Veronica Raimo, Non scrivere di me. Giulio Einaudi editore

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Con la sua inconfondibile voce magnetica, tenera e spiazzante, è tornata nelle librerie Veronica Raimo, vincitrice del Premio Strega Giovani 2022 con Niente di vero.

Con Non scrivere di me l’autrice racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia - più ancora di quanto è accaduto - sia quello che, nell'ottundimento della rabbia o dell'amore, continuiamo ad aspettare.

Un romanzo che nasce «dal desiderio di scrivere personaggi, non persone vere, come i miei familiari. L’idea era di incrociare due tipi di fallimento diversi. Quello di una ragazza di 35 anni che a un certo punto decide in maniera scientifica di autosabotarsi la vita e dall’altra parte il fallimento di un attore, un indie boy da film mumblecore» (Veronica Raimo, 7 – Corriere della Sera).

La storia parte da una notizia che per il mondo è una tra le tante, ma per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis May è morto.

Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l'infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi.

A poche settimane dall’uscita il libro sta già conquistando, ed emozionando, i lettori e la critica, a conferma dell’unicità della voce della scrittrice.

«Se fino a oggi il limite estremo del racconto di violenza di genere era un femminile vittima fuori dai canoni, Raimo va oltre. Include nel discorso la versione manipolata dei fatti, quella idealizzata, le frattaglie, l’indicibile. Veronica Raimo restituisce dignità al percepito anche quando ambiguo. Questa la novità che sconvolge e commuove. Spudorato, sorprendente, urticante, umanissimo, Non scrivere di me è uno dei romanzi più femministi degli ultimi anni».
Teresa Ciabatti, La Lettura – Corriere della Sera

«Un viaggio estremo nella psiche di una vittima che, fino all’ultimo, cerca di dare un valore distintivo alla violenza che ha subito, come fosse una crudele forma di nitore, il segno di essere stata comunque scelta dal suo carnefice, che è il suo idolo […] è una storia di sesso, con orgasmi da sogno, scambiato per amore e di violenza scambiata per nitore, dove il nitore ha un valore morale superiore (è l’idea che si fa la protagonista da ragazza, e ne resterà vittima)».
Luca Mastrantonio, 7 – Corriere della Sera

«Che sorpresa e che sberla. Non scrivere di me. […] Non c’è un'altra scrittrice altrettanto brava a liberare le donne dalla Donna. Grazie. P.S. Leggendo si ride anche, e parecchio, come sempre con i libri di Veronica Raimo».
Simonetta Sciandivasci, tuttolibri – La Stampa

«Veronica Raimo racconta una vulnerabilità quasi intollerabile e dà una voce inedita al desiderio e alla vergogna. Dentro ci sono l’euforia e la prostrazione dei vent’anni, la deriva silenziosa di una vita adulta che si eclissa con intransigente dignità, momenti di commozione, disincanto e l’inconfondibile umorismo cinico che caratterizza i personaggi della scrittrice romana».
Edoardo Vitale, Domani

«A quattro anni da Niente di vero, Raimo racconta la vita ferma. Con una scrittura bellissima, fatta di spigoli e pure di lividi, mette mano alla più indicibile, scabrosa e contemporanea delle speranze: quella di veder tornare lui, nonostante tutto. Quella che tutto cambi, purché tutto resti uguale».
Valentina Farinaccio, D – la Repubblica

«Raimo scrive benissimo, e se questa frase sembra scema la spiego meglio: non un aggettivo in più, non una frase che non serva a spostare più avanti il romanzo, tutto sorprendente dall’inizio alla fine. Non si riesce a saltare un passaggio, perché in ogni riga c’è qualcosa di utile e favoloso. Questo amore tutto sbagliato finisce male, malissimo, ma non il libro. Che chiude con un abbraccio sbilenco, quello di cui tutte noi abbiamo bisogno».
Elena Stancanelli, Il Foglio – Review

«Questo libro aggancia qualcosa di profondo dentro di noi, e poi affonda come la forchetta nella cheesecake della prima scena... La storia corre molto veloce, ma resta in testa per giorni perché ogni frase è allo stesso tempo cruda e simbolica, vomitata e curata».
Raffaella Silvestri, Il Foglio, link

«La lingua dell’autrice, tagliente ed estenuata, intacca la superficie delle cose, appiccicandosi ai dettagli. Ricordandoci che la letteratura non è fatta solo di trame (come pensano i giallisti), piuttosto si manifesta come “scienza” delle relazioni invisibili di cui è fatta la realtà. Ma la qualità più originale di Veronica Raimo è il suo sguardo antropologico, la sua sensibilità per il gergo dell’epoca, il gusto della battuta, il mix di umorismo e sottigliezza».
Filippo La Porta, Robinson – la Repubblica

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