Il convegno FICT “Luci e ombre nel sistema delle dipendenze”, svoltosi il 19 febbraio, ha riportato al centro del dibattito le criticità e le prospettive del sistema di intervento in Italia. Un confronto che ha coinvolto i principali attori del terzo settore e che ha offerto una lettura condivisa della situazione attuale.
A pochi giorni di distanza, Luciano Squillaci, presidente della FICT, è tornato sul tema ai microfoni di “Buongiorno in Blu” su Radio InBlu2000, condotto da Chiara Placenti, ribadendo alcuni punti chiave emersi dal confronto.
«Abbiamo un modello che è vecchio di trent’anni e che di fatto non riesce a intercettare il bisogno». Un sistema che, secondo i dati richiamati, riesce a raggiungere solo una parte delle persone: «Di fatto una persona su cinque tra quelle che avrebbero bisogno accede ai servizi».
Entrando nel dettaglio, Squillaci ha richiamato anche i numeri: «Parliamo di circa 135.000 persone in carico ogni anno, ma solo il 20% sono nuovi ingressi», evidenziando così una difficoltà strutturale del sistema nel rinnovarsi e intercettare nuovi bisogni.
Il problema, ha spiegato, è anche legato alla velocità con cui evolve il fenomeno delle dipendenze: «Il fenomeno evolve con una rapidità estrema, ma non abbiamo la stessa flessibilità e capacità del modello di intervento di adeguarsi».
Dal convegno del 19 febbraio è emersa anche la necessità di intervenire su aspetti strutturali. Tra questi, la frammentazione del sistema: «È necessario superare la frammentazione e costruire una governance adeguata», favorendo il lavoro comune tra servizi pubblici e terzo settore.
Un altro punto centrale riguarda l’accesso. «Dobbiamo aumentare i punti di accesso», ha sottolineato, evidenziando come il modello tradizionale non sia più sufficiente: non si può più pensare che sia la persona ad arrivare spontaneamente al servizio. Serve invece «molta più prossimità», attraverso una presenza diffusa sul territorio, anche nei luoghi di aggregazione e nei servizi integrati.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle dipendenze in carcere, indicato come una priorità urgente. «Per noi un giorno in più in carcere per una persona con problemi di dipendenza è un giorno sprecato», ha affermato Squillaci.
Allo stesso tempo, ha chiarito che non si tratta semplicemente di liberare le persone senza alternative: è necessario costruire percorsi adeguati. L’obiettivo è offrire percorsi terapeutici, attraverso passaggi che consentano osservazione, diagnosi e costruzione della motivazione, prima dell’inserimento in comunità.
In questo quadro si inserisce anche il dibattito normativo in corso, che potrebbe ampliare l’accesso a misure alternative alla detenzione. Una prospettiva che rende ancora più urgente organizzare risposte concrete sui territori.
Nonostante le criticità, il momento viene letto anche come un’opportunità: «C’è una certa sintonia tra i vari attori», dal livello istituzionale agli operatori. Una condizione che può favorire un’accelerazione nei processi di cambiamento.
Il convegno FICT del 19 febbraio ha dunque messo in evidenza luci e ombre, ma soprattutto ha indicato una direzione: ripensare il sistema per renderlo più accessibile, più flessibile e più vicino alle persone.
Ascolta l’intervista: https://www.play2000.it/detail/140?episode_id=29705&season_id=908