[25.2.2026] Zaccone (IsICult): “In anteprima il decreto del Ministro Giuli sulla ‘copia privata’. Perplessità sulle nuove tariffe: 6 euro per un computer, dai 3 a 10 euro per un cellulare. Hanno ancora senso nell’era dello streaming?” - ISICULT

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[25.2.2026] Zaccone (IsICult): “In anteprima il decreto del Ministro Giuli sulla ‘copia privata’. Perplessità sulle nuove tariffe: 6 euro per computer, dai 3 a 10 euro per un cellulare. Hanno ancora senso nell’era dello streaming?”

Comunicato stampa IsICult

Il Presidente dell’IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale, centro di ricerca indipendente – Angelo Zaccone Teodosi, manifesta le proprie perplessità sul decreto firmato dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli che stabilisce i nuovi compensi per la “copia privata”, ovvero la possibilità per i consumatori di riprodurre legalmente opere audio e video protette dal diritto d’autore (solo per uso personale e ovviamente da fonti legittime).

L’IsICult pubblica oggi in anteprima, sul proprio sito web, il testo del decreto firmato dal Ministro Giuli nella sera del 23 febbraio, che aggiorna il precedente del 30 giugno 2020.

Zaccone Teodosi si domanda se questa forma di sostegno indiretto all’industria fonografica ed audiovisiva abbia ancora senso, in un ecosistema digitale sempre più evoluto e pervasivo: nell’epoca dello streaming diffuso, è ben raro che i consumatori vadano ad effettuare copie private, prassi che è tipica di un’altra era mediale.

Su ogni acquisto di smartphone, computer, tablet, hard-disk, schede di memoria, chiavette usb, e col nuovo decreto anche per i servizi “cloud”, il consumatore paga – spesso senza saperlo – un compenso che va alla Società Italiana Autori Editori e da lei in cascata riversato (attraverso la sua Fondazione Copia Privata Italia) ad una vasta serie di aventi diritto, per ricompensarli della copia che su questi device e supporti viene fatta (o meglio potrebbe essere fatta) di musica e video di opere tutelate. Si tratta di un “diritto” sostanzialmente teorico, perché non esistono più i “registratori” come una volta, ed anche l’utilizzazione di cd e dvd registrabili è ormai assai rara attività.

Su uno smartphone, il compenso che il consumatore deve pagare oscilla da un minimo di 3,3 euro fino ad un massimo di 9,7 euro, con incrementi, rispetto alle tariffe attuali tra il 15% ed il 40% (in funzione dei gigabyte di memoria del device).

“Invece di sostenere direttamente, con risorse del bilancio del Ministero della Cultura, i diritti degli autori – sostiene il Presidente dell’IsICult – lo Stato costringe i consumatori ad un prelievo forzoso per il potenziale esercizio di un “diritto” che quasi nessuno esercita più. Di fatto, anche se per pochi spiccioli, questa procedura determina un incremento dei costi dell’hardware audio-video”.

La raccolta ha portato nelle casse della Siae circa 120 milioni di euro l’anno nell’ultimo triennio (2023-2025), a fronte di un picco di circa 150 milioni nel biennio precedente. Non esistono dati pubblici precisi su come questi danari vengano poi esattamente distribuiti: è noto soltanto che il compenso relativo ai supporti e dispositivi di registrazione audio viene suddiviso per il 50% agli autori, per il 25% ai produttori di fonogrammi, per il 25% agli artisti interpreti o esecutori. Il compenso relativo ai supporti e dispositivi di registrazione video viene invece suddiviso per il 30% agli autori, per il 70% diviso in parti uguali tra produttori di opere audiovisive, produttori di videogrammi e artisti interpreti o esecutori… Il livello di trasparenza si ferma a queste previsioni di quote percentuali. Dalla Legge di Stabilità 2016, un 10 % del totale del flusso della “copia privata” viene destinato ad uno specifico fondo di sostegno per i giovani autori, creativi e organizzatori culturali, che la Siae gestisce attraverso i bandi annuali “Per Chi Crea”, ma finora è stata realizzata soltanto una valutazione di impatto – affidata da Siae ad IsICult – di queste iniziative, circoscritta al triennio 2016-2018.

Il compenso è dovuto dai fabbricanti degli apparecchi, supporti e memorie, dagli importatori, dai distributori, ma il costo viene in ultima istanza trasferito sul consumatore finale.

“Prevedo che vi saranno ricorsi in quantità da parte dei produttori di hardware e delle associazioni dei consumatori – sostiene il Presidente dell’IsICult – ma l’occasione è giusta per riflettere criticamente sull’esigenza di un nuovo sostegno al diritto d’autore che sia sistemico, organico, strategico, adeguato all’evoluzione delle tecnologie: la copia privata sembra il retaggio di un passato che viene cancellato dal nuovo sistema digitale di fruizione delle opere. Per sostenere la parte creativa delle industrie culturali non sarebbe opportuno imporre più adeguati obblighi di remunerazione, anche attraverso meccanismi di equo compenso, a favore degli autori alle piattaforme come Google, YouTube, Spotify, TikTok, senza imporre un obsoleto balzello al consumatore finale? La quasi totalità degli autori beneficia delle briciole del banchetto delle Big Tech, piattaforme e dei social. è necessario riequilibrare la filiera del settore. Il tema non è certo abolire il sostegno agli autori, ma aggiornare gli strumenti alla nuova realtà tecnologica”, conclude Zaccone Teodosi.

Roma, 25 febbraio 2026.

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Mic_23.2.2025_decreto compensi copia privata-signed_Giuli

per il Decreto del Ministro della Cultura Alessandro Giuli
“Determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi ai sensi dell’articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633”,
23 febbraio 2026.

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