di Enzo Maraio
Il richiamo al rispetto reciproco tra istituzioni pronunciato dal presidente Sergio Mattarella, intervenendo al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, non è stato un passaggio formale né rituale. E’ stato un segnale necessario, arrivato in un momento in cui il clima attorno al referendum sulla giustizia stava degenerando e il confronto rischiava di trasformarsi definitivamente in scontro. Lo avevamo detto e lo avevamo chiesto: serviva una voce autorevole capace di ricondurre il dibattito entro i confini del rispetto istituzionale. Quando il confronto politico scivola nella delegittimazione reciproca, quando le posizioni non si discutono ma si demonizzano, non si colpisce l’avversario: si indeboliscono le istituzioni. E quando si indeboliscono le istituzioni, perde la Repubblica. Il Presidente ha ricordato un principio semplice ma decisivo: il rispetto deve valere sempre, in ogni circostanza e per tutti i soggetti della vita pubblica. È un richiamo che riguarda la politica, la magistratura, l’informazione e chiunque partecipi al dibattito pubblico. Nessuno può sottrarsi a questa responsabilità, perché nessuno è al di sopra dell’equilibrio costituzionale. Noi socialisti siamo impegnati per un “sì ragionato” al referendum. Ragionato significa proprio questo: discutere nel merito, senza trasformare una consultazione democratica in una resa dei conti ideologica. Ogni scelta è legittima, ogni posizione merita rispetto. Non sono accettabili attacchi alle toghe, ma non è accettabile neppure che il confronto politico venga letto come una minaccia alle istituzioni. Il monito del Capo dello Stato ora chiama tutti a una prova di maturità. Non basta applaudire le sue parole: bisogna tradurle in comportamenti. Abbassare i toni, rinunciare agli slogan più aggressivi, tornare alla sostanza delle questioni. È questa la vera sfida delle prossime settimane. Se sapremo raccogliere questo invito, il referendum potrà tornare a essere ciò che deve essere: uno strumento di partecipazione consapevole, non un campo di battaglia permanente. Se invece prevarrà la logica dello scontro, il danno non sarà di parte ma comune. Ed è proprio per evitare questo rischio che quell’intervento era necessario. Ora che è arrivato, spetta a tutti dimostrare di averlo compreso.