La nave di Teseo ha tenuto a battesimo una nuova collana di classici ritrovati. Intervista al curatore Cody Franchetti
di Paolo Soraci
Simbolo di saggezza, speranza e longevità, l’airone campeggia da fine 2025 su una serie di eleganti e discrete copertine: carta usomano, colori pastello, piccoli riquadri che racchiudono riproduzioni di dipinti. A un passo dal decimo anniversario della nascita, la Nave di Teseo ha infatti salutato l’avvio di una nuova collana che si chiama, per l’appunto, l’Airone. I testi: classici ritrovati, saggi letterari, scoperte del passato, come ben testimoniano i due titoli di esordio, la Novella pastorale di Ernst Wiechert e il pamphlet Dei pericoli della lingua italiana di Stendhal.
A dirigerla un poeta, musicista, scrittore, Cody Franchetti, già autore de La nave di Teseo con la raccolta di versi L’Archeolatra e i tifosi del futuro. E allora, poeta, musicista, studioso, chi è Cody Franchetti e da dove arriva l’idea di questa collana? Ovviamente lo chiediamo direttamente al protagonista che presenterà la collana al Salone Internazionale di Torino, sabato 16 maggio alle 18.15 assieme ad Alfonso Berardinelli e al sottoscritto.
Questa collana nasce in maniera del tutto felice ma anche inaspettata perché, nato a Roma sono vissuto all’estero per quasi trent’anni. Appena tornato, avendo bisogno dei Marmora romana mi sono messo in contatto con La nave di Teseo, che aveva da poco ripubblicato il libro di Raniero Gnoli, e siccome avevo da poco finito questo mio ciclo di poesie, L’Archeolatra e i tifosi del futuro, lo sottoposi a Elisabetta Sgarbi che decise di pubblicarlo. Diventato autore della casa editrice, ho iniziato a sommergerli di proposte, titoli da ripubblicare che sapevo fuori catalogo da tempo. Una settimana dopo mi arrivò una mail di Elisabetta che mi proponeva di curare una collana. L’idea era di ospitare testi meno noti di giganti, Stendhal, e testi importanti di autori meno noti oppure obliati da tempo come Wiechert, che in Germania era stato molto famoso in vita e del tutto dimenticato all’indomani della sua morte nel 1950, anche – credo – per ragioni politiche. La cosa interessante è che in Italia era stato tradotto niente meno che da Massimo Mila, grande musicologo dalla prosa magnifica che era politicamente all’opposto di Wiechert. Le traduzioni invecchiano, è un loro destino inesorabile, ma questa traduzione di Mila pur avendo la tenuta e l’altezza di un tempo, sembra davvero non avere subito nessun danno dal passare dei decenni.
Se Wiechert è un autore oggi tutto da scoprire, quello di Stendhal è uno straordinario piccolo libro di sorprendente acutezza teorica.
Lui appunto lesse proprio appena uscito il pamphlet di Vincenzo Monti Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca che da subito scatenarono dibattiti e accese polemiche e decise di dire la sua con una modernità di approccio e di scrittura davvero sorprendenti. Ho sempre trovato molto fascinoso questo testo di Stendhal, perfetto per una collana come l’Airone.
A questo punto si delineano un carattere e una vocazione dell’Airone e quindi siamo ovviamente molto curiosi di sapere quale saranno le prossime uscite.
Il terzo titolo è già uscito da qualche settimana, di tratta di Claudio Claudiano, Il rapimento di Proserpina, che ripropongo, con testo a fronte, nella traduzione di Milo De Angelis. Claudiano e Rutilio Namaziano sono due grandi scrittori che, già alla fine dell’impero in Occidente rimangono pagani malgrado ormai sia passato quasi un secolo di cristianesimo – c’è già Agostino, per dire – e sono due autori poco letti. Poi sta per uscire la Storia della letteratura inglese di Mario Praz, assente dalle librerie da una vita. Sono settecento pagine fondamentali. A settembre uscirà The Seasons, Le stagioni, di James Thomson, la cui ultima traduzione in italiano risale esattamente a due secoli fa, al 1826. E fu scritto nel 1726 quindi trecento anni fa. È un poema sulle stagioni che influenzò niente meno che Wordsworth e a seguire tutti i romantici inglesi. L’anno si chiuderà a novembre con un testo di Francesco Borromini, l’Opus Architectonicum con l’introduzione, bellissima, di Paolo Portoghesi e sarà una coppia anastatica di grande formato, in quarto, pieno di meravigliosi disegni. Insomma una strenna perfetta. E un primo assaggio dei diversi formati che andranno a caratterizzare la collana a seconda dei titoli e delle loro caratteristiche.
Il 2027 dovrebbe vedere una rinnovata attenzione per la filosofia e per la linguistica. C’è ad esempio un Karl Vossler mai tradotto in italiano, e sarebbe pure il suo testo principale, Geist und Kultur in der Sprache, Spirito e cultura nella lingua, del 1925. Le sole cose di Vossler tradotte sono i suoi carteggi con Benedetto Croce e i testi su Dante, ma la sua opera è una miniera. Un altro recupero importante sarà quello di Mario Furbini, in particolare Critica e Poesia, fondamentale, e poi, tra filosofia e filologia vorrei recuperare Max Pohlenz e i suoi studi sulla cultura greca e La Logique ou L’art de penser di Antoine Arnauld, la cui ultima traduzione risale al 1770. E dire che Arnauld è stato uno dei protagonisti di Port Royal, l’abbazia e circolo intellettuale dove nacque tanta parte del pensiero moderno e dove Pascal scrisse le sue Lettere provinciali.
Ma il Cody Franchetti musicista non dirà la sua nella programmazione de l’Airone?
Sicuramente sì, ci sono libri e autori importantissimi da riportare in piena luce. Penso all’opera omnia di Fedele D’Amico o a un libro di Garzanti degli anni ‘50 la Storia dell’Opera di René Leibovitz, che fu allievo di Arnold Schönberg e di Anton Webern e maestro di Pierre Boulez eppure amava Donizetti e Verdi pure più di Wagner. In un solo volume c’è tutta la storia della Lirica da Giulio Caccini a metà Novecento.
Foto in copertina di Cody Franchetti © Luigi Cazzaniga