In un Paese dove migliaia di rifugiati vivono nell’ombra dell’invisibilità legale, INTERSOS ha scelto di restare e di crescere. Nel 2026 abbiamo esteso la nostra assistenza legale in tutto l’Iraq federale affinché nessuno resti senza diritti.
L’Iraq oggi ospita circa 350mila persone, tra rifugiati e richiedenti asilo, tra i quali la maggioranza (88%) è fuggita dalla crisi in Siria. La Regione del Kurdistan iracheno (KRI) rappresenta il principale polo di accoglienza, ospitando circa l’82% dell’intera popolazione rifugiata.
La vita di chi cerca protezione non è uguale per tutti: se da un lato circa il 70% delle persone è riuscito a stabilirsi in contesti urbani, cercando di integrarsi nel tessuto delle comunità locali, il restante 30% vive ancora all’interno dei campi profughi presenti nel Paese. A questo scenario si aggiungono altre situazioni molto complesse: quella dei rifugiati iracheni che tornano nel loro Paese e devono ricostruirsi una vita e quella degli sfollati interni iracheni: sono circa 102.000 le persone che, pur non avendo varcato i confini nazionali, non possono ancora tornare a casa e risiedono nei campi che si trovano nella regione del Kurdistan.
In queste zone colpite dallo sfollamento le famiglie spesso faticano a trovare stabilità. Oltre al bisogno immediato di riparo e cibo, affrontano una barriera silenziosa ma significativa: la mancanza di documenti. In Iraq, l’impossibilità di accedere a carte d’identità, certificati di nascita o permessi di soggiorno può avere conseguenze gravissime, impedendo ai bambini di iscriversi a scuola, agli adulti di trovare un lavoro regolare e alle famiglie di accedere all’assistenza sanitaria di base o di muoversi liberamente nel Paese.