Investimenti in crescita per le imprese torinesi | Confcommercio Torino e provincia - Format Research

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22 maggio 2026

L’Osservatorio congiunturale della Confcommercio provinciale registra stabilità di occupazione e ricavi, e prevede una crescita nei prossimi mesi. Preoccupa il dumping contrattuale.

Il tessuto economico piemontese continua a mostrare segnali di tenuta e fiducia, nonostante le difficoltà legate alla situazione internazionale. Le imprese mantengono stabili occupazione e ricavi e guardano con ottimismo ai prossimi mesi, prevedendo una crescita nel secondo semestre del 2026.

È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale di Confcommercio Torino e provincia, realizzato in collaborazione con Format Research su un campione di 800 aziende del territorio. L’indagine ha analizzato l’andamento degli ultimi sei mesi, fino a marzo 2026, e raccolto le aspettative per il semestre successivo. Secondo il presidente di Format Research, Pierluigi Ascani, il clima tra gli imprenditori resta prudente ma positivo. “A marzo il 13% delle imprese riteneva migliorata la situazione della propria azienda rispetto a settembre 2025, contro il 14% della rilevazione precedente. Tuttavia, le previsioni per settembre mostrano un indice in ripresa. C’è preoccupazione, ma non pessimismo”, ha spiegato.

L’accesso al credito

Uno degli aspetti più significativi riguarda l’accesso al credito. Il 60% delle aziende che hanno chiesto finanziamenti ha ottenuto l’intera somma richiesta. Inoltre, il 30% delle imprese ricorre al credito per realizzare investimenti, un dato interpretato come segnale di fiducia nel futuro economico. “Si investe quando si crede nelle prospettive di crescita”, ha commentato Carlo Alberto Carpignano, direttore di Confcommercio Torino.

Il dumping contrattuale

L’edizione 2026 dell’Osservatorio ha dedicato particolare attenzione anche al fenomeno del dumping contrattuale, definito spesso come quello dei “contratti pirata”. Si tratta di contratti meno rappresentativi, che garantiscono minori tutele ai lavoratori rispetto ai principali contratti collettivi nazionali. Secondo Confcommercio, le aziende che utilizzano questi contratti possono sostenere costi inferiori, poiché prevedono meno garanzie in termini di malattia, contributi e assistenza sanitaria integrativa.

Una situazione che, per le imprese che rispettano i contratti nazionali, rappresenta una forma di concorrenza sleale. Il fenomeno è percepito in particolare nel settore del turismo e dell’ospitalità, dove le aziende che applicano contratti meno tutelanti riescono ad avere bilanci più favorevoli, maggiore accesso al credito e costi più bassi negli appalti. Per Carpignano, un passo importante è arrivato dal recente decreto sul “salario giusto” approvato dal Governo il primo maggio. “Il provvedimento richiama i contratti maggiormente rappresentativi per definire il salario. Ora bisogna continuare su questa strada, introducendo anche incentivi per le imprese che applicano i contratti corretti”, ha concluso.

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