Andamenti economici, finanziari e monetari
Sintesi
Nella riunione del 5 febbraio 2026 il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse. La valutazione aggiornata conferma che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine.
L’economia dell’area dell’euro mostra una buona capacità di tenuta, sostenuta da un mercato del lavoro solido, bilanci privati robusti, spesa pubblica per difesa e infrastrutture e dagli effetti delle precedenti riduzioni dei tassi. Restano tuttavia elevate le incertezze legate alle politiche commerciali globali e alle tensioni geopolitiche.
La politica monetaria continuerà a essere guidata dai dati, con decisioni adottate riunione per riunione, senza vincoli su un percorso prestabilito dei tassi.
Attività economica
Nel quarto trimestre del 2025 l’economia dell’area dell’euro è cresciuta dello 0,3%, trainata soprattutto dai servizi, in particolare informazione e comunicazione. Il settore manifatturiero ha mostrato tenuta nonostante il contesto internazionale sfavorevole, mentre le costruzioni hanno beneficiato degli investimenti pubblici.
Il mercato del lavoro continua a sostenere i redditi, con un tasso di disoccupazione sceso al 6,2% a dicembre. L’aumento dei redditi da lavoro e la riduzione del risparmio dovrebbero favorire i consumi, mentre la spesa pubblica e gli investimenti delle imprese – sempre più orientati alle tecnologie digitali – sostengono la domanda interna. Il quadro esterno resta complesso per via dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro.
Il Consiglio direttivo richiama la necessità di rafforzare l’economia dell’area dell’euro attraverso finanze pubbliche sostenibili, investimenti strategici, riforme strutturali, pieno utilizzo del mercato unico, integrazione dei mercati dei capitali e rapida adozione dell’euro digitale.
Inflazione
A gennaio 2026 l’inflazione è scesa all’1,7%, grazie soprattutto al forte calo dei prezzi energetici. L’inflazione alimentare è invece aumentata, mentre quella di fondo è diminuita al 2,2%. L’inflazione dei servizi resta più elevata ma in progressivo rallentamento.
Le misure di inflazione di fondo restano coerenti con l’obiettivo del 2% nel medio termine. Gli indicatori salariali segnalano una moderazione della crescita del costo del lavoro, pur con incertezze legate alle componenti salariali oltre i minimi contrattuali. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%.
Valutazione dei rischi
Il contesto globale resta instabile. Un aumento dell’incertezza politica, tensioni commerciali o un peggioramento della fiducia finanziaria potrebbero frenare domanda, consumi e investimenti. Le tensioni geopolitiche, in particolare la guerra della Russia contro l’Ucraina, restano una fonte rilevante di rischio.
Al contrario, la spesa per difesa e infrastrutture, le riforme pro-produttività, l’adozione di nuove tecnologie, nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero sostenere una crescita superiore alle attese.
Le prospettive di inflazione sono particolarmente incerte: potrebbero risultare più basse in caso di rallentamento delle esportazioni o rafforzamento dell’euro, ma più alte in presenza di rincari energetici persistenti, frammentazione delle catene di approvvigionamento, pressioni salariali o eventi climatici estremi.
Condizioni finanziarie e monetarie
Dalla riunione di dicembre 2025 i tassi di mercato sono diminuiti, mentre la volatilità finanziaria è aumentata temporaneamente per effetto delle tensioni geopolitiche e commerciali.
Il costo del credito alle imprese è salito lievemente, mentre i tassi sui mutui si sono mantenuti stabili.
I prestiti alle imprese e l’emissione di obbligazioni societarie continuano a crescere, seppur con criteri di concessione del credito più restrittivi. I mutui ipotecari mostrano una crescita sostenuta, favorita da una maggiore domanda e da un allentamento delle condizioni di offerta.
Decisioni di politica monetaria
I tassi di interesse di riferimento sono rimasti invariati: 2,00% sui depositi, 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali e 2,40% su quelle marginali. I programmi di acquisto di attività continuano a ridursi in modo graduale e prevedibile, senza reinvestimento dei titoli in scadenza.
Conclusioni
Il Consiglio direttivo ha confermato l’attuale orientamento di politica monetaria, ribadendo l’impegno a riportare stabilmente l’inflazione al 2% nel medio termine. Le decisioni future resteranno dipendenti dai dati e dall’evoluzione delle prospettive inflazionistiche e dei rischi. La BCE è pronta ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione per garantire la stabilità dei prezzi e il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria.