Creare le condizioni per l’occupazione in Africa: infrastrutture fondamentali e contesto favorevole alle imprese
Intervento introduttivo di Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, al convegno “Laying the Groundwork for Jobs in Africa: Core Infrastructure & Business Environments” –
Ospiti illustri, signore e signori, buon pomeriggio.
Una sfida globale: giovani senza lavoro
Il mondo non soffre di una carenza di giovani pronti a lavorare. Soffre piuttosto di una carenza di posti di lavoro in grado di assorbirli.
Nel prossimo decennio circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nella forza lavoro nei Paesi in via di sviluppo, un numero di gran lunga superiore all’attuale capacità di creazione di nuovi posti di lavoro. La sola Africa ospiterà entro il 2050 un quarto della popolazione giovanile mondiale.
Che questa trasformazione demografica si traduca in un dividendo oppure in una fonte di instabilità dipenderà dalla nostra capacità di creare un numero sufficiente di opportunità occupazionali.
È quindi un piacere darvi il benvenuto alla Banca d’Italia per questo evento, Laying the Groundwork for Jobs in Africa: Core Infrastructure & Business Environments, che riunisce decisori pubblici, istituzioni internazionali ed esperti per affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo.
Desidero ringraziare il Governo italiano e la Banca Mondiale per il loro ruolo di guida nel promuovere questa iniziativa e per aver convocato questo confronto su come favorire una crescita duratura dell’occupazione nelle economie in via di sviluppo.
Occupazione, stabilità economica e coesione sociale
L’occupazione non è soltanto una priorità dello sviluppo: è una pietra angolare della stabilità economica e della coesione sociale.
Negli ultimi tre decenni la globalizzazione ha contribuito a ridurre la povertà ampliando le opportunità economiche e generando posti di lavoro in molte parti del mondo.
Tuttavia questi progressi si sono rivelati fragili. La pandemia, l’aumento delle dispute commerciali, il ritorno di politiche protezionistiche e le crescenti tensioni geopolitiche hanno accresciuto l’incertezza nell’economia globale. In alcune regioni la guerra non è più una minaccia lontana, ma una tragica realtà, con costi umani innanzitutto e potenziali conseguenze economiche di vasta portata.
I rapidi cambiamenti tecnologici, in particolare l’intelligenza artificiale, stanno ora ridefinendo i processi produttivi e la domanda di lavoro. Da un lato ampliano l’accesso ai mercati e aumentano la produttività dell’economia; dall’altro pongono nuove sfide.
Trasformare l’innovazione in più e migliori posti di lavoro, invece che in una maggiore disuguaglianza, richiede infrastrutture adeguate, competenze digitali, accesso al credito e istituzioni affidabili. Tuttavia queste condizioni restano distribuite in modo molto diseguale tra le economie in via di sviluppo.
I due pilastri della crescita: infrastrutture e istituzioni
Molti Paesi a basso reddito devono inoltre fare i conti con severi vincoli di bilancio. L’aumento del fabbisogno finanziario limita gli investimenti pubblici nelle infrastrutture e rafforza l’urgenza di attrarre capitali privati.
Sbloccare su larga scala le risorse del settore privato dipende dalla capacità di creare un contesto nel quale le imprese possano investire, espandersi e assorbire forza lavoro. Questo poggia, in ultima analisi, su due pilastri che si rafforzano reciprocamente: capacità produttiva e qualità delle istituzioni.
In primo luogo, i Paesi devono rafforzare le fondamenta della crescita, in particolare infrastrutture e capitale umano. Nelle economie in via di sviluppo il divario di finanziamento per le infrastrutture supera ogni anno il 4 per cento del PIL, e i settori dell’energia e dei trasporti rappresentano tra i vincoli più stringenti.
In secondo luogo, la qualità della regolamentazione influenza il comportamento del settore privato: una migliore regolazione dell’attività d’impresa favorisce la nascita di nuove aziende, gli investimenti e la crescita dell’occupazione.
Questi due pilastri sono complementari. Gli investimenti infrastrutturali, in assenza di certezza regolatoria, faticano ad attrarre finanziamenti di lungo periodo; allo stesso tempo, riforme regolatorie senza adeguato capitale fisico e umano producono benefici occupazionali limitati.
Allineare questi due elementi è essenziale per costruire una crescita resiliente e inclusiva.
Il Piano Mattei e la cooperazione internazionale
Questo approccio è alla base del Piano Mattei, lanciato dal Governo italiano con l’obiettivo di trasformare il potenziale dell’Africa in opportunità economiche concrete.
L’Italia è impegnata a promuovere questa agenda integrata. Il lavoro analitico della Banca Mondiale — anche attraverso il suo Rome Hub, sostenuto dalla Banca d’Italia — fornisce una solida base empirica per individuare le riforme con il maggiore impatto.
Altrettanto importanti sono i contributi di decisori pubblici, imprenditori e accademici nell’individuare i vincoli allo sviluppo e nel trasformare l’analisi in azione. In questo senso, proprio questa mattina abbiamo ospitato il Consiglio consultivo di alto livello sull’occupazione della Banca Mondiale.
Lascio ora la parola ai nostri autorevoli relatori principali, le cui riflessioni aiuteranno a orientare il dibattito su come infrastrutture, competenze e qualità della regolazione possano sostenere una crescita economica ad alta intensità di occupazione.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro un confronto proficuo.