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6 Marzo 2026·MEDIA
Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 sono la lente attraverso cui osservare il ruolo delle piccole e medie imprese, in gran parte artigiane, nella costruzione dei Giochi: dai cantieri alle filiere sportive, dalla manifattura alle infrastrutture, fino alle storie umane che legano sport, comunità e territori.
Veronica Vecchi, presidente di SIMICO – la società incaricata delle infrastrutture olimpiche – racconta la complessità di un piano da 3,5 miliardi di euro e 98 interventi, distribuiti su oltre 22mila chilometri quadrati tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Vecchi sottolinea come i Giochi rappresentino un acceleratore di investimenti attesi da decenni e individua tre lezioni chiave dell’esperienza Milano-Cortina: l’importanza di un modello istituzionale dedicato alla governance delle opere, la sostenibilità come strategia di progetto e la trasparenza resa possibile dal digitale. In questo processo, evidenzia, oltre l’80% delle imprese coinvolte sono PMI, spesso artigiane, chiamate a integrare innovazione tecnologica e capacità operativa nei cantieri di montagna.
Il rapporto tra artigianato e sport è al centro anche dell’analisi di Paolo Manfredi, consulente per la Trasformazione digitale di Confartigianato, che racconta come la presenza degli artigiani nei Giochi sia “silenziosa ma capillare”. Il suo contributo descrive una filiera fatta di terzisti, microimprese e maestri del su misura, capaci di produrre componenti ad altissima precisione per i grandi marchi dello sport. Manfredi individua tre direttrici strategiche dell’economia sportiva artigiana: il rafforzamento delle filiere di subfornitura, la valorizzazione della sartorialità tecnica – dalle protezioni in carbonio ai telai di biciclette su misura – e il ruolo dello sport di base, fatto di palestre, impianti e professionisti che rappresentano il tessuto capillare su cui cresce il talento sportivo del Paese.
La dimensione economica dell’evento è approfondita da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, che descrive Milano-Cortina come una vera e propria “nazionale delle piccole imprese”. Secondo i dati analizzati nel suo contributo, nelle sei province coinvolte dai Giochi Olimpici operano 127mila imprese artigiane, pari a oltre il 10% del totale nazionale, mentre circa 20mila aziende sono attive nei settori direttamente legati alla domanda turistica. Il sistema delle micro e piccole imprese rappresenta inoltre oltre il 79% dell’occupazione nella sport economy, confermando il modello produttivo italiano fondato su specializzazione, qualità e innovazione.
Uno sguardo internazionale arriva dal contributo di Silvia Marrara, capo dell’Ufficio per la Diplomazia Sportiva della Farnesina, che analizza Milano-Cortina 2026 come strumento di diplomazia economica e di promozione del Sistema Italia. Per la Farnesina, spiega Marrara, i Giochi rappresentano una piattaforma strategica di proiezione globale capace di valorizzare filiere produttive, distretti e competenze.
Secondo le stime citate nel magazine, l’evento potrebbe generare oltre 5,3 miliardi di euro di valore complessivo, tra spesa turistica e infrastrutture, contribuendo a rafforzare l’attrattività internazionale delle imprese italiane e il posizionamento del Made in Italy nei mercati globali.
Tra le storie raccontate nel numero spicca il reportage di Agnese Zappalà, dedicato alla “filiera degli artigiani del ghiaccio” che ha realizzato l’impianto frigorifero dell’Ice Skating Arena all’Unipol Forum.
Tre imprese – Novafrigor, Progetto Freddo e la società di consulenza CSIM – hanno collaborato per progettare un sistema ad alta efficienza basato su refrigeranti innovativi a CO₂. Un lavoro tecnico complesso, ma invisibile agli occhi del pubblico: quello che permette agli atleti di pattinare su una superficie perfetta senza percepire la sofisticata infrastruttura che la rende possibile.
Il numero propone anche una riflessione culturale sul lavoro artigiano. Un contributo mette in dialogo il documentario “Artigiani Veneti” realizzato nel 1986 da Ermanno Olmi con il nuovo docufilm “The Sound of Artisans”, diretto da Alessandro Carlozzo per le Olimpiadi di Milano-Cortina. A quarant’anni di distanza, il racconto delle botteghe venete continua attraverso il suono dei laboratori e dei materiali, trasformando l’artigianato in linguaggio universale.
Spirito Artigiano analizza anche la dimensione industriale dello sport. La manifattura sportiva italiana vale 8,5 miliardi di euro di ricavi e si distingue per una forte presenza di PMI: il 98% delle imprese del settore è di piccola e media dimensione. L’export di articoli sportivi raggiunge 4,7 miliardi di euro, con l’Italia tra i principali esportatori mondiali, in particolare nei comparti degli sport invernali e delle calzature da sci.
Il numero si chiude con la testimonianza raccolta da Anna de Roberto, Ufficio stampa di Confartigianato Veneto, e dedicata all’associazione Art4Sport, fondata dalla famiglia di Bebe Vio. Nelle parole di Teresa Grandis e Ruggero Vio emerge il valore dello sport paralimpico come progetto di vita e come rete di comunità. “Dopo il perché bisogna chiedersi: adesso cosa facciamo?”, raccontano, spiegando come lo sport possa trasformare una fragilità in percorso di crescita e fiducia.