- Il Pnrr prevede investimenti nel settore della cultura per oltre 4 miliardi, suddivisi fra 9 misure.
- Quasi tutti gli investimenti hanno incontrato difficoltà attuative che hanno portato a revisioni più o meno marcate.
- Al 30 novembre 2025, il ministero della cultura aveva speso il 27,4% delle risorse Pnrr di sua competenza.
- Lazio, Campania e Sicilia sono i territori che assorbono più risorse. A livello di avanzamento finanziario nessuna supera il 40%.
- I comuni interessati da investimenti diretti sono 2.597. Le città su cui convergono più fondi sono Roma, Napoli, Matera e Firenze.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta un’occasione senza precedenti per il rilancio del sistema culturale italiano. Con gli investimenti in questo settore infatti si punta ad intervenire su vari ambiti come l’accessibilità, la digitalizzazione e l’efficienza energetica. Ciò non solo con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio, ma anche di renderlo fruibile a tutti e sfruttarlo come volano sia di coesione sociale che di sviluppo economico.
4,2 mld € gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura.
Gli interventi finanziati sono molteplici e di varia natura. Non è sempre semplice capire di che tipo di progetti si parla e a che punto sono. Per valutare lo stato dell’arte di queste misure, il riferimento più aggiornato è la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr. Nonostante l’esecutivo evidenzi i risultati già conseguiti mantenendo un tono positivo, è opportuno evidenziare che anche queste misure hanno incontrato ostacoli durante il percorso.
Quasi tutti gli investimenti infatti sono stati oggetto di revisioni più o meno incisive. Inoltre i dati disponibili sullo stato di avanzamento finanziario – indicatore utile per valutare lo stato dell’arte – segna ancora una distanza significativa tra quanto è già stato speso e il totale delle risorse stanziate.
27% la percentuale di spesa dichiarata dal ministero della cultura al 30 novembre 2025 rispetto al totale delle risorse stanziate.
In questo articolo passeremo in rassegna gli investimenti previsti in ambito culturale, approfondendo come stanno procedendo e quali modifiche sono state fatte in corso d’opera nell’attuazione del piano. Successivamente, verificheremo il loro stato di avanzamento e la distribuzione sul territorio.
Gli investimenti di competenza del ministero della cultura
Sono 9 in totale gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura per un valore complessivo pari a circa 4,2 miliardi di euro. Nei prossimi paragrafi li approfondiremo più nel dettaglio. A livello di risorse stanziate, la misura più significativa è quella relativa all’attrattività dei borghi che da sola cuba oltre 1 miliardo. Seguono gli interventi rivolti ai luoghi di culto (800 milioni), alla tutela dell’architettura e del paesaggio rurale (600 milioni) e alla digitalizzazione del patrimonio culturale (500 milioni).
In base ai più recenti dati disponibili, risalenti al 14 ottobre 2024, i progetti che ricevono finanziamenti Pnrr sono in totale 14.938 per un valore complessivo di circa 4 miliardi di euro. Non tutte le risorse stanziate quindi risultano effettivamente attribuite.
La misura più “critica” da questo punto di vista è proprio il già citato intervento a favore del paesaggio rurale, dove i progetti finanziati assorbono risorse Pnrr per circa 460 milioni (il 77% dell’importo stanziato). In tutti gli altri casi le risorse assegnate oscillano tra il 92% e il 100% dei fondi disponibili.
La digitalizzazione del patrimonio culturale
Il primo investimento che passiamo in rassegna è denominato Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale. Questo intervento, del valore complessivo di circa 500 milioni, mira a colmare il divario digitale di musei, archivi e biblioteche, trasformando il modo in cui i cittadini fruiscono della cultura. L’idea centrale è la creazione di un’infrastruttura software nazionale chiamata I.PaC (Infrastruttura e servizi digitali per il patrimonio culturale), gestita da Cineca, che permetta di raccogliere e conservare le risorse digitali in modo integrato.
La misura si articola in dodici sub-investimenti:
- definizione del Piano nazionale di digitalizzazione;
- sistema di certificazione dell’identità digitale per i beni culturali;
- migrazione dei servizi del Mic verso infrastrutture cloud sicure;
- sviluppo dell’infrastruttura software I.PaC;
- digitalizzazione massiva delle collezioni di musei, archivi e biblioteche;
- formazione digitale per il personale tramite il programma Dicolab;
- supporto operativo per l’attuazione dei progetti;
- creazione di un polo di conservazione digitale per gli archivi dello stato;
- sviluppo del portale dei procedimenti e dei servizi online per i cittadini;
- piattaforma di accesso integrato “Digital Library”;
- piattaforma di co-creazione e crowdsourcing per coinvolgere il pubblico;
- servizi digitali per sviluppatori e imprese creative.
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In seguito alla revisione del Pnrr approvata a novembre 2025, il target finale dell’investimento ha visto una modifica: l’obiettivo è ora la digitalizzazione e pubblicazione di almeno 65 milioni di risorse multimediali. Da notare che il traguardo finale della misura doveva essere raggiunto a fine 2025.
Secondo la già citata relazione governativa, al 30 settembre dello scorso anno, risultavano avviati procedimenti per il 92% del finanziamento totale e le risorse digitalizzate superavano già i 60 milioni.
L’esecutivo ha già inviato la richiesta di pagamento legata al completamento delle scadenze previste per il secondo semestre del 2025, presupponendo il conseguimento anche di tale impegno. Da notare però che sul sito del ministero della cultura tale scadenza risulta ancora “da raggiungere“. È possibile però che questa discrepanza sia dovuta a un mancato aggiornamento della pagina web ministeriale. Questo vale per tutti gli adempimenti previsti per la fine dello scorso anno.
Accessibilità della cultura
Con uno stanziamento di 300 milioni, la misura denominata Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi ha l’obiettivo di eliminare tutti quegli ostacoli che limitano l’accesso ai luoghi della cultura per le persone con disabilità. Gli interventi si basano sulle linee guida contenute nel Piano strategico per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), approvato a maggio 2022. Oltre a lavori strutturali e forniture, gli interventi prevedono il potenziamento di piattaforme tecnologiche e un massiccio piano di formazione per gli operatori culturali.
L’investimento è stato suddiviso in diverse linee d’azione per coprire l’intera gamma della proprietà culturale italiana. Parliamo del finanziamento di interventi in musei, archivi e biblioteche statali, a cui si aggiungono interventi presso musei e biblioteche comunali o regionali e luoghi della cultura di proprietà privata.
In base a quanto pubblicato dall’esecutivo, al 30 settembre 2025, la quasi totalità degli istituti statali e numerosi siti pubblici e privati avevano avviato i cantieri. Per quanto riguarda gli istituti statali, risultano attivi 557 progetti. Quelli conclusi sono 215 mentre 342 interventi sono in corso (oltre il 60%). Con riferimento ai luoghi della cultura pubblici non statali i progetti sono in totale 265, di cui 115 con cantieri completati a fronte di 150 in corso (57%). Per quanto riguarda i 45 siti privati, sono 31 le opere già ultimate. Parallelamente, è stata lanciata la piattaforma Musei Italiani, che integra ticketing e servizi di accessibilità in più lingue.
L’intero investimento dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026, termine entro il quale si prevede la stabilizzazione definitiva delle piattaforme e la conclusione degli interventi strutturali.
Efficienza energetica
Anche per il settore della cultura è previsto un contributo alla transizione ecologica. Per questo l’investimento denominato Migliorare l’efficienza energetica di cinema, teatri e musei stanzia 300 milioni di euro per ridurre i consumi energetici di questi luoghi. Gli interventi spaziano dal rinnovo degli impianti meccanici alla sostituzione di proiettori con tecnologie a basso consumo.
Quasi tutte le misure del Pnrr per la cultura sono state oggetto di modifica.
A seguito delle modifiche introdotte con l’ultima revisione del Pnrr il target finale dell’investimento è stato semplificato, riducendo le tipologie di interventi da realizzare. Secondo la già citata relazione dell’esecutivo, risultano già completati oltre 450 interventi in sale cinematografiche e teatrali. Il target finale, fissato al 31 dicembre 2025, anche in questo caso risulterebbe conseguito nei tempi.
I risultati preliminari su 80 interventi conclusi in cinema e teatri mostrano una riduzione del consumo energetico del 15%. Il risparmio è più marcato nei teatri (27%) rispetto ai cinema (11%), data la scarsa efficienza di partenza degli edifici teatrali storici.
Attrattività dei borghi
L’investimento sui borghi, forte di 1,02 miliardi di euro, punta a valorizzare luoghi storici anche al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne. Inizialmente la misura si divideva in due linee principali: la Linea A dedicata a 21 progetti pilota regionali (per un importo di 20 milioni l’uno), e la Linea B che finanzia la rigenerazione di 293 borghi storici sotto i 5mila abitanti.
A seguito di confronto e condivisione con le regioni e l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), alla misura si sono aggiunte altre 2 linee di azione. Un regime d’aiuto per Pmi, profit e non profit, operanti nei borghi beneficiari della Linea B a cui si affianca il progetto Turismo delle Radici. Gestito in collaborazione con il ministero degli esteri, questo progetto punta ad attirare i discendenti di italiani emigrati alla scoperta dei luoghi d’origine.
La Commissione Ue ha contestato il conseguimento della scadenza prevista per giugno 2025.
Una prima scadenza era prevista per giugno 2025 e richiedeva il sostegno ad almeno 1.800 imprese. Nonostante risultasse già conclusa, la Commissione ha richiesto un decreto che ne certificasse l’attuazione. A questa richiesta il ministero ha provveduto con il decreto capo dipartimento 2099 del 19 novembre 2025 che ha attestato l’assegnazione di risorse a 2.654 imprese. La conclusione di tutti i progetti è prevista entro i termini del Pnrr, avendo questi una durata massima di 18 mesi.
A questo si è aggiunto un ulteriore target da raggiungere entro giugno 2026 che prevede la realizzazione di 3.250 interventi (lavori, servizi o forniture) nell’ambito dei progetti di rigenerazione borghi. Di queste opere, 400 dovranno essere comprese nei progetti pilota della linea A. Al 30 settembre 2025 risultavano ultimati circa 1.350 progetti.
Architettura e paesaggio rurale
L’investimento denominato Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale, del valore di 600 milioni di euro, mira al recupero e alla valorizzazione di beni come mulini, frantoi, fienili, chiese campestri. Ciò con il duplice obiettivo di preservare il paesaggio storico e promuovere un turismo sostenibile legato alle tradizioni agricole.
La procedura di attuazione si è basata su avvisi pubblici regionali che hanno generato una risposta massiccia. Ad oggi, risultano attivi interventi su oltre 5.400 beni. Gli interventi, localizzati fuori dai centri abitati, hanno riguardato beni estremamente eterogenei per tipologia e funzione: non solo abitazioni rurali, ma anche manufatti agricoli ed edifici religiosi. I soggetti selezionati per gli interventi sono vari. Tra gli altri, persone fisiche, società, aziende agricole, imprese individuali, parrocchie e diocesi.
La scadenza finale dell’investimento sull’architettura rurale è stata posticipata di 6 mesi.
Anche in questo caso si registra una modifica della misura, con il rinvio di 6 mesi del target finale, dalla fine del 2025 al giugno del 2026. Questa proroga si è resa necessaria per permettere il completamento di interventi spesso complessi dal punto di vista tecnico e burocratico, garantendo che i lavori rispettino gli standard di qualità richiesti. Al 30 settembre 2025, risultavano già completati circa 1.400 interventi.
Parallelamente, è stato completato un censimento nazionale dell’architettura rurale, con la produzione di oltre 45mila schede consultabili online.
Parchi e giardini storici
L’intervento sui parchi e sui giardini storici non è inteso unicamente come investimento sui beni culturali ma anche come valorizzazione di questi luoghi come polmoni verdi, in particolare per le grandi città. Con 300 milioni di euro, la misura prevede 3 diverse linee di intervento:
- linea A (circa 98 milioni) dedicata al restauro e alla valorizzazione di 5 grandi siti monumentali scelti direttamente dal ministero: la Reggia di Caserta, il Real Bosco di Capodimonte, Villa Favorita, Villa Lante e Villa Pisani;
- linea B (190 milioni) rivolta a una platea più ampia di parchi e giardini storici vincolati, selezionati tramite avviso pubblico;
- linea C (circa 12 milioni) focalizzata su attività immateriali, quali la catalogazione del patrimonio e la formazione specialistica dei “Giardinieri d’arte”.
Anche in questo caso ci sono state importanti modifiche per rispondere alle esigenze di rispetto del cronoprogramma. La scadenza finale per il completamento degli interventi è stata posticipata da fine 2024 al 31 dicembre 2025. Al contempo, il numero di interventi di riqualificazione da completare è passato da 40 a 100. Al 30 novembre, risultano attivi 130 interventi, di cui 110 già terminati. Il target finale è quindi raggiunto.
+60 i parchi e giardini storici su cui si prevede di intervenire rispetto all’obiettivo iniziale del Pnrr.
L’obiettivo riguardante i giardinieri (che inizialmente prevedeva la formazione di 1.260 persone) è stato rimosso dalle scadenze di rilevanza europea. Tuttavia la relazione dell’esecutivo evidenzia che sono stati realizzati circa 90 corsi in 13 regioni e i certificati rilasciati sono stati 1.230.
Infine, la misura ha colmato un vuoto conoscitivo