Sintesi
Il miglioramento dei pagamenti transfrontalieri resta una priorità del G20 e richiede una collaborazione reale tra settore pubblico e privato per trasformare la roadmap esistente in risultati concreti. I principali problemi per gli utenti restano costi elevati e tempi di esecuzione troppo lunghi, dovuti a infrastrutture obsolete, scarsa standardizzazione e limitata automazione dei controlli. Una quota significativa dei costi deriva inoltre dalle commissioni di cambio e dalla scarsa trasparenza dei mercati valutari. Per affrontare queste criticità servono infrastrutture più efficienti, standard comuni come ISO 20022, maggiore interoperabilità tra sistemi e più trasparenza su commissioni e tassi di cambio. L’innovazione tecnologica potrà contribuire a migliorare il sistema, purché si sviluppi mantenendo centrale il ruolo della moneta delle banche centrali nel sistema monetario.
Intervento di Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, per la chiusura dei lavori del Cross-border Payments Summit – Financial Stability Board Londra, Bank of England
Signore e signori,
ringrazio tutti coloro che hanno contribuito all’incontro di oggi. Le discussioni svolte mi hanno offerto molti spunti di riflessione. Permettetemi ora di provare a tirare le fila.
L’attuazione della Roadmap del G20 per il miglioramento dei pagamenti transfrontalieri rimane una priorità centrale per il settore pubblico. Il governatore Bailey ha dato il tono questa mattina: il Financial Stability Board è pienamente impegnato nel suo ruolo di coordinamento. Lo stesso vale per il Committee on Payments and Market Infrastructures (CPMI), che presiedo: restiamo fermamente concentrati nel promuovere un’efficace attuazione della Roadmap.
Ma l’impegno, da solo, non basta. La Roadmap è sempre stata concepita con un forte coinvolgimento del settore privato. Senza una collaborazione autentica tra pubblico e privato, questa agenda rischia di rimanere soltanto tale: un’agenda. Il nostro obiettivo sono risultati concreti nel mondo reale, a livello di sistema.
Non si tratta soltanto di efficienza commerciale o di integrazione economica — per quanto importanti siano. Si tratta anche di equità. Garantire alle popolazioni più vulnerabili l’accesso a soluzioni di pagamento rapide, convenienti e sicure è, a mio avviso, tanto una questione di principio quanto di politica economica.
Vorrei quindi riflettere su quanto emerso oggi nelle tre sessioni e su ciò che, a mio avviso, indica la direzione da seguire.
La prima sessione ha affrontato un tema noto, ma con maggiore urgenza. Costo e velocità restano le due questioni più pressanti per gli utenti finali — e sono strettamente legate ai nostri obiettivi più ampi di trasparenza e accesso.
Abbiamo registrato progressi incoraggianti, ma la velocità end-to-end continua a essere insufficiente, soprattutto nei pagamenti al dettaglio. Perché? Sono stati individuati diversi fattori: infrastrutture domestiche obsolete; accesso limitato ai sistemi di pagamento; e insufficiente standardizzazione e automazione — in particolare nei controlli antiriciclaggio, nella lotta al finanziamento del terrorismo e nei controlli sui movimenti di capitale.
Questi colli di bottiglia rallentano i pagamenti transfrontalieri e ne aumentano i costi, che vengono poi trasferiti sugli utenti finali. Il costo medio globale rimane ostinatamente elevato, nonostante alcuni miglioramenti nelle regioni più costose.
Una fonte significativa di questi costi è rappresentata dal cambio valutario (FX). Le elevate commissioni di conversione derivano in parte da fattori strutturali: la limitata liquidità di molti mercati valutari locali; la forte dipendenza dalle principali valute di riserva; una struttura di mercato in cui pochi operatori dominano i servizi di conversione e di conto; e una trasparenza limitata, che riduce la pressione competitiva, soprattutto sui prezzi al dettaglio.
La seconda sessione ha evidenziato qualcosa che tutti sappiamo istintivamente ma che talvolta tendiamo a sottovalutare: trovare una soluzione per i pagamenti transfrontalieri richiede un autentico spirito di responsabilità condivisa. Non semplici sforzi paralleli, ma coordinamento reale e assunzione condivisa di responsabilità.
Con questo in mente, vorrei indicare cinque ambiti nei quali un’azione concertata può fare davvero la differenza.
Primo, dobbiamo rafforzare e modernizzare le infrastrutture di pagamento wholesale. Estendere gli orari operativi e ampliare la finestra globale di regolamento sono passaggi cruciali per accelerare il tempo necessario affinché i fondi raggiungano il beneficiario.
Secondo, le giurisdizioni devono avanzare verso regole armonizzate per la raccolta, la conservazione e la condivisione dei dati — inclusi formati comuni e standard di messaggistica. ISO 20022 rappresenta la vera lingua franca dei pagamenti, e la sua adozione globale è un passo fondamentale per ridurre le frizioni e consentire l’elaborazione automatizzata. Tuttavia, il suo potenziale può realizzarsi pienamente solo se vi sarà convergenza nel modo in cui vengono compilati i campi dei dati. La revisione della Raccomandazione 16 del Financial Action Task Force e i requisiti armonizzati sui dati ISO 20022 elaborati dal CPMI hanno fornito chiarimenti essenziali. Il rapporto del CPMI sull’ISO 20022, sviluppato insieme al settore privato, dimostra cosa può essere ottenuto attraverso sforzi di armonizzazione collaborativa. Puntiamo a raggiungere l’armonizzazione entro la fine del 2027, con adozioni anticipate ove possibile.
Terzo, i fornitori di servizi di pagamento dovrebbero intensificare l’automazione dei controlli di conformità, sfruttando dati più ricchi e tecnologie emergenti per accelerare i processi di verifica senza compromettere i controlli. Velocità e sicurezza non sono in contraddizione: devono avanzare insieme.
Quarto, è necessario rafforzare l’interoperabilità tra sistemi. Soluzioni che permettono agli operatori di collegarsi a più sistemi domestici attraverso un’unica interfaccia — o di instradare pagamenti tramite uno schema comune — possono ridurre la dipendenza da molteplici intermediari, ampliare l’accesso e generare benefici concreti per gli utenti finali.
Quinto, la trasparenza: sulle commissioni, sui tassi di cambio e sui relativi margini, sui tempi di esecuzione e sulle condizioni del servizio. Questo obiettivo può essere perseguito sia attraverso una regolamentazione robusta sia tramite iniziative volontarie di divulgazione da parte del settore privato. Maggiore trasparenza significa maggiore concorrenza in mercati storicamente concentrati, maggiore partecipazione e, naturalmente, decisioni più informate da parte degli utenti.
I decisori pubblici hanno un ruolo fondamentale nel fornire chiarezza regolatoria, ma senza un impegno costante dell’industria le riforme rischiano di fermarsi. È proprio per questo che il CPMI ha investito nel dialogo strutturato con i partecipanti di mercato — e questi partenariati stanno già producendo risultati. Gli operatori del settore privato sono stati centrali nel promuovere l’allineamento ai requisiti di armonizzazione ISO 20022. Questo modello cooperativo — leadership pubblica e competenza privata — è quello giusto.
Vorrei aggiungere che non si tratta soltanto di conformità normativa o di condivisione degli oneri. Esistono opportunità concrete per le imprese private. Mentre le banche centrali promuovono l’interconnessione dei sistemi di pagamento, il settore privato può svolgere un ruolo decisivo come fornitore di servizi di rete, operatore nei cambi valutari, agente di regolamento e sviluppatore di servizi destinati agli utenti finali che operano su queste nuove infrastrutture.
La tecnologia è stata un tema ricorrente in tutte e tre le sessioni — giustamente. È un potente fattore abilitante per velocità, costi, trasparenza e accesso. Tuttavia, vorrei essere chiaro su ciò che la tecnologia è — e su ciò che non è.
Non è una soluzione miracolosa. Da sola non può eliminare barriere strutturali come la concentrazione del mercato, le politiche di localizzazione dei dati o requisiti insufficienti di trasparenza. Questi aspetti richiedono interventi di politica economica.
Ma se accompagnata da tali interventi e da un autentico impegno verso l’apertura, la tecnologia può aiutarci a superare i limiti dei sistemi esistenti. Può favorire l’interoperabilità tecnica, automatizzare complessi processi di conformità e sfruttare l’intelligenza artificiale e l’analisi avanzata per rafforzare i controlli migliorando al tempo stesso l’efficienza.
Il settore privato ha ampio spazio per applicare le tecnologie emergenti a nuovi modelli di business nei pagamenti transfrontalieri — attraverso infrastrutture di nuova generazione, come sistemi di registri interoperabili, oppure tramite strumenti come depositi tokenizzati o stablecoin adeguatamente regolamentate. Non si tratta di prospettive lontane: sono discussioni già in corso.
Per le banche centrali, la priorità è garantire che queste innovazioni si sviluppino all’interno di un sistema monetario a due livelli resiliente.
In un ambiente sempre più digitale, la fiducia e la stabilità monetaria richiedono che la moneta della banca centralerimanga l’asset finale di regolamento e che interagisca in modo sicuro ed efficace con le soluzioni del settore privato.
L’Eurosistema e la Banca d’Italia si stanno muovendo in questa direzione. L’euro digitale mira a salvaguardare il ruolo del denaro pubblico nei pagamenti al dettaglio; le iniziative Pontes e Appia estenderanno l’uso della moneta della banca centrale nei circuiti interbancari attraverso piattaforme basate su distributed ledger. L’innovazione è possibile senza smantellare gli ancoraggi fondamentali del sistema finanziario.
In definitiva, i sistemi che costruiamo devono fondarsi sull’apertura: efficaci nei mercati domestici e intrinsecamente interoperabili oltre i confini. Solo così l’innovazione potrà rafforzare — e non frammentare — il panorama globale dei pagamenti.
Ci troviamo qui a Londra, una delle città più interconnesse del mondo. È un contesto appropriato. Il futuro dei pagamenti è collaborativo, è transfrontaliero, ed è plasmato — in non piccola parte — da conversazioni come quelle che abbiamo avuto oggi.
Queste discussioni possono diventare molto tecniche. Ma, come attori pubblici e privati, non dovremmo mai perdere di vista la dimensione umana: ogni miglioramento in termini di velocità, trasparenza ed efficienza dei costi si traduce in miglioramenti concreti nella vita delle persone. È una delle ragioni principali per cui questo lavoro è così importante.
Portarlo avanti richiederà sia un continuo sostegno politico ai massimi livelli sia un intenso coinvolgimento tra settore pubblico e privato. Ed è proprio l’impegno collettivo di questa comunità che sta rendendo possibile tutto questo.
Grazie.