Quarant’anni dopo la nascita della SICP è ancora aperta la partita dell’accesso universale alla cura
Le cure palliative stanno uscendo da una dimensione marginale per affermarsi come uno degli ambiti più rilevanti e attuali della sanità contemporanea. Un’evoluzione che si inserisce in un’epoca storica segnata dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie cronico-degenerative e da una crescente attenzione alla qualità della vita, anche nelle fasi più fragili dell’esistenza.
A testimoniarlo è anche il percorso della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), che a giungo festeggerà i quarant’anni dalla sua fondazione, un traguardo che riflette la trasformazione di questo ambito da pratica specialistica a componente strutturale del sistema sanitario.
Oggi le cure palliative non riguardano più soltanto i pazienti oncologici o le fasi terminali, ma si estendono a diverse condizioni croniche e complesse per intervenire sempre più precocemente lungo il decorso della malattia. L’obiettivo non è prolungare o abbreviare la vita, ma migliorarne la qualità, attraverso un approccio integrato che tiene conto dei bisogni clinici, psicologici, sociali ed esistenziali della persona.
È un cambio di prospettiva che ha ridefinito il ruolo stesso della medicina. Accanto alla dimensione curativa, si afferma quella della presa in carico, in cui il paziente e la sua famiglia diventano il centro di un percorso assistenziale multidisciplinare. Medici, infermieri, psicologi e operatori sociali lavorano insieme per costruire risposte personalizzate, in grado di adattarsi alla complessità delle situazioni.
TRA DIRITTI RICONOSCIUTI E REALTÀ DISOMOGENEE
La crescente attenzione verso le cure palliative è confermata anche dai numeri, perché ogni anno in Italia circa 550.000 persone muoiono e fino a 350.000 hanno bisogno di cure palliative. Se si considerano anche i caregiver, il bisogno coinvolge oltre un milione di cittadini. Un bisogno destinato ad aumentare nei prossimi anni, che impone un ripensamento dei modelli organizzativi e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.
Nonostante i progressi normativi, a partire dalla Legge 38 del 2010 che ha sancito il diritto all’accesso alle cure palliative, permangono tuttavia criticità legate alla reale disponibilità dei servizi e alle disuguaglianze territoriali. Un divario che evidenzia come la sfida non sia più solo culturale, ma anche organizzativa e politica.
“Se le cure palliative sono un indicatore di civiltà, questo divario è un indicatore di disuguaglianza”, avverte il Presidente Gianpaolo Fortini, affermando che “funzionano quando diventano sistema, non quando restano servizio”.
Le cure palliative diventano, quindi, un indicatore della capacità del sistema sanitario di rispondere in modo equo e umano ai bisogni delle persone. Non più un ambito residuale, ma una lente attraverso cui leggere le trasformazioni della medicina e della società, chiamate oggi a confrontarsi con una domanda crescente di cura, dignità e accompagnamento.
A quarant’anni dalla fondazione, la SICP prosegue su una linea chiara: consolidare le reti, rafforzare le competenze e promuovere una cultura della cura che includa l’accompagnamento fino alla fine della vita. Il congresso nazionale a Riccione dal 19 al 21 novembre 2026 sarà un momento di verifica anche sul processo di accreditamento delle reti locali, con obiettivi fissati nei prossimi anni.
La posta in gioco è alta. “Le cure palliative sono il punto in cui una società decide se la dignità è un principio astratto o un diritto concreto”, conclude Fortini. Una questione che riguarda il sistema sanitario, ma anche l’idea di società che si intende costruire.