Geodesign: è il termine con cui, vent’anni fa, il sociologo Aldo Bonomi e l’architetto Stefano Boeri hanno provato a leggere la dimensione geografica e geoeconomica di ogni prodotto industriale. L’idea centrale era che la questione fondamentale del design contemporaneo fosse il conflitto tra flussi e luoghi: da un lato le merci, i capitali, le persone che attraversano il mondo in un’economia sempre più globalizzata; dall’altro i territori radicati, le filiere produttive, le identità culturali. Bonomi distingueva tre sfere del design – oggetti che comunicano, oggetti che fabbricano, oggetti che sopravvivono – mostrando come queste dimensioni, apparentemente separate, si intrecciassero sempre di più nel tessuto del mondo contemporaneo.
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Di Salvatore Peluso 19-4-2026