Curare il cancro non basta: la sfida (aperta) della nutrizione - Europa Donna Italia

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Curare il cancro non basta: la sfida (aperta) della nutrizione

Iniziamo con dei dati. Circa il 40% dei pazienti oncologici in Europa è malnutrito e, sempre in Europa, un quarto dei pazienti malati di cancro muore a causa della malnutrizione e non per la progressione della malattia. Questi non sono dati di oggi, ma del 2018, relativi a uno studio condotto in Italia, Francia e Germania e presentato a ESMO, il congresso europeo di oncologia. E l’attenzione era già alta sul problema da qualche anno. Nel 2017 FAVO, insieme ad AIOM E SINPE, ha promosso la Carta dei diritti del malato oncologico all’appropriato e tempestivo supporto nutrizionale. Un lavoro importante, tanto da rappresentare uno dei pilastri delle Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici del Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2017.

E ora come va? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Caccialanza, direttore Nutrizione clinica, Policlinico San Matteo di Pavia e Professore Ordinario di Scienza dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate, Università degli Studi di Milano.

Professor Caccialanza, a che punto siamo in Italia con la nutrizione oncologica?

Qualcosa per fortuna è cambiato. A ottobre scorso alla Camera è stata approvata con voto unanime una mozione che sancisce l’importanza della prevenzione nutrizionale nei percorsi di cura dei pazienti oncologici.  E a fine 2025 è stato dato il via libera all’emendamento sullo screening nutrizionale obbligatorio per i pazienti oncologici, approvato in Commissione Bilancio al Senato nel contesto della Legge di Bilancio. In Regione Lombardia è già obbligatorio dal 2024 e, in caso di omissione, alla Struttura ospedaliera viene decurtato il 20% della remunerazione per le prestazioni in regime di ricovero ospedaliero ordinario (e prossimamente anche in day hospital) come da DRG. Ma la strada è ancora lunga.

Che cosa manca?

In assoluto, una rete nazionale di Nutrizione clinica. Ci sono regioni che l’hanno attivata e il primo ad aprire la strada è stato il Piemonte addirittura negli anni ’80. Nel 2022 la Lombardia ha attivato la propria rete, che include una commissione specifica sulla nutrizione in oncologia ed ha elaborato il primo PDTA regionale sui percorsi nutrizionali. Documenti simili sono presenti anche in Campania e in Sicilia. Dopodiché, la situazione è frammentata e in molte regioni sono i singoli Centri ad avere attivato servizi di nutrizione oncologica.  Certo, è già qualcosa, ma con una rete nazionale si potrebbero garantire i medesimi trattamenti e supporti a tutti i pazienti, al di là della regione di residenza. Un’ipotesi di assistenza al paziente potrebbe essere costituita da Centri Hub di Nutrizione in Oncologia e Centri Spoke: sono modelli organizzativi che permettono al paziente di non spostarsi dalla propria residenza, ma di ricevere l’assistenza necessaria in una struttura vicino a casa; in Lombardia siamo partiti proprio con un modello del genere.

Quanto pesano le carenze di risorse?

Esistono e non possiamo negarlo. Studi internazionali stimano che un supporto nutrizionale strutturato possa generare risparmi netti di diverse migliaia di euro per paziente, a fronte di costi di implementazione molto contenuti. Al contrario, la mancata identificazione e il trattamento della malnutrizione comportano un incremento significativo dei costi sanitari. Basti pensare ai maggiori ricoveri, anche in emergenza, ai tempi superiori di ripresa fisica e psicologica, alle giornate lavorative perse, sia per il paziente, sia per il caregiver.

Un suo obiettivo?

Dopo il Piemonte, la Lombardia è la prima regione in Italia e forse in Europa che gratuitamente eroga la supplementazione orale al paziente oncologico in fase di terapia attiva. Questo può rafforzare la battaglia normativa da intraprendere, al fine di ottenere l’inserimento della supplementazione orale nei LEA.

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