30 millimetri il tempo di funzionamento in questo caso è limitato a tempi variabili fra 1,5 e 5,0 ore. È evidente che in questo caso interventi acclimatanti o antibrina sono decisamente più complessi da gestire.

Altre peculiarità dell’irrigazione a pioggia

Con l’irrigazione a pioggia tutta la superficie di terreno viene bagnata con volumi che, per la loro abbondanza, permettono di effettuare turni di irrigazione meno frequenti rispetto all’irrigazione sotto-chioma che è generalmente localizzata. I volumi elevati sono indispensabili per potere raggiungere un adeguato livello di profondità di bagnatura del terreno, che dipenderà in modo particolare dalla profondità dell’apparato radicale della specie. A questo proposito si consideri che la maggior parte dei disciplinari regionali di produzione integrata prescrive che nel calcolo del bilancio idrico delle colture arboree i primi 5 millimetri di precipitazione non debbano essere considerati. Questo significa che, facendo riferimento ad una pluviometria di 500/600 litri al minuto per ettaro i primi 80/100 minuti di irrigazione non hanno utilità irrigua mentre, nel caso di una pluviometria variabile fra i 1.000 ed i 3.500 litri al minuto per ettaro, sarebbero nulli solo i primi 15/50 minuti di irrigazione.  La possibilità di apportare volumi grandi volumi di acqua nel periodo più prossimo alla maturazione dei frutti, per alcune specie in particolare, può essere molto importante ai fini dell’accrescimento. Non da ultimo si ricorda l’efficacia dei lavaggi notturni sulla melata di Psylla del pero, talvolta più efficaci di un trattamento chimico e comunque funzionali all’efficacia dello stesso. Per contro si consideri però che la bagnatura fogliare abbondante e prolungata può essere una condizione che favorisce lo sviluppo di malattie fungine.

Claudio Corradi

Fig. 1

Irrigazione a pioggia acclimatante con irrigatori a bassa portata

Fig. 2

Particolare del funzionamento di un irrigatore a pioggia a bassa portata

 

Fig. 3

Irrigazione a pioggia favorisce anche la colorazione dei frutti

Fig. 4

Irrigazione soprachioma con irrigatori ad elevata portata

Fig. 5

Irrigazione a pioggia con sistema fisso su giovane pereto

Fig. 6

Irrigazione a pioggia su frutteto di pere

Fig. 7

Irrigazione a pioggia soprachioma su frutteto protetto da reti antigrandine

Fig. 8

Impianto fisso a pioggia appena realizzato su pereto

Recapiti
Andrea Padovan