Terzo settore, primi chiarimenti ufficiali per gli ETS - redigo.info

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Una circolare interpretativa delle Entrate sul Codice del Terzo Settore (CTS) – testo denso, pensato per operatori e Uffici fiscali – rappresenta il passaggio decisivo per Enti (ETS), professionisti e operatori che da anni attendono un quadro interpretativo stabile. Il documento, pubblicato dopo la consultazione pubblica conclusa a gennaio scorso, offre infatti i primi chiarimenti ufficiali sulle disposizioni fiscali del CTS e fornisce indicazioni operative agli Uffici per garantire uniformità applicativa.

In questo articolo analizziamo i punti chiave della circolare, con una messa a fuoco sulle novità che riguardano direttamente gli Enti del Terzo Settore (ETS).

Perché questa circolare è importante per gli ETS?

La riforma del Terzo Settore, avviata con la legge delega n. 106/2016, ha trovato attuazione nel d.lgs. 117/2017, il Codice del Terzo Settore. Negli anni a seguire, il Legislatore è intervenuto più volte con correttivi e integrazioni, tra cui il d.lgs. 105/2018, per affinare la disciplina alla luce delle prime applicazioni pratiche.

La nuova circolare (n.1/E/2026, del 19 febbraio) si inserisce in questo percorso e ha un obiettivo chiaro: rendere più comprensibile e applicabile la disciplina fiscale del CTS, soprattutto in vista della piena operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Chi sono gli Enti del Terzo Settore secondo il Codice

La circolare ribadisce la definizione di ETS: enti privati senza scopo di lucro iscritti al RUNTS, che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale attraverso attività di interesse generale svolte tramite volontariato, mutualità o produzione/scambio di beni e servizi.

Questa definizione non è solo formale: è la base per accedere ai regimi fiscali dedicati.

I temi fiscali affrontati dalla circolare

La parte centrale del documento è dedicata alle norme fiscali del CTS, con particolare attenzione a tre aree:

1. Criteri di non commercialità ai fini IRES (par. 2.2). La circolare chiarisce quando le attività di interesse generale possono essere considerate non commerciali, condizione essenziale per accedere ai regimi agevolati previsti per gli ETS non commerciali.

2. Qualificazione fiscale degli ETS (par. 2.3). Vengono definiti i criteri per distinguere tra:

  • ETS commerciali;
  • ETS non commerciali;
  • enti che svolgono attività miste.

Questa distinzione incide direttamente su IRES, IVA e obblighi contabili.

3. Regimi forfetari per APS, ODV e ETS non commerciali (par. 3.1 e 3.2). La circolare illustra:

  • il regime forfetario “speciale” per Organizzazioni di Volontariato (ODV) e Associazioni di Promozione Sociale (APS),
  • il regime forfetario “generale” per gli ETS non commerciali.

Si tratta di strumenti pensati per semplificare la gestione fiscale degli enti più piccoli e con minore capacità amministrativa.

Il quadro sistematico del CTS

Ancor prima di entrare nel merito fiscale, il documento offre un utile riepilogo della struttura del Codice, toccando:

  • disciplina delle attività degli ETS;
  • finalità non lucrative;
  • funzionamento del RUNTS;
  • insieme delle norme fiscali del CTS;
  • decorrenza degli effetti fiscali;
  • regimi transitori e abrogazioni.

Questa parte è preziosa per chi ha bisogno di un orientamento complessivo prima di affrontare gli aspetti tecnici.

Per gli enti: cosa cambia davvero?

La circolare non introduce nuove norme, ma chiarisce come applicare quelle esistenti. Per gli ETS significa:

  • maggiore certezza nell’inquadramento fiscale delle attività;
  • indicazioni operative utili per RUNTS, bilanci e statuti;
  • chiarimenti sui regimi agevolati, spesso oggetto di dubbi interpretativi;
  • un passo avanti verso la piena attuazione della riforma.

In altre parole, il documento aiuta gli Enti attori di questa nuova disciplina fiscale a muoversi con più sicurezza in un sistema complesso e ancora in evoluzione. Esso rappresenta un tassello fondamentale per la piena operatività del Codice del Terzo Settore. Gli enti sono ora chiamati a verificare la propria posizione alla luce dei chiarimenti forniti, soprattutto in materia di non commercialità, qualificazione fiscale e regimi forfetari.

Un quadro più chiaro significa anche una maggiore responsabilità: la riforma entra definitivamente nella sua fase matura, e gli ETS devono essere pronti a coglierne le opportunità rispettando regole e adempimenti.

Invitiamo a leggere il testo integrale del documento, consultabile su questo giornale, sezione Leggi e Prassi.

Redazione redigo.info

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