Cina in 20 giorni: il mio itinerario tra Pechino, Xi'an, Chengdu e Chongqing - Le avventure di Anna Pernice - Travel Fashion Tips

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Sono partita per la Cina con una valigia piena di aspettative e la sensazione di stare andando dall’altra parte del mondo, non solo geograficamente. Il volo diretto da Roma Fiumicino a Pechino con China Airlines è atterrato nella capitale cinese dopo circa 10 ore di volo — un viaggio lungo, ma che vale ogni minuto. Quando ho messo piede fuori dall’aeroporto di Pechino, ho capito subito che questo sarebbe stato un viaggio diverso da tutti gli altri. Non solo per i luoghi, ma per quello che mi avrebbe lasciato dentro.

Ero stata tante volte nel Sud Est Asiatico, ma mai in questa zona dell’Asia. E così ero davvero curiosa di riempirmi gli occhi di meraviglia e bellezza, al punto di decidere di partire tre giorni prima del viaggio di gruppo organizzato dall’ente del turismo cinese, da sola, per entrare nel vivo della cultura cinese e perdermi tra le strade di Pechino alla ricerca di qualcosa di autentico, proprio come mi piace fare in ogni viaggio.

Giorni 1-3 | Pechino in solitaria: hutong, storia e futuro

Ho scelto di iniziare da sola. Nessun programma condiviso, nessuna distrazione. Solo io e una città gigantesca che all’inizio quasi ti intimorisce. Pechino è immensa, rumorosa, velocissima… ma allo stesso tempo custodisce angoli in cui il tempo sembra essersi fermato.

Dove dormire a Pechino: Ho soggiornato al Regent Hotel, nel cuore della città — una struttura elegante e ben posizionata per esplorare le principali attrazioni a piedi o in Didi.

Giorno 1 — Gli Hutong e l’Opera di Pechino

Sono arrivata in Cina con volo diretto China Airlines da Roma a Pechino e sono atterrata a ora di prnazo. Il tempo di passare i controlli di sicurezza, ritirare la valigia e correre in hotel.

Il tempo di una doccia veloce e poi subito ad esplorare la città. Il primo pomeriggio, nonostante la stanchezza e il fuso orario, l’ho dedicato al tour degli Shichahai Hutong in risciò — i famosi vicoli storici che si snodano nel cuore della città. Seduta su quel risciò, con i vicoli stretti che scorrevano ai lati, gli anziani seduti a giocare a carte fuori dalle case e il profumo del cibo che usciva dalle cucine, mi sembrava di osservare una Cina silenziosa, lontanissima dai grattacieli. Mi sembrava di stare osservando il tempo da un oblò.

La sera, seduta a tavola davanti a una ciotola fumante di zhajiangmian — i classici noodles in stile pechinese conditi con salsa di soia fermentata e verdure — guardavo tutto con gli occhi curiosi di chi si sente completamente fuori dalla propria comfort zone… ma incredibilmente viva.

Dopo cena, spettacolo di Opera di Pechino al Jixiang Theatre: voci potenti, costumi elaborati e movimenti stilizzati che raccontano storie antiche in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Nonostante gli occhi che si chiudevano per la stanchezza, sono rimasta incantata davanti ai loro costumi e alle scene che si susseguivano in maniera quasi ipnotica.

Giorno 2 — La Città Proibita, il Tempio del Cielo e Wangfujing

La Città Proibita mi ha lasciata senza parole. Non solo per la sua imponenza, ma per l’energia che si respira attraversandola. Camminavo tra quei cortili enormi immaginando le vite, i silenzi, i segreti custoditi da quelle mura rosse per secoli. In certi momenti mi fermavo semplicemente a osservare: i turisti, le famiglie cinesi, i bambini vestiti con abiti tradizionali. Mi rendevo conto di essere lontanissima da casa e, stranamente, di sentirmi bene proprio lì.

Pensate che fino a poco più di 100 anni fa, se non. facevi parte della famiglia reale, in questo posto era vietato entrarci. Se provavi a varcare il portone d’ingresso senza permesso, potevi essere condannato a morte.

Per quasi 500 anni questo luogo è stato proibito a chiunque non appartenesse all’imperatore e alla sua corte.
E’ considerato il palazzo imperiale più grande del mondo. Ha quasi 1.000 edifici, oltre 8.000 stanze… ed era progettata per far sentire l’imperatore una specie di divinità vivente.
Persino i colori avevano un significato: il giallo era riservato all’imperatore, perché rappresentava il potere assoluto.

E la cosa più assurda? Per secoli, la maggior parte delle persone poteva solo immaginare cosa ci fosse dietro queste mura rosse.
Oggi invece puoi camminare esattamente dove un tempo vivevano gli uomini più potenti della Cina imperiale.
Ti basterà acquistare il biglietto d’ingresso. Ma preparati a lunghe code!

Nel pomeriggio sono stata al Tempio del Cielo, che è un altro mondo ancora — una struttura circolare perfetta costruita nel 1420, circondata da un parco enorme dove i pechinesi si incontrano ogni mattina per fare tai chi, giocare a carte o semplicemente passeggiare. Un angolo di quotidianità cinese autentica. In passato era il luogo sacro in cui gli imperatori delle dinastie Ming e Qing celebravano elaborati rituali per invocare il favore celeste e pregare per l’abbondanza dei raccolti. Il complesso è famoso per la sua profonda simbologia cosmologica, basata sull’antico concetto cinese che vuole il “Cielo rotondo e la Terra quadrata”. L’edificio più iconico del tempio. È una magnifica costruzione a tre tetti conici di colore blu, costruita interamente in legno e senza l’uso di chiodi. Le sue 28 colonne interne rappresentano le costellazioni, le stagioni e i mesi dell’anno.

La sera non potevo perdermi la Peking Duck, ovvero l’anatra alla pechinese: uno dei piatti più iconici della cucina cinese, preparato cuocendo l’anatra in forni a legna fino a ottenere una pelle croccantissima e una carne tenera e saporita. Si serve tagliata a fette sottili, avvolta in sottili crêpe con cipollotto, cetriolo e salsa hoisin. Un’esperienza gastronomica che vale il viaggio.

Dopo cena, passeggiata lungo Wangfujing Street: una delle arterie commerciali più famose di Pechino, dove insegne luminose gigantesche e schermi tridimensionali fanno sembrare i personaggi in rilievo pronti a uscire dai palazzi. La Cina ha questa capacità incredibile: un secondo prima sei davanti a un tempio antico, quello dopo sembri catapultata nel futuro.

Giorno 3 — La Grande Muraglia Cinese (il tratto segreto)

Il momento che porterò più nel cuore di Pechino è stato sulla Grande Muraglia.

Avevo deciso di evitare i tratti più famosi e affollati — Badaling su tutti. Volevo viverla davvero, non semplicemente fotografarla. Così ho raggiunto la Huanghuacheng Lakeside Great Wall, un tratto poco conosciuto a circa tre ore di auto da Pechino, dove le mura si specchiano in un lago e le montagne sono tutt’intorno.

Superare i 21.196 km di cinta muraria che attraversano cinque province — Hebei, Pechino, Shanxi, Mongolia Interna e Ningxia — è una delle grandi imprese dell’umanità. Ma viverla in silenzio, senza la folla, è un’altra cosa. Mi sono ritrovata completamente sola, circondata solo dal vento e da quelle mura infinite che attraversavano le montagne a perdita d’occhio. In quel silenzio ho percepito tutta la grandezza della storia, ma anche quanto siamo piccole noi davanti al tempo.

Ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che ti fanno riflettere. La Grande Muraglia, per me, è stato questo.

Giorni 4-11 | Lo Shaanxi: Xi’an tra storia, spiritualità e sorprese

Il giorno 4, dopo una mattinata di relax nella spa del Regent Hotel, ho preso un volo interno per Xi’an con China Airlines, dove ho raggiunto il gruppo di content creator e ho iniziato la seconda parte del viaggio. Xi’an è la capitale della provincia dello Shaanxi e uno dei luoghi più ricchi di storia dell’intera Cina.

Dove dormire a Xi’an: Xi’an Tibet Mansion Kaiyuan Mingdu Grand Hotel — centrale e confortevole, ottimo punto di partenza per tutte le escursioni.

Giorno 4 — L’Esercito di Terracotta e lo spettacolo di Huaqing

L’Esercito di Terracotta è uno di quei posti che ti fanno sentire minuscola. Si tratta di un colossale complesso di oltre 8000 statue in grandezza naturale raffiguranti guerrieri, cavalli e carri da guerra, ognuno diverso dall’altro, schierati come se il tempo non fosse mai passato. Guardandoli, pensavo a quanto l’uomo abbia sempre avuto bisogno di lasciare qualcosa dietro di sé. Una traccia. Una memoria.

E forse è proprio questo che facciamo anche noi quando viaggiamo: raccogliamo pezzi di mondo per capire meglio chi siamo.

Fu creato nel III secolo a.C. per proteggere nell’aldilà il primo imperatore cinese, Qin Shi Huang, ed è considerato l’ottava meraviglia del mondo. Scoperto casualmente nel 1974 da alcuni contadini che scavavano un pozzo, il sito archeologico è oggi un museo protetto dall’UNESCO ed è suddiviso in diverse “fosse”:

  • Fossa 1: È la più grande e spettacolare, ospita la forza principale dell’esercito. Si stima che qui si trovino oltre 6.000 tra soldati e cavalli disposti in assetto di combattimento.
  • Fossa 2: Contiene circa 1.400 figure tra fanti, cavalieri e arcieri, ed è concepita come la guardia scelta.
Recapiti
Anna Pernice