Fact Checking | La verità è la prima vittima di ogni conflitto. Le fake news della Guerra fredda. | Rizzoli Education

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Uno scontro a colpi di propaganda

In guerra, si dice, la prima vittima è la verità. A questa regola non fece eccezione un conflitto (pur anomalo) come la Guerra fredda.

Sin dai primi anni Cinquanta, gli Stati Uniti da una parte e l’Unione sovietica dall’altra alimentarono un’intensa propaganda per celebrare ciascuno le proprie conquiste e un’aggressiva disinformazione per sminuire quelle dell’avversario. Prese il via così uno scambio di accuse incrociate, oltre che una diffusione quasi sistematica di falsità.

Il cuore della contesa fu, inevitabilmente, la corsa agli armamenti: nell’era della bomba atomica, le due superpotenze non si sfidarono solo nella produzione di ordigni sempre più potenti e sofisticati, ma anche nell’annunciarne la realizzazione. Ciò che contava era giocare d’anticipo rispetto al nemico, anche solo a colpi di proclami.

Del resto la Guerra fredda si fondava sulla capacità di creare pressione psicologica sull’opinione pubblica del Paese rivale.

Una guerra nucleare preventiva?

Il clima dell’epoca si può intuire dalla prima grande campagna mediatica di disinformazione orchestrata dai servizi segreti dell’Unione sovietica e dei Paesi del blocco orientale. Attorno al 1950 venne diffusa la notizia secondo cui gli Stati Uniti stessero preparando una guerra nucleare preventiva e che essa fosse imminente.

Se da un lato l’informazione si fondava su elementi reali, come i piani militari statunitensi in caso di conflitto, dall’altro appare però oggi volutamente distorta e falsata: si trasformava infatti uno scenario teorico nella prova di un attacco incombente. L’intento dei servizi segreti era quello di presentare gli USA come aggressori, pronti a colpire per primi per affossare il mondo comunista.

Non è un caso che la notizia tornò poi a circolare negli anni Ottanta, in una fase di recrudescenza delle tensioni USA-URSS. Ma anche in quel caso si dimostrò infondata.

Gli USA non avevano la bomba H?

Un altro episodio significativo risale al 1952: a novembre di quell’anno gli USA realizzarono il test “Ivy Mike”, sperimentando la prima bomba a idrogeno nel Pacifico.

I sovietici – preoccupati del contraccolpo psicologico che avrebbe potuto generare il diffondersi della notizia – cercarono subito di correre ai ripari, dipingendo l’esperimento come un’operazione fasulla, inscenata ad arte dai mezzi di informazione americani: la bomba a idrogeno venne descritta come un’arma immaginaria, frutto della propaganda statunitense.

I sovietici si erano resi conto di essere in ritardo nella ricerca militare rispetto agli USA (tanto che giunsero alla bomba H solo tre anni dopo), e cercarono quindi di negare in ogni modo l’accaduto.

Qualcosa di paragonabile – e opposto – avvenne però anche negli Stati Uniti nei primi anni Sessanta, quando si diffuse la convinzione che l’Unione Sovietica fosse in netto vantaggio nella corsa ai missili nucleari intercontinentali. Buona parte dell’opinione pubblica americana si persuase (o fu persuasa) dell’esistenza di un divario sempre più grande con l’URSS, tanto da temere per la sicurezza nazionale. Tutte le informazioni raccolte anche negli anni successivi dimostrarono invece che in quell’epoca la superiorità strategica militare era rimasta saldamente nelle mani degli Stati Uniti.

In Corea si adottarono armi batteriologiche?

Clamorosa fu poi la campagna di informazione che Cina e URSS organizzarono in uno dei momenti più caldi della Guerra fredda: il conflitto in Corea (1950-1953). In questi anni gli Stati Uniti vennero accusati di impiegare armi batteriologiche capaci di provocare epidemie di peste e colera nel Paese asiatico. Per sostenere questa idea furono addotte anche delle presunte prove scientifiche; tuttavia quando al termine della Guerra fredda vennero desecretati i documenti sovietici, emerse con chiarezza che si era trattato di una falsa informazione divulgata dai vertici politici dell’URSS.

Del resto, le accuse rivolte al nemico di possedere e impiegare armi batteriologiche paiono una costante della storia, anche in tempi più recenti: basti pensare che furono una delle principali motivazioni addotte dall’amministrazione statunitense nel 2003 per giustificare l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein.

Una distorsione di fatti plausibili

Le fake news della Guerra fredda non si limitarono al campo degli armamenti. Celebre e sorprendente fu per esempio la credenza, piuttosto diffusa negli USA degli anni Sessanta, secondo cui diversi cosmonauti sovietici morti nello spazio venissero “fatti sparire” e cancellati dalle narrazioni ufficiali dell’URSS. Si trattava in fondo di una versione credibile dei fatti (in Occidente i sovietici erano ritenuti abili occultatori di verità!), ma anche nei decenni successivi questa teoria non trovò nessuna conferma.

Dunque la Guerra fredda fu un’età segnata da numerose fake news, che – come accade ancora oggi – non si basavano su eventi o fenomeni completamente inventati, ma più spesso sulla distorsione e sulla contraffazione di notizie ritenute plausibili.

Recapiti
Andrea Padovan