Il farmaco ha dimostrato la capacità di indurre la remissione della malattia e una riduzione dell’uso di corticosteroidi orali
Milano – L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l’impiego di benralizumab, in regime di rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), per il trattamento della granulomatosi eosinofilica con poliangioite (EGPA) recidivante o refrattaria. La decisione di AIFA segna una nuova prospettiva terapeutica per tutte le persone che convivono con questa rara forma di vasculite.
“L’EGPA è una malattia sistemica rara, una vasculite dei piccoli vasi che può provocare danni anche irreversibili agli organi e che fa il suo esordio tipicamente intorno ai 40-50 anni”, spiega Sara Monti, Responsabile U.O. Immunologia, Allergologia e Reumatologia, Istituto Auxologico Italiano, Milano. “La patologia è suddivisa in tre diverse fasi, prodromica, eosinofilica e vasculitica, tutte caratterizzate dalla presenza degli eosinofili quali cellule chiave coinvolte. Queste fasi possono tuttavia non essere tutte presenti in ogni paziente, non seguire un ordine cronologico ben definito oppure presentarsi in modo parzialmente sovrapposto rendendo quindi ogni paziente differente nella presentazione clinica, seppur l’asma e la poliposi nasale siano frequentemente presenti come primi sintomi. Nelle fasi più avanzate di malattia, l’infiltrazione eosinofilica di organi e sistemi e la vasculite possono dare origine a sintomi generali, quali febbre, stanchezza o dolori alle articolazioni, oppure a manifestazioni specifiche come miocardite, con potenziale insufficienza cardiaca, neuropatia periferica, infiltrati polmonari, porpora cutanea, gastroenteriti o glomerulonefriti. Purtroppo, ad oggi, ancora non esistono criteri diagnostici validati o marcatori specifici in grado di confermare la malattia, e ciò comporta spesso un ritardo nella diagnosi. È quindi importante una valutazione multidisciplinare che tenga in considerazione le caratteristiche della patologia che, per la sua natura multisistemica, necessita del coinvolgimento di diversi specialisti per la sua individuazione. L’andamento cronico della malattia, inoltre, incluse le manifestazioni tipicamente recidivanti come l’asma e i sintomi nasali, richiede spesso l’esposizione frequente o prolungata a terapia corticosteroidea, con effetti collaterali significativi. L’approvazione da parte dell’AIFA della rimborsabilità di benralizumab apre una nuova pagina per i pazienti con EGPA, ampliando le opzioni terapeutiche disponibili e offrendo quindi una nuova prospettiva di trattamento e gestione della malattia. Un traguardo importante nell’ottica di un approccio sempre più personalizzato, con l’obiettivo di controllare efficacemente la patologia e garantire ai pazienti una migliore qualità di vita.”
L’approvazione di benralizumab si basa sui risultati positivi del trial clinico di Fase III MANDARA, primo studio comparativo di non inferiorità tra farmaci biologici nei pazienti con EGPA. I dati hanno dimostrato che il 58% dei pazienti trattati con benralizumab ha raggiunto la remissione clinica, confermando la non inferiorità del farmaco rispetto al comparatore. Benralizumab ha inoltre mostrato un impatto rilevante sulla riduzione dell’esposizione ai corticosteroidi orali (OCS); tra le settimane 48 e 52, l’86% dei pazienti trattati ha ottenuto una riduzione di almeno il 50% della dose di OCS, mentre il 41% è riuscito a sospendere completamente il trattamento corticosteroideo, rispetto al 26% dei pazienti trattati con mepolizumab.
Lo studio di estensione MANDARA OLE, con osservazione fino a due anni, ha ulteriormente confermato la durabilità del controllo di malattia con benralizumab, evidenziando un mantenimento duraturo della remissione e un’ulteriore possibilità di riduzione o sospensione dei corticosteroidi orali anche in pazienti precedentemente trattati con mepolizumab, rimarcando al contempo un profilo di sicurezza del farmaco coerente con quanto già osservato nei precedenti studi sull’asma eosinofilico grave.
Benralizumab è un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’interleuchina-5 (IL-5R-alfa) espresso sugli eosinofili, cellule del sistema immunitario che, se si accumulano o si attivano eccessivamente, possono contribuire al danno tissutale e alla patogenesi di diverse malattie eosinofiliche, tra cui l’EGPA.
“La granulomatosi eosinofila con poliangite è una patologia caratterizzata da una presenza eccessiva di eosinofili, una popolazione di globuli bianchi che svolgono un ruolo di difesa dell’organismo dagli agenti esterni”, aggiunge Jan W. Schroeder, Coordinatore dell’Allergologia IRCCS Ospedale San Raffaele Milano. “Questa condizione rara si sviluppa quando il numero di eosinofili diventa eccessivo, con infiltrazione di tessuti e vasi e conseguente danno a carico degli organi. L’efficacia di benralizumab risiede nella sua capacità di legarsi all’IL-5R-alfa sulla superficie degli eosinofili, inducendone rapidamente l’eliminazione”.
“Spesso il più grande ostacolo per i pazienti con EGPA è arrivare alla diagnosi”, sottolinea Eugenia Durante, Vice-Presidente dell’associazione APACS. “Solitamente la malattia esordisce con manifestazioni comuni e apparentemente non specifiche, come asma, rinosinusite cronica e poliposi nasale, che rendono complesso riconoscere subito una patologia rara e multisistemica. In molti casi possono passare anni prima che si arrivi a una diagnosi corretta, con il rischio di ritardare l’accesso alle cure più appropriate e di aumentare il danno per i pazienti. Per questo è fondamentale favorire una presa in carico in centri con esperienza nella gestione dell’EGPA, dove possano collaborare specialisti diversi, tra cui pneumologi, otorinolaringoiatri, immunologi e reumatologi. In questo senso, avere a disposizione una nuova opzione terapeutica per il trattamento dell’EGPA, che possa contribuire a migliorare il controllo e la qualità di vita di chi ne è affetto, rappresenta un’ottima notizia per le persone che vi convivono quotidianamente e che affrontano le sfide relative alla sua gestione. Come associazione crediamo che parlare di questa patologia sia essenziale: maggiore conoscenza significa ridurre il tempo alla diagnosi e migliorare il percorso di presa in carico dei pazienti.”
“L’approvazione di benralizumab per il trattamento dei pazienti con EGPA rappresenta un importante avanzamento terapeutico per una patologia rara, complessa, eterogenea e caratterizzata da un significativo bisogno clinico ancora insoddisfatto”, ha dichiarato Raffaela Fede, Direttore Medico AstraZeneca Italia. “Le persone con EGPA convivono spesso con una malattia difficile da controllare, associata a un elevato ricorso ai corticosteroidi orali, il cui utilizzo prolungato può comportare importanti effetti collaterali e incidere significativamente sulla qualità di vita dei pazienti. I risultati dello studio MANDARA confermano l’efficacia di benralizumab nel favorire il raggiungimento della remissione di malattia e nel ridurre la dipendenza dai corticosteroidi orali, contribuendo a migliorare la gestione della patologia e la qualità di vita dei pazienti”.