Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) aggiorna il quadro macroeconomico e di finanza pubblica del Paese, sostituendo e ampliando le informazioni prima contenute nella NADEF.
In un contesto internazionale segnato da elevata incertezza geopolitica e commerciale, le prospettive economiche risultano indebolite, portando a una revisione al ribasso delle stime di crescita tendenziale per il periodo 2025‑2027. Parallelamente, le politiche programmatiche del Governo — riduzione del prelievo fiscale, sostegno agli investimenti, rafforzamento degli incentivi alle imprese e della spesa sanitaria — introducono un effetto espansivo che migliora le previsioni per il biennio 2027‑2028. Il quadro è ulteriormente favorito dalla stabilità politica interna e da recenti revisioni statistiche positive dell’Istat, oltre che dagli upgrade delle agenzie di rating.
I conti pubblici mostrano un miglioramento significativo:
- il deficit scende al 3,4% del PIL nel 2024;
- il saldo primario torna positivo e
- il debito/PIL si riduce al 134,9%.
I nuovi margini di bilancio nel DPFP: necessaria una gestione prudente
Nel nuovo sistema di governance economica europea, il DPFP illustra i margini di bilancio disponibili rispetto ai vincoli sul tasso di crescita della spesa netta, confermando la necessità di una gestione prudente e coerente con gli obiettivi fissati a livello UE.
L’andamento della spesa netta per il 2024 e il 2025 risulta in linea con le raccomandazioni del Consiglio europeo. Nel 2024 il tasso di crescita si attesta al –2,0%, leggermente inferiore rispetto alla previsione del PSB, mentre nel 2025 la crescita prevista dell’1,3% coincide con il valore raccomandato. Nel 2026, la crescita tendenziale dell’1,7% supera di un decimo il limite dell’1,6%, scostamento che sarà corretto attraverso la manovra triennale 2026‑2028. Per il 2027 e il 2028 la crescita della spesa netta risulta, invece, inferiore ai limiti, generando margini di bilancio destinati a finanziare gli interventi di politica economica programmati.
Sul fronte dei saldi, l’indebitamento netto per il 2024 è atteso al 3% del PIL (in miglioramento rispetto al 3,3% indicato nel DFP). A legislazione vigente, il deficit scenderebbe sotto il 3% nel 2026 (2,7%) e continuerebbe a ridursi fino al 2,1% nel 2028, grazie al rafforzamento del saldo primario, previsto al 2,2% del PIL. Il rapporto debito/PIL rimarrà in crescita fino al 2026 per effetto dei crediti d’imposta edilizi e della maggiore spesa per interessi, per poi tornare su un percorso discendente dal 2027.
Nello scenario programmatico, il deficit si collocherebbe al 2,8% del PIL, solo lievemente superiore allo scenario tendenziale. Anche per il biennio 2027‑2028 la dinamica resta coerente con il sentiero obiettivo della spesa netta. L’utilizzo dei margini disponibili comporta una moderata riduzione dell’avanzo primario rispetto al tendenziale (–0,3 punti percentuali annui), che raggiungerebbe comunque l’1,9% del PIL nel 2028, sostenendo la discesa dell’indebitamento netto fino al 2,3%. Il debito/PIL, pur leggermente più elevato rispetto al tendenziale, convergerebbe al 136,4% a fine periodo, in linea con il PSB, confermando la ripresa del percorso di riduzione dopo il 2026.
Nel complesso, per il triennio 2026‑2028 il quadro programmatico garantisce una correzione dei saldi strutturali coerente con il percorso di aggiustamento previsto nel Piano strutturale di bilancio.
Entrate
Infine, le entrate tributarie in rapporto al PIL mostrano una lieve ma costante riduzione tra il 2024 e il 2028, mentre il gettito tributario e contributivo continua a crescere, pur a un ritmo leggermente inferiore rispetto al PIL nominale. Ne deriva una moderata diminuzione della pressione fiscale, che scende dal 42,8% nel 2025 al 42,6% nel 2028, soprattutto per effetto della minore incidenza delle imposte indirette.
Redazione redigo.info