Il metodismo transnazionale tra Italia e mondo
Roma (NEV), 30 maggio 2026 – La Consultazione metodista, che si svolge a Velletri al Centro Ecumene (Roma), oggi pomeriggio ha proseguito i suoi lavori presentando in apertura il lavoro del Centro di documentazione metodista (CDM).
“Quella metodista è una storia difficile da raccontare, perché gran parte del patrimonio culturale metodista nel tempo si è perso – ha esordito il professor Paolo Naso, coordinatore del Comitato scientifico del CDM –. Dunque, è stato necessario promuovere una dettagliata ricerca, anche all’estero, per ricostruire il prezioso materiale oggi disponibile. Un impegno che ha permesso di poter ritrovare una considerevole mole di documenti, audio, video e cartacei, sulla la storia del metodismo in Italia. Questo lavoro prezioso che ha dato vita, l’anno passato, anche al volume “Metodisti in Italia”. Tra le prossime novità editoriali, vorrei segnalare, tra le altre, l’uscita della biografia del vescovo metodista William Burt (colui che giunto in Italia seppe trovare fondi per costruire chiese e palazzi come quello in Via Firenze, 38, ndr), edizione in via di pubblicazione; mentre il prof. Rinaldi darà alle stampe per la Claudiana editrice una biografia di John Wesley. Tra le azioni del CDM, poi, l’uscita a breve di un volume dedicato al Sud evangelico. In questo caso, e ci tengo a ribadirlo, non faremo la storia di un ‘caso bizzarro’, non sarà dunque la storia di una minoranza, ma la vicenda di una comunità di fede che ha attraversato la storia italiana. Tra le ricerche in corso – ha poi proseguito Naso – ricordo appena quella dedicata all famiglia Santi e il percorso di Casa Materna, un contesto nato grazie alle relazioni internazionali. Un’altra sarà incentrata sugli anni di Comiso, ossia sul contributo del metodismo nella lotta contro il riarmo negli anni Ottanta. E ancora una ricerca interamente dedicata alle donne metodiste ghanesi tra l’Italia e il Ghana. Non poteva mancare un approfondimento sulla comunità di Scicli – da Lucio Schirò alla Casa delle culture. E la ricerca del Maestro Annarilli alla tradizione etno-musicale nel metodismo internazionale. Progetti – ha concluso Naso – condivisi con tanti partner, ricercatori, Università, Centri e Istituti di ricerca. Per dire che l’interesse del CDM è quello di favorire un livello di divulgazione diretta, non specialistica, e per ricordare che la storia ha senso per ragionare sul presente. Perché la storia, come diceva Giorgio Spini ‘è la bussola per comprendere le direzioni da intraprendere nel presente’”.
Un lavoro prezioso quelo illustrato da Naso, ma che è una parte di un ben più ampio lavoro del CDM – che è stato segnalato nella sua completezza con una relazione dettagliata e consegnata ai presenti -, utile per capire “Quale sia il ruolo del metodismo in Italia, nel Sud Italia e nel Sud globale”, ha ricordato il presidente dell’Opera delle chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi), Luca Anziani.
Tra gli interventi anche quello di Gian Paolo Ricco che ha esordito: “Movimento evangelico e movimento operaio era il titolo di una relazione che tenni nel 1971, per segnalare quanto tempo sia passato da allora e quanto lavoro sia stato fatto negli anni – ha rilevato Ricco –, e quanto sia cambiato il mondo di oggi. In questa fase della nostra storia osservo una insistente ripresa della divulgazione della cultura cattolica nella comunicazione generalista, ormai onnipresente nella comunicazione mainstream. Questo dato ci dice – per usare una frase emersa ieri sera – che noi, ‘privi di magistero’ abbiamo la necessità di proseguire nel lavoro divulgativo, intrapreso meritoriamente dall’Opcemi”.
I lavori pomeridiani sono proseguiti con la relazione: “Migrazioni e Religione – il metodismo transnazionale tra Italia e Ghana”, un percorso storico di ricerca presentato da Giamaica Roberta Mannara, curatrice della ricerca.
Sono state tre le domande dalle quali è partita Mannara per presentare la ricerca sul tema: “Cosa succede dentro agli spazi trasnazionali? Perché nonostante gli sforzi si assiste a uno slittamento denominazionale, ossia, di fratelli e sorelle di chiese che ‘slittano’ in altre. Infine, la relazione tra le chiese ‘mainstream’ e le chiese del protestantesimo storico”.
Il contributo di Mannara ha avuto lo scopo di restituire una fotografia della Chiesa metodista e valdese in prospettiva transnazionale, in particolare in relazione al rapporto della Chiesa con la comunità di fedeli di origine ghanese in prospettiva storica. Mannara ha dunque raccontato alcuni momenti salienti della nascita della Chiesa Metodista Ghanese e le vicende dei personaggi che hanno contribuito ad ancorare la Chiesa alla storia della nazione africana e, ancora, il processo di rigenerazione che la Chiesa metodista (e valdese) d’Italia che sta affrontando negli ultimi anni per far fronte alla necessità di accogliere i nuovi fedeli provenienti dal Ghana; infine, sono state riportate alcune criticità tipiche dell’incontro interculturale e intergenerazionale analizzate a partire dalle testimonianze dirette raccolte tra i membri di chiesa di origine ghanese. Un focus conclusivo ha fatto emergere il ruolo delle donne metodiste in questa fase importante di trasformazione.
E proprio sul tema è intervenuta Mirella Manocchio, presidente della Federazione donne evangeliche in Italia (FDEI) che (portando il saluto delle donne battiste, che in questi giorni sono riunite a Rocca di Papa) ha ricordato quanto “la chiesa metodista, come altre chiese protestanti, abbia dovuto affrontare nel tempo critiche da altre chiese cristiane evangeliche per alcune posizioni ritenute non accoglibili. Il ruolo delle donne in contesti condivisi – ha proseguito Manocchio – è stato importante. Tuttavia – ha ribadito –, malgrado gli sforzi fatti si potrà fare ancor di più. Ed è proprio ciò che tenta di fare la FDEI – ha chiosato Manocchio -, partendo dalla costruzione di una memoria identitaria condivisa. Poco, sino ad oggi, si è scritto, detto e raccontato; e due pubblicazioni tenteranno di colmare questa lacuna. Un testo sarà dedicato alle meditazioni grazie alla collaborazione con radio RVS – Radio Avventista, e l’altra, parlerà della nostra storia e del lavoro fatto in diversi contesti attraverso progetti, conferenze, presenza nelle carceri italiane. Infine, un ciclo di podcast sarà rivolto a giovani – e adulti – dedicato alle relazioni nella fascia adolescenziale”.
È stata Alessia Passarelli a chiudere la giornata presentando il progetto LINFA (laboratorio interculturale di formazione e accoglienza) e a porre al centro la riflessione sulle comunità interculturali e sulle strategie di inclusione sviluppate da LINFA e del difficile cammino di “Essere chiesa insieme”.
Linfa, è un programma di sostegno alla crescita interculturale di comunità che si aprono a nuove presenze e che intendono favorire processi di incontro, scambio, integrazione per costruire l’unità della chiesa nonostante le barriere linguistiche e culturali e ideato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per far fronte a un fatto storico: un terzo dell’evangelismo italiano è costituito da immigrati.
E, a proposito di questo, è da segnalare un dato: il 25% delle presenze quest’anno alla Consultazione metodista era di origine straniera. Tra l’altro quest’anno la Consultazione ha registrato una folta partecipazione di presenze giovanili.
Promosso dalla Commissione “Studi Dialogo Integrazione – Essere Chiesa Insieme” della FCEI – in collaborazione con l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, le chiese valdesi e metodiste, le chiese avventiste, la Facoltà valdese di teologia, la Facoltà pentecostale di scienze religiose, la Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI), Linfa è un’iniziativa aperta a tutti i membri attivi delle chiese evangeliche, siano essi italiani o stranieri, e propone un percorso ibrido, fatto di esegesi interculturale, ecclesiologie a confronto, storia e sviluppo delle missioni, mediazione dei conflitti, dinamiche di gruppo, tecniche di animazione.
“’Essere chiesa insieme’ come progetto Fcei – ha ricordato Passarelli, moderatora della Sezione Integrazione della COSDI della FCEI – è il risultato di ‘una visione’ nata agli inizi degli anni Novanta dopo la tragica morte di Jerry Masslo. Esperienze diverse mostrano, a distanza di tanti anni, come le realtà di interscambio reciproco risultino essere spesso vivaci, intergenerazionali, capaci dunque di ripensare lo stile liturgico in forma più partecipata e di costruire reti relazionali solide. Infatti, le comunità presenti nei territori, che non si limitano alla dimensione interna ma interagiscono con il contesto sociale, diventando talvolta veri laboratori di integrazione e innovazione ecclesiale. Uno tra i valori aggiunti del percorso LINFA che si intreccia con ECI – ha proseguito Passarelli – è il lavoro interdenominazionale che favorisce lo scambio di buone pratiche e l’analisi condivisa delle sfide.
Dopo trent’anni di impegno e di percorsi e strumenti proposti riteniamo che il nostro impegno serva alle comunità con background migratorio, ma soprattutto alle chiese coinvolte nel percorso. Nel momento in cui una comunità di fede ragiona sui temi proposti, diventa una comunità intergenerazionale più viva e vivace”.
LINFA, negli anni si è rinnovata, ha ricordato Passarelli e ha “cambiato sguardo: oltre alle tematiche fondamentali legate alla vita delle nostre chiese (annuncio, diaconia, formazione, spiritualità, comunità, democrazia), ha introdotto nuove prospettive, oltre a quella interculturale – culturale – già presente nelle scorse edizioni, si è aperta a una prospettiva intergenerazionale per leggere ogni tema, anche attraverso il dialogo tra età diverse – e quella “decoloniale” per riflettere criticamente sulle nostre pratiche, sul linguaggio, sui modelli educativi e sulle eredità che ci abitano. Lenti di analisi, queste – ha concluso Passarelli –, che hanno orientato il modo di affrontare il nostro lavoro, arricchendo la comprensione e favorendo una maggiore consapevolezza del contesto in cui operiamo”.
Il primo seminario LINFA tenutosi quest’anno “ha aperto spazi di ascolto reciproco, confronto e discernimento”, ha concluso Passarelli.
Nella foto: Giamaica Roberta Mannara